Il lutto
sabato 19 Settembre, 2026
L’ultimo saluto a Sukhpreet Singh: «Sei ovunque il nostro cuore può sentirti»
di Patrizia Rapposelli
Sala del commiato gremita per il funerale del 20enne indiano morto in un incidente stradale a Segno
«Non sei più dove i nostri occhi possono vederti, ma sei ovunque il nostro cuore possa sentirti». Mamma Kulwant e papà Sukhdev tra le lacrime hanno salutato per l’ultima volta il figlio Sukhpreet Singh, giovane di Predaia morto a soli 20 anni dopo il drammatico incidente di venerdì 11 settembre a Segno. Con loro Navpreet, il fratello minore, e Prabhpreet, la sorella. Il funerale si è svolto ieri pomeriggio nella sala del Commiato del cimitero di Trento, dove la comunità indiana si è stretta alla famiglia Singh per celebrare l’Antam Sanskaar, il solenne rito funebre sikh per accompagnare la salma alla cremazione. Una cerimonia profondamente spirituale. Durata oltre due ore in lingua punjabi. Al centro della sala, la bara in legno chiaro era ricoperta di rose bianche e fiori viola. Mamma Kulwant era seduta nel primo banco stretta dal marito Sukhdev. Più volte, durante il rito, è stata sopraffatta dall’emozione e dal pianto, accasciandosi tra le braccia dei figli. L’hanno sorretta senza mai lasciarla sola. E tutt’intorno a loro si sono raccolti i familiari. Ma c’erano anche gli amici. Tanti giovani vestiti rigorosamente di nero in segno di lutto. Proprio loro tenevano stretta tra le mani una rosa e sono rimasti a lungo accanto al feretro, in silenzio e con i volti rigati dalle lacrime.
Per oltre un’ora la sala è rimasta nel silenzio, rotto soltanto dal pianto straziante di mamma Kulwant. Poi, è arrivato il «santo», custode delle sacre scritture, che davanti al feretro con i piedi nudi ha recitato l’ardas, la preghiera di supplica con cui è stata chiesta la pace eterna per l’anima di Sukhpreet e la forza per la sua famiglia. E come impone la fede sikh, la disperazione pubblica ha lasciato il passo a una serena accettazione del volere divino Hukam, scandita dalla ripetizione comunitaria della parola Waheguru. Tra i familiari c’era anche il «santo» giunto da Bolzano, un amico di famiglia, che si è unito alla preghiera. Al termine della celebrazione è arrivato il momento più difficile, quello dell’addio. Mamma e papà si sono avvicinati al feretro. L’hanno stretto in un ultimo abbraccio. Un bacio, poi la mano della madre è scivolata sulla bara, in una carezza che sembrava voler trattenere ancora per un istante il figlio. Poi, in silenzio, un mesto corteo ha accompagnato Sukhpreet verso la cremazione.
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