L'evento
domenica 27 Settembre, 2026
Le radici, il dialetto, l’identità: il cantautore Van de Sfroos si racconta al Trentodoc Festival. «Suono in una mistura tra una band folk e un’orchestra»
di Redazione
Il musicista lombardo ricorda la grande tradizione del cantautorato in dialetto, da «Creuza de mä» ai Pitura Freska, passando per i Sud Sound System
Le radici, il dialetto, l’identità: gli ingredienti dell’incontro con il cantautore e chitarrista lombardo. Davanti al pubblico del Festival Trentodoc, Van de Sfroos conferma, ancora una volta, la straordinaria capacità di trasformare le storie del territorio in poesia.
Un viaggio appassionato e suggestivo tra parola, musica e memoria, nel quale il racconto delle radici popolari si è intrecciato con le emozioni del Trentrodoc Festival. Nella prestigiosa cornice del Mart di Rovereto, con l’imponente tela «Amare chimere» di Mario Schifano a fare da cornice, il dialogo ha toccato le corde più intime della narrazione d’autore. L’incontro ha chiuso il sabato sera del Festival nella sua tappa roveretana.
Davide Van de Sfroos è nuovamente in tour nei teatri italiani, dove suona con una formazione musicale che definisce una «mistura tra una band folk e un’orchestra». Un «equipaggio» che comprende elementi di un’orchestra da camera: violoncello, violini, viole. «Noi che suoniamo siamo il mare, il pubblico è l’onda».
Tour come viaggi, durante i quali, racconta il cantautore, si incontrano persone, si sosta in posti che non sono casa, si assaggiano piatti e si ascoltano dialetti, storie. Sono queste le componenti dell’intera opera di Davide Enrico Bernasconi, il cui nome d’arte restituisce foneticamente l’espressione lombarda «vanno di frodo», «vanno di contrabbando». E parlando di Odissea e di radici, di vivi e di morti, di personaggi leggendari e di realtà, leggendo poesie e cantando, Bernasconi affronta il tema del peregrinare, del viaggio di scoperta. Senza dimenticare che «l’importanza di andare» ha a che fare con il «sapere dove è casa».
Negli aneddoti di Van de Sfroos c’è l’Italia dei paesi, delle comunità, delle lingue delle madri e delle famiglie; c’è l’Italia fuori dalle metropoli. L’autore ricorda la grande tradizione del cantautorato in dialetto, da «Creuza de mä» ai Pitura Freska, passando per i Sud Sound System.
l'intervista
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