L'inizitiva

venerdì 8 Dicembre, 2023

Lo spettacolo del presepe meccanico, simbolo di Faenza, rinasce grazie alla solidarietà della Val di Non

di

Questa mattina una delegazione trentina ha consegnato l’assegno che contribuirà alla ristrutturazione del presepe meccanico, simbolo della città romagnola flagellata dall’alluvione, che attira ogni anno migliaia di visitatori. Dopo la cerimonia, un pranzo all’insegna della fratellanza tra le due comunità.

Dare una mano, scaldare un cuore. Un gesto di per sé straordinariamente potente, come l’effetto che produce. A maggior ragione se coinvolge molte persone. Che assieme formano una comunità. O meglio, due. Quella della Val di Non non ha esitato un istante nel portare i semi della sua solidarietà a quella di Faenza. In quella terra, tra le più flagellate dall’alluvione di maggio in Emilia-Romagna, quei semi hanno iniziato a germogliare. E i frutti, meravigliosi come l’opera che li ha fatti nascere, sono rigogliosi e ben visibili, oggi più che mai.

Per entrambe, questa è stata una festa dell’Immacolata Concezione davvero speciale, resa tale dalla consegna dell’assegno per il restauro del presepe meccanico all’interno del convento di San Francesco, uno dei simboli di Faenza, gravemente colpito in seguito agli eventi calamitosi di 7 mesi fa: un contributo possibile grazie a svariate donazioni della popolazione trentina e alla partecipazione di Melinda, Cassa Rurale Val di Non – Rotaliana e Giovo e Azienda per il turismo Val di Non.

Un dettaglio del famoso presepe di Faenza

La cerimonia di consegna, cui ha preso parte un gruppo di volontari in rappresentanza di tutti i soggetti impegnati in questa iniziativa, è stata il momento emotivamente più significativo di una giornata cominciata con la messa celebrata dal vescovo di Faenza, monsignor Mario Toso, che ha rivolto un caloroso saluto alla delegazione trentina, e proseguita con un pranzo all’insegna della fratellanza, sincera e spontanea, tra le due popolazioni.

Il presepe meccanico è l’emblema di una tradizione particolarmente sentita dalla comunità faentina e profondamente radicata nel territorio. Ogni anno, inoltre, richiama migliaia di visitatori. I volontari sono al lavoro giorno e notte per renderlo nuovamente fruibile prima di Natale. I danni provocati dall’alluvione, infatti, sono stati particolarmente ingenti e, oltre al presepe, hanno interessato i locali che lo ospitano.

Questa donazione è solo l’ultima di una serie di azioni messe in atto dalla comunità della Val di Non a sostegno di quella romagnola: già nelle ore immediatamente successive agli eventi di maggio, gli agricoltori del Consorzio Melinda raggiunsero Faenza per soccorrere i lavoratori dell’azienda agricola Zama, attiva nella produzione di miele artigianale, che ogni anno durante la fioritura dei meleti fornisce agli agricoltori trentini 220 alveari disposti strategicamente nei campi creando così uno stretto legame tra piante e api.

Quell’iniziativa spinse l’intero sistema Melinda a sviluppare un piano di supporto più strutturato. Anche in quel caso, in tempi rapidissimi. Con il prezioso ausilio di una App appositamente creata, più di 150 agricoltori trentini (tutti aderenti al consorzio Melinda) partirono alla volta di Faenza portando con sé macchinari e strumenti utili in una situazione di assoluta emergenza: pompe idrovore, bobcat, escavatori, badili, secchi, gruppi elettrogeni per essere autonomi (per quanto possibile) negli interventi. E anche alcuni contenitori colmi di mele, divenute l’emblema di questa esperienza.

Anche la Cassa Rurale Val di Non – Rotaliana e Giovo ha aderito fin da subito alla solidarietà cooperativa, partecipando ad una raccolta fondi promossa dal Gruppo Cassa Centrale Banca con una donazione di 20.000 euro, a cui sono seguiti altri 5.000 euro specifici per questa importante iniziativa di Faenza.

«Il senso pieno di ciò che abbiamo fatto si ritrova negli occhi e nei volti pieni di sincera commozione di chi ha perso tutto, o quasi. E che ci ha ringraziato per il supporto psicologico, oltreché pratico. Era importante alimentare la catena di solidarietà che ha visto attivamente partecipi agricoltori, ma anche melicoltori e vigili del fuoco. Anche stavolta la risposta di tutta la popolazione della Val di Non e di Cassa Rurale e APT, con le quali operiamo in sinergia su tanti fronti, è stata significativa, ma non avevamo il minimo dubbio al riguardo», rimarca Ernesto Seppi, presidente di Melinda.

«La solidarietà è uno dei valori fondanti del credito cooperativo, perché ci ricorda la nostra storia, le nostre origini ed è un elemento imprescindibile della nostra strategia aziendale», aggiunge Silvio Mucchi, il Presidente della Cassa Rurale Val di Non – Rotaliana e Giovo.

«Ci siamo subito messi a disposizione per organizzare la scorsa estate un concerto di beneficenza per ospiti e residenti. Fare squadra è importante sempre, ma in queste circostanze lo è ancora di più» conclude Lorenzo Paoli, presidente Apt Val di Non.