Salute
giovedì 4 Giugno, 2026
L’AI alleata contro le malattie cardiovascolari: oltre diecimila donne in un nuovo progetto di prevenzione
di Ilaria Bionda
L'obiettivo è quello di realizzare un'app per valutare il rischio verso la menopausa
Migliorare la prevenzione delle malattie cardiovascolari per le donne, specificatamente nella fascia età tra i 40 e i 60 anni, durante il periodo della menopausa o della peri-menopausa: questo l’obiettivo di Caramel, il progetto Horizon Europe che unisce ricerca clinica, intelligenza artificiale e strumenti digitali e che coinvolge, tra i 25 partner provenienti da 11 Paesi, anche la Pmi trentina Socialit srl, specializzata nello sviluppo di soluzioni ad alto contenuto tecnologico. Proprio Socialit ospiterà, oggi e domani, il quarto meeting europeo del progetto, trasformando Trento – grazie alla presenza di ricercatori, clinici e partner tecnologici provenienti da tutta Europa e non solo – in un luogo di confronto internazionale sulla salute femminile, l’innovazione digitale e la prevenzione.
Iniziato a novembre 2024 e con una durata prevista di cinque anni, Caramel è coordinato da Vicomtech, un centro di ricerca spagnolo che lavora con tecnologie digitali, intelligenza artificiale e salute e grazie ai casi studio – sei siti clinici in Croazia, Grecia, Lituania, Spagna e Colombia – mira a costruire dei modelli di intelligenza artificiale che possano migliorare le linee guida europee, influenzando i percorsi clinici e le politiche sanitarie, in ottica di prevenzione e accrescendo, allo stesso tempo, la consapevolezza delle donne nell’ambito. «I rischi cardiovascolari legati alla menopausa sono decisamente poco conosciuti dalle donne – spiega a proposito Giulia Onorati, responsabile di marketing e comunicazione di Socialit srl – anche perché gli stessi strumenti medici non tengono adeguatamente conto delle differenze biologiche, ormonali e comportamentali tra generi e, quindi, nemmeno di come la menopausa incida sulla salute cardiovascolare delle donne. Questo perché tutti gli studi realizzati fino a un decennio fa erano incentrati sugli uomini». Ciò si traduce anche nella percezione del rischio stesso: «Si tratta di un problema poco considerato, tanto che se pensiamo ai motivi che possono portare al decesso femminile, la salute cardiovascolare non viene in mente tra i primi, ma all’incirca il 30% delle donne muore per cause legate alla salute cardiovascolare prima dei 65 anni» approfondisce sempre Onorati.
Caramel comprende in tutto quattro fasi di ricerca: la prima è di raccolta dati, con il coinvolgimento di circa 7.500 donne attraverso questionari, focus group e interviste sulla conoscenza del problema, la percezione, le esperienze e i bisogni legati alla salute cardiovascolare e alla prevenzione, con l’obiettivo di co-progettare gli strumenti del progetto; la seconda è di analisi delle cartelle cliniche, tra immagini diagnostiche e dati sanitari utilizzati per addestrare il modello di Intelligenza Artificiale che servirà ad identificare i fattori di rischio per lavorare con la prevenzione; la terza raccoglierà invece nuovi dati clinici da circa 3.000 donne grazie, oltre ai questionari, dei dispositivi indossabili atti a registrare dati biometrici con il fine di validare il modello sviluppato; la quarta e ultima fase testerà, infine, come la strategia digitale possa aiutare ad autogestire il proprio stato di salute e a lavorare sulla prevenzione. Tra le diverse azioni previste dal progetto, Socialit srl si occupa della parte dedicata alla disseminazione e alla comunicazione, tra cui è previsto lo sviluppo di un portale web – accessibile alle pazienti come ai medici – che supporterà l’azione sanitaria insieme a tre applicazioni che serviranno ad autovalutazione, monitoraggio e gestione. L’appuntamento di questi giorni è motivo di orgoglio per la Pmi trentina, come spiega il Ceo – e vicepresidente Fbk – Maurizio Gianordoli: «Ospitare nella nostra città un meeting di tale levatura ci permette un confronto costruttivo tra ricerca, tecnologia, imprese e sanità, pubblica e privata. È inoltre una grande occasione per far capire che, anche nel nostro territorio, non solo grandi enti di ricerca e università, ma anche una Pmi, grazie a competenze, meriti, relazioni e anni di esperienza, può contribuire a progettualità a livello europeo in grado di creare un miglioramento tangibile della qualità della vita, soprattutto in termini di prevenzione».
Un progetto come questo, inoltre, unendo intelligenza artificiale e salute, potrebbe contribuire a convincere anche i più scettici dell’utilità della tecnologia. A proposito, Onorati: «L’AI è associata oggi soprattutto a Chat Gpt, ma in realtà c’è molto di più, e da tantissimi anni, prima semplicemente si chiamava “machine learning”. Qui si tratta di intervenire nella prevenzione attraverso i modelli AI; quindi, sicuramente aiuterà a farne comprendere l’importantissima utilità». Aggiunge Gianordoli: «Nel settore sanitario, almeno in prima istanza, l’AI deve fungere da strumento di complementarità alla diagnosi del medico. Nei percorsi sanitari, il medico è infatti ancora colui che prende le decisioni su un intervento, ma grazie agli strumenti di intelligenza artificiale lo può fare in tempi estremamente ridotti. È come se avesse una sorta di consigliere che offre indicazioni grazie a un dataset enorme. Non credo sostituirà un professionista nei prossimi anni, è ancora presto. Ma già così fa la differenza».
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