L'intervista

sabato 17 Ottobre, 2026

Luca De Aliprandini riparte dopo la paura per Michelle Gisin: «Ho ritrovato la gioia di sciare. Ora voglio tornare a dimostrare il mio valore»

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Il gigantista trentino, 36 anni, si prepara alla nuova stagione di Coppa del Mondo dopo il grave incidente della compagna, sposata in estate: «L'anno scorso avrei anche potuto smettere»

Era dicembre dello scorso anno, e a Val d’Isére le sue lacrime davanti alla telecamera della Rai commossero il Circo Bianco: solo pochi giorni prima la sua fidanzata, la sciatrice svizzera Michelle Gisin, aveva subito un grave incidente durante una prova di discesa a St. Moritz, rendendo necessario un intervento chirurgico a Zurigo. Giorni durissimi, i suoi pensieri erano altrove, tutti per la sua Michelle, tanto che la scorsa stagione possiamo dire che per Luca De Aliprandini non sia mai nemmeno iniziata. Possiamo anche togliergliela dal curriculum. Ora, e meno male, il peggio è passato, e come nelle più classiche delle love story da grande schermo, Luca e Michelle quest’estate hanno messo il sigillo sulla loro storia d’amore convolando a nozze: «Abbiamo passato una bella estate, ci siamo sposati e siamo contenti. Michelle sta procedendo nel suo percorso di riabilitazione. È impegnativo, però sta molto bene e ha ripreso tutte le funzionalità», racconta oggi Luca a poco più di una settimana dall‘inizio della nuova stagione, come da tradizione a Sölden, in Austria, sul ghiacciaio del Rettenbach.
Una stagione a dir poco complicata, ma una gara, la più importante l’avete vinta entrambi: vi siete sposati.
«Sì, è stata una stagione molto difficile. E anche molto difficile da analizzare o comunque da prendere in considerazione. Quando succedono incidenti così, che vanno oltre la competizione o il rendimento di un atleta, la gara passa in secondo piano. Nelle difficoltà ho imparato comunque tanto, perché sono riuscito a capire quali sono i miei limiti e il motivo per il quale oggi sono ancora qua, nonostante abbia 36 anni, ad affrontare una nuova stagione di Coppa del Mondo».
Lei ha fatto persino un fioretto: poche settimane prima delle nozze ha raggiunto in bicicletta Engelberg, il paese natale di Michelle in Svizzera, partendo direttamente da Riva del Garda. Mica una passeggiata, come è andata?
«È andata molto bene, ci siamo divertiti e abbiamo sfruttato anche delle belle giornate. Le temperature ci hanno aiutato, e ci siamo divertiti. È stato un bel giro di quasi 500 km in quattro giorni con circa 8000 metri di dislivello».
Ora si riparte, da Sölden, su quella stessa pista dove il 23 ottobre del 2011 lei debuttò a vent’anni in Coppa del Mondo.  Chi era allora e chi è oggi Luca De Aliprandini?
«Mi sembra di tornare indietro di quindici anni. Sono uscito dai trenta, rispetto agli anni scorsi parto da dietro con un pettorale che certo non è favorevole. Dopo quanto successo, per me l’obiettivo era di ritrovare la gioia di fare questo sport: in estate l’ho ritrovata, ed eccomi qua, pronto per una nuova stagione di Coppa del Mondo».
L’ultima?
«Non lo so, non ci ho pensato, quando deciderò lo comunicherò. Adesso la mia priorità è un’altra: ritrovare la felicità per ritornare almeno a dimostrare qual è il mio livello e non certo quello che purtroppo ho dimostrato l’anno scorso».
Trentasei anni, e lei è ancora lì in prima fila: come si coltiva la longevità?
«Tutto va avanti, dai materiali che utilizziamo alla preparazione atletica e l’alimentazione. In tutti gli sport l’asticella dell’età limite si sta sempre più alzando: una volta a 35 anni era impensabile arrivare in piena forma. Oggi, io ne ho 36 e penso di essere al top della forma fisica con i valori migliori di sempre».
È rilassato, bello tranquillo. Percepiamo l’entusiasmo di un ragazzino.
«Come dicevo, il mio obiettivo era di ritrovare la felicità, la voglia di fare questo sport, perché probabilmente l’anno scorso, se non ci fossero state le Olimpiadi, non avrei neanche continuato la stagione e avrei abbandonato. Adesso ho di nuovo voglia di togliermi ancora delle soddisfazioni».
La preparazione com’è andata?
«Bene. Sono tornato al peso di due anni fa, quando ero un po’ più leggero. Sugli sci, nulla di nuovo: purtroppo, i ghiacciai estivi son sempre di meno, e quindi ormai andiamo tutti in Argentina, Cile e anche in Nuova Zelanda».
Nello staff tecnico è arrivato Max Blardone, nel 2012 l’ultimo azzurro a vincere un gigante: bisognerà prima o poi toglierglielo quel record, o no?
«Eh già… (ride, ndr). Io preferisco stare coi piedi per terra e costruire i risultati passo per passo. Fantasticare o sognare non costa mai niente, però secondo me c’è ancora un po’ di strada da fare».
Dopo quattro coppe di specialità consecutive, Odermatt ha perso la sfera di cristallo di gigante. Braathen lo ha battuto anche alle Olimpiadi. Diciamo che non è più imbattibile e la partita è più aperta, no?
«Sì, ma tolto un dominatore ne arriva un altro. Ce ne sono parecchi in gigante. Odermatt non è più imbattibile in gigante perché si sta concentrando di più sulla velocità. In futuro non escluderei che magari lo abbandoni il gigante: fisicamente è progredito, ha messo su un po’ più di massa per facilitarsi nei punti più scorrevoli in discesa, dove forse qualcosa c’è ancora da migliorare».
Quest’anno l’appuntamento clou della stagione sono i Mondiali a Crans Montana a febbraio. Cortina 2021, lei di Mondiali se ne intende… è quel magnifico argento il momento più bello della sua carriera?
«Sì e no. Ovviamente, il Mondiale è più importante, ma il podio di due anni fa ad Adelboden è stato davvero qualcosa di speciale, un’emozione unica: è stata la prima volta che a un traguardo mi son detto “Sì, questo sono io”. Non mi ero mai sentito così soddisfatto di una mia prestazione».

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