Politica

lunedì 14 Settembre, 2026

La mozione «antibabygang» del consigliere provinciale Claudio Cia: «Via gli aiuti pubblici ai genitori che non collaborano»

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L'esponente di Forza Italia: «Quando viene offerto un percorso educativo devono fare la propria parte»

«Ai diritti devono corrispondere anche responsabilità». È questo il principio alla base della proposta di mozione presentata dal consigliere provinciale Claudio Cia (Forza Italia) sul tema delle baby gang e della responsabilità educativa delle famiglie.

Secondo Cia, dietro i comportamenti dei minori coinvolti in episodi di violenza o devianza possono esserci non solo responsabilità individuali, ma anche «responsabilità educative che non possiamo continuare a ignorare».

Il consigliere punta il dito sulla necessità di una maggiore collaborazione tra famiglia, scuola, Forze dell’Ordine e servizi sociali. «Lo Stato e le istituzioni provinciali chiedono giustamente molto alla scuola, alle Forze dell’Ordine e ai servizi sociali. Ma anche la famiglia deve fare la propria parte», sostiene.

La proposta di mozione chiede alla Giunta provinciale di verificare e, qualora ne ricorrano i presupposti, attivare strumenti in grado di rendere concreta la responsabilità educativa delle famiglie.

Il passaggio più delicato riguarda le conseguenze per i genitori che, nonostante gli interventi già messi in campo dalle istituzioni, rifiutino di collaborare nei percorsi educativi e di recupero destinati ai figli.

«Nei casi in cui la famiglia, nonostante l’intervento della scuola, dei servizi e delle istituzioni, rifiuti di collaborare nei percorsi educativi e di recupero proposti – spiega Cia – credo sia legittimo valutare che alcune agevolazioni pubbliche di natura non essenziale non possano continuare a essere riconosciute come se nulla fosse».

Una proposta che, nelle intenzioni del consigliere, non dovrebbe tradursi in una penalizzazione delle famiglie in condizioni di difficoltà economica. Cia precisa infatti che le prestazioni essenziali e gli interventi direttamente rivolti alla tutela del minore dovrebbero restare esclusi da qualsiasi ipotesi di sospensione.

«Non si tratta di colpire le famiglie povere né di punire i genitori al posto dei figli», sottolinea. «Alle famiglie in difficoltà va offerto tutto il sostegno necessario. Ma quando viene offerto un percorso educativo e i genitori rifiutano di fare la propria parte, anche questo comportamento deve poter avere delle conseguenze».

Per Cia, dunque, il contrasto alle baby gang non può essere affidato esclusivamente alla repressione. «Le baby gang non si combattono soltanto aumentando le sanzioni quando il danno è già stato fatto. Si combattono anche ricostruendo quell’alleanza educativa tra famiglia, scuola e istituzioni che troppo spesso viene meno».

 

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