Scienza
lunedì 4 Agosto, 2025
Ledro, svelati i dati genetici della popolazione delle palafitte: «Parenti di Ötzi»
di Davide Orsato
Il Muse: «Riporteremo i resti del "Bambino", mai esposti al museo del lago. L'insediamento? Più antico di quanto pensavamo».
Gli antichi abitanti delle palafitte della val di Ledro erano «parenti stretti» di Ötzi, l’uomo del Similaun. Entrambi, infatti, hanno un altissima incidenza di «Dna anatolico», che indica la provenienza dall’odierna Turchia. Non è strano: gli agricoltori originari di quella zona sono considerati essere tra i primi abitanti stanziali delle Alpi. Ed è proprio questo il legame — seppur parziale — tra la comunità degli insediamenti preistorici sulle rive del lago — e gli abitanti odierni, che presentano anche loro una quota di «corredo genetico» riconducibile proprio all’Anatolia, come del resto anche molti altri abitanti dell’Europa centro meridionale. Sono i primi risultati che emergono dallo studio condotto dal Muse e dall’Università di Pavia che ha analizzato il Dna di cento abitanti. I primi risultati sono stati esposti domenica, a un evento che si è svolto al Museo delle Palafitte e partecipatissimo, con tantissime persone dai centri della valle. «Precedentemente — spiega Alessandro Fedrigotti, ricercatore del Muse — è stata svolto uno studio analogo anche sui residenti della val Rendena. C’è un chiaro contatto tra le due valli, ma a Ledro c’è un aplogruppo (una determinata sequenza del Dna, ndr) peculiare solo della zona. Negli abitanti odierni, oltre a una traccia anatolica, è stata individuata anche un’eredità genetica dei popoli delle steppe, che corrisponde all’avvento degli indoeuropei».
L’indagine condotta fa parte di un progetto che punta a valorizzare il patrimonio archeologico di Ledro. Analizzato anche il Dna del «Bambino», il corpo — giovanissimo — rinvenuto nella creta del lago negli anni ‘30. Le indagini al carbonio 14 lo hanno dato a 4000 anni fa. «La speranza — fanno sapere dal Muse — è riportarlo al museo di Ledro. Finora non è mai stato esposto al pubblico, è conservato all’istituto di antropologia di Padova». Un’altra novità arriva dall’analisi di altri reperti, che retrodatano la presenza umana sulle palafitte almeno al 2.800 avanti Cristo: abbastanza per affermare che, sulle sponde del piccolo lago, si è affacciata una civiltà capace di durare molti secoli.
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