Al momento non ci sarebbe alcun seguito della maxi inchiesta «Romeo» — come invece qualcuno vociferava — piuttosto una serie di fascicoli paralleli che sono stati aperti dalla Procura di Trento, una volta scorporate alcune posizioni, relative a vicende che, è stato accertato nel proseguio delle indagini, non avevano alcuna correlazione con lo tsunami giudiziario che ha coinvolto amministratori, imprenditori e politici di un po’ tutta la regione. Inchieste a sé, stralciate quindi dal troncone principale. Procedimenti penali indipendenti.
Uno di questi, a quanto trapela, verte sull’avvocato Andrea Merler, ex consigliere comunale di Fratelli d’Italia e già vicepresidente di Patrimonio del Trentino, finito al tempo di «Romeo» sotto la lente degli inquirenti per soldi e «utilità» (regali vari) che avrebbe accettato (anche su sua richiesta) da alcuni imprenditori in cambio di favori che sarebbe stato in grado di assicurare loro proprio per la posizione istituzionale che ricopriva al tempo. Al legale, nel nuovo fascicolo, verrebbero contestati reati contro la pubblica amministrazione, in particolare quattro, cinque fattispecie di reato singole o in concorso con altre persone. Degli episodi contestati fin dalle prime fasi alcune accuse sono già state archiviate, su altre ipotesi la Procura dovrebbe procedere e sulle restanti starebbe valutando se chiedere o meno l’archiviazione.
Lui, assistito dall’avvocato Andrea de Bertolini, aveva già chiesto di farsi sentire e a fine novembre scorso era comparso davanti al sostituto procuratore Alessandro Clemente per chiarire ogni aspetto e difendersi su tutta la linea. Ed è pronto a fare lo stesso anche per le ulteriori contestazioni.
«Regalie in cambio di favori»
Era un anno e un mese fa quando scattarono perquisizioni e arresti nell’ambito dell’inchiesta «Romeo». Allora i finanzieri si erano presentati anche a casa e in studio di Merler, al tempo consigliere comunale di Fratelli d’Italia e già candidato sindaco sconfitto da Ianeselli. Da lì scoprì che la Procura gli contestava una serie di ipotesi di reato di natura corruttiva, accusandolo di aver ricevuto soldi e regali — dal materasso al viaggio con la famiglia fino a due pneumatici per l’auto — da imprenditori che gli chiedevano in cambio favori e agevolazioni.
Secondo quanto gli era stato formalizzato dai pm l’imprenditore Kurt Anrather, attraverso la sua società di marketing, gli avrebbe pagato una serie di spese per oltre 21mila euro, per ottenere l’affidamento del progetto di re-branding 2021/2022 di Patrimonio del Trentino (al tempo Merler ne era il vicepresidente). La lista dei presunti regali elargiti in quei due anni è lunga: un materasso matrimoniale, due pneumatici, la partecipazione a gare di golf all’Argentario e a Dubai, la riparazione dell’auto, il rifacimento del giardino di casa, il viaggio con la famiglia in un resort al Brennero e altri vari pernottamenti.
Merler poi, ne è convinta ancora la Procura, avrebbe chiesto soldi per la sua campagna elettorale da sindaco agli imprenditori Paolo Signoretti (finito anche agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta «Romeo») e Riccardo Ricci in cambio — è sempre l’accusa — di un suo impegno, in quanto vice della Patrimonio, per facilitare gli accordi con il Comune di Riva nella gara relativa alla costruzione del polo congressuale. Il pagamento sarebbe avvenuto attraverso una fattura da 5mila euro per una consulenza legale, che però per gli inquirenti non ci sarebbe mai stata.
Altri soldi, circa 10mila euro, sarebbero arrivati a Merler sempre sui conti del suo studio, ma dal patron di Arcese, Eleuterio, che avrebbe chiesto di sostenerlo nell’acquisto di un terreno a Gardolo, di proprietà proprio della Patrimonio. Tutte accuse che Merler ha avuto già modo di chiarire e contestare.
Le altre posizioni
Ma quante sono le posizioni scorporate dai sostituti procuratori Alessandro Clemente e Federica Iovene e andate a confluire in nuovi fascicoli? Al momento non è dato sapere, non si conosce l’esatta entità. Quello che è certo è che erano 77 gli indagati iniziali del procedimento iscritto nel 2019 e 8 di questi, il 3 dicembre 2024, erano finiti agli arresti domiciliari (per il magnate René Benko la misura non era mai stata eseguita).
A fine novembre la Procura ha chiesto l’archiviazione per la parte più corposa del procedimento a carico di 44 indagati, quella con le accuse più gravi, in primis l’associazione a delinquere aggravata dal metodo mafioso (richiesta che però il giudice non ha accolto, fissando udienza a febbraio, dal momento che per parte dei 44 sono rimaste in piedi altre ipotesi minori).
E non è tutto: in questi giorni i pm hanno fatto recapitare l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a 28 indagati, un atto che ridimensiona, oltre al numero, anche l’impianto accusatorio, secondo le difese. Come nel caso del commercialista altoatesino Heinz Peter Hager, dell’imprenditore arcense Paolo Signoretti e dell’allora sindaca di Riva Cristina Santi (tra quelli arrestati): l’ipotesi di corruzione ora è la più lieve.
Sono poi almeno cinque le posizioni marginali che i pm hanno già stralciato, chiedendo e ottenendone l’archiviazione. Altre, a loro volta separate dal procedimento principale, sono ancora in fase di valutazione.