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sabato 10 Ottobre, 2026
Luciano «Ciano» Gabrielli e il ritorno in panchina: «Quando dicono che i giovani non hanno voglia di fare niente, mi arrabbio»
di Andrea Scalet
A più di settant’anni, il tecnico riparte dalla Rotaliana dopo una carriera con oltre trenta panchine in Trentino e Alto Adige: «Sono ragazzi bravi e impegnati». Ora la missione è invertire la rotta e risalire la classifica
A più di settant’anni, Luciano Gabrielli non ha ancora perso la voglia di mettersi in gioco. Per tutti è “Ciano”, un nome che nel calcio trentino evoca esperienza e competenza, con una lunga serie di panchine. Più di trenta tra Serie D, Eccellenza, Promozione e una parentesi in Prima Categoria. Adesso una nuova sfida. La Rotaliana, che gli ha affidato la guida tecnica dopo l’avvicendamento con Celia, con l’obiettivo di risalire la classifica e ritrovare il passo atteso dopo un mercato estivo che aveva alzato le ambizioni.
Nel suo percorso ci sono il titolo di Eccellenza conquistato con il Rovereto e quello di Promozione vinto con la Benacense, oltre a una dozzina abbondante di piazzamenti sul podio o nelle immediate vicinanze. Gabrielli ha allenato alcune delle principali realtà del territorio. Levico Terme, Rovereto, Benacense, Comano Terme Fiavè, Fersina, Arco, Mori Santo Stefano, Alense, Aquila Trento, Ravinense, Bassa Anaunia, Gardolo, Dro Cavedine e MolvenoSpor. Nel 2012 è passato anche dal Briamasco, a guidare per alcune settimane il Trento in Serie D. Tre le esperienze in Alto Adige, con il Milland, poi diventato Südtirol, e con il Salorno, entrambe in Eccellenza.
La Rotaliana era l’unica casella ancora da riempire. A chiamarlo è stato Davide Dalfovo, oggi direttore sportivo e un tempo suo bomber. Un ritorno al passato, ma soprattutto una missione immediata, quella di rimettere in carreggiata una squadra condizionata anche da numerosi infortuni. Il primo banco di prova è il Sacco San Giorgio questa sera, neopromosso che ha iniziato bene il campionato, nell’anticipo serale al De Varda.
Luciano Gabrielli, che cosa l’ha convinta a tornare ancora in panchina?
«La passione per il calcio e la proposta di una società che non avevo mai allenato. Per me è una delle società più blasonate del Trentino. Della Rotaliana, poi, ho ricordi bellissimi. Mio padre era originario di Sporminore e, da piccolo, venivamo al vecchio De Varda. Era sempre pieno».
In tanti anni, quanto è cambiato il calcio?
«È cambiato l’approccio e il modo di allenarsi. Alla fine, però, rimane un gioco. Al di là di tutti i tecnicismi, sono i giocatori a fare la differenza».
Come giudica il livello del calcio regionale?
«Non so se sia buono, ma direi decoroso. I paragoni con il passato sono sempre difficili. Una volta c’era forse qualche individualità in più. Oggi vedo equilibrio, in tutte le categorie, e non mi sembra ci siano grandi stelle a livello individuale. Bisogna lavorare bene come collettivo, con tutti che remano nella stessa direzione».
E la Promozione?
«È un campionato equilibrato, in modo particolare quest’anno. Ci sono tre o quattro squadre favorite, ma non c’è un’Anaune come quella dello scorso anno, nettamente superiore alle altre. Questa stagione sarà più avvincente e aperta».
Il rapporto con i giocatori è cambiato rispetto a quando ha iniziato ad allenare?
«Penso che oggi l’approccio sia più facile. Sono tutti bravi ragazzi. Quando sento dire che i giovani non hanno voglia di fare niente, mi arrabbio. Contesto questo modo di pensare. Trovo ragazzi bravi e impegnati, e lo dico da sempre. L’approccio è davvero ottimo, forse sono persino troppo buoni. Noi eravamo più contestatori».
Si comincia subito con una gara impegnativa contro il Sacco San Giorgio, neopromosso che ha iniziato bene. Che partita si aspetta?
«Loro sono una matricola che sta facendo benissimo. Noi dovremo scendere in campo nel modo migliore, con autostima, umiltà e determinazione. Dobbiamo invertire la rotta».
Come ha trovato la sua Rotaliana?
«Purtroppo gli infortuni sono tanti, ma non siamo abituati a piangerci addosso. Chi c’è, c’è. Chi non c’è, avanti lo stesso».
Qual è la squadra più forte che ha allenato nella sua lunga carriera?
«Ne ho allenate tante e con tutte conservo bei ricordi, anche con il Dro, che è stata la mia ultima esperienza. Penso al Levico Terme e alla Benacense, ma anche alle squadre dell’Alto Adige, con cui ho vissuto momenti straordinari. E naturalmente non posso dimenticare il successo in Eccellenza con il Rovereto».
C’è invece una squadra che le lascia qualche rimpianto, perché avrebbe potuto fare qualcosa di diverso o perché è mancato il tempo per completare il lavoro?
«Personalmente ho sempre dato il massimo, e anche qualcosa in più. Non ho rimpianti. Spero soltanto di aver lasciato un bel ricordo».
Tra gli allenatori che oggi lavorano in Promozione ed Eccellenza, quanti sono stati suoi giocatori?
«Non riesco a ricordarli tutti, ma al momento direi Stefano Manica della ViPo. Lui era a Rovereto con me, così come il suo vice Zandonai. Anche Paolo Eccher, dell’Alense, è stato un mio giocatore al Rovereto. Con Alessandro Zenobi ho persino giocato insieme a Levico. E poi Alessandro Agostini del Lavis, che ho portato io al Levico quando era giovanissimo. Sono soltanto alcuni nomi».
Qual è l’obiettivo che si pone oggi Luciano Gabrielli allenatore?
«Ringrazio la società Rotaliana per la fiducia e Davide Dalfovo, che è stato un mio bomber. È una chiamata che mi riempie di orgoglio. Dobbiamo assolutamente risollevarci. Lo possiamo fare. Nient’altro».
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