Trento

lunedì 12 Gennaio, 2026

L’eredità di Renzo Francescotti a un anno dalla scomparsa: «Il suo dialetto, la voce più vera»

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Una passeggiata per ricordare il poeta e scrittore. I ricordi di chi l'ha conosciuto

Curioso esploratore della città, raccoglitore di memorie e storie, artista e persona di altissima cultura. Attraverso queste peculiarità della sua anima, della carriera e delle sua attività è stato ricordato, nella mattinata di ieri, in occasione del primo anniversario della sua scomparsa, il poeta e scrittore trentino Renzo Francescotti. La Circoscrizione S. Giuseppe S. Chiara – in collaborazione con il servizio Welfare e coesione sociale del Comune, la Fondazione Museo Storico del Trentino, Pro Cultura e il Gruppo Dolomiti Energia – ha scelto di ripercorrere la vita e le opere di Francescotti con una passeggiata nel quartiere della Busa, seguita da una sosta al Giardino Ex Caserme Duca d’Aosta e da un momento di ricordo attraverso testimonianze personali, per portarne alla luce l’eredità ancora oggi viva e presente.

Il primo racconto è stato quello di Alessandro Andreatta, già sindaco della città dal 2009 al 2020, che a Francescotti conferì nel 2017 l’Aquila ardente di San Venceslao, massima onorificenza del Comune di Trento: «Renzo sarebbe contento di questo omaggio, perché è un mix di momenti ed esperienze adatto a lui, a partire dall’itinerario fisico dentro alla nostra città, per camminarvi e conoscerla, scoprirla e riscoprirla. A quale scopo? Amarla, come non c’è dubbio che Renzo la amasse».

I concetti chiave evidenziati da Andreatta in merito all’attività nonché all’eredità odierna di Francescotti si riscontrano nel valore della riflessione, nell’importanza dell’esperienza comunitaria e collettiva e nella centralità della cultura. «Cultura intesa non come statica ma come dinamica, quindi come qualcosa che si costruisce, che si trasforma e trasforma, un cambiamento non fine a sé stesso ma atto a migliorare— sottolinea l’ex sindaco, prima di mettere in luce i diversi linguaggi artistici utilizzati da Francescotti nella sua lunga carriera— La cultura di Renzo è da considerarsi anche nel suo essere trasversale, grazie al dialogo tra vari linguaggi artistici – poesia, pittura, scrittura, musica, teatro –, messo da lui in atto, in una visione ampia e aperta».

Tale dinamicità, sempre come ricorda Andreatta, è data dall’utilizzo dell’importante strumento della lingua dialettale, attraverso il quale «Renzo ha potuto raggiungere tutti, anche coloro che hanno più facilità di comprensione proprio tramite il dialetto, rispetto all’italiano».

L’ultima caratteristica della cultura vissuta da Francescotti messa in evidenza è quella di «servizio alla cittadinanza», poiché Renzo era uno che non si risparmiava, come studioso e come cultore della grande Storia e delle microstorie, con una particolare attenzione per gli ultimi, i deboli e gli emarginati.

Anche Chiara Turrini, attrice ed ex insegnante, ha portato un proprio ricordo personale di Renzo Francescotti, conosciuto nell’ambito dell’attività del Gruppo Neruda: «Renzo è stato il mio mentore e gli sono molto grata, provo una grande nostalgia poiché gli ho voluto molto bene».

A chiudere l’incontro, un ricordo emozionato di Fernanda Beozzo, collaboratrice di Francescotti nei corsi di poesia a Villa Sant’Ignazio: «Renzo considerava la poesia tanto inutile quanto indispensabile e ricordava sempre fosse necessario abbracciarla e annusarla all’infinito per farla diventare parte di noi».