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venerdì 11 Settembre, 2026

Addio a Emma Bonino, la leader radicale aveva 78 anni. Il peggioramento negli ultimi giorni

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Da oltre dieci anni lottava contro una grave forma di tumore al polmone. Una vita di battaglie politiche

È morta all’età di 78 anni Emma Bonino. A darne notizia è +Europa: «Emma ci ha lasciati ma non ci lascerà mai», si legge in una nota del partito. La leader radicale era ricoverata a Roma dopo essere stata soccorsa nella sua abitazione, nel centro della Capitale, nel pomeriggio del 7 settembre e trasportata in ambulanza, in codice rosso, all’ospedale Santo Spirito.

Per Bonino non si trattava del primo ricovero nella struttura romana. All’inizio del 2025 era stata ricoverata dopo un malore e, a causa di un’insufficienza respiratoria, era stata trasferita in terapia intensiva. Stabilizzata, era stata poi trasferita al San Filippo Neri. Il ricovero era durato circa una settimana, prima del ritorno a casa.

Nella storia clinica di Bonino c’era anche un tumore polmonare diagnosticato nel 2015 e dichiarato superato nel 2023. Nell’ottobre 2024 era stata nuovamente ricoverata a Roma per problemi respiratori, anche in quel caso con il ricorso a cure intensive.

Il tumore al polmone e la battaglia contro la malattia

Era stata la stessa Bonino, nel gennaio del 2015, ad annunciare pubblicamente di avere un tumore al polmone, durante una diretta di Radio Radicale.

«Recentemente mi sono sottoposta a dei controlli medici che hanno evidenziato la presenza di un tumore al polmone sinistro», aveva raccontato, spiegando di aver già iniziato un lungo trattamento chemioterapico.

«Non sono intenzionata a interrompere le mie attività perché da una passione, come quella politica, non ci si dimette», aveva aggiunto, precisando però che il lavoro avrebbe dovuto essere organizzato in base alle esigenze mediche.

Si trattava di un tumore polmonare a piccole cellule, noto anche come microcitoma o small cell lung cancer (SCLC), una forma che rappresenta circa il 15% dei tumori del polmone. Dopo anni di cure, nel 2023 Bonino aveva annunciato di aver superato la malattia.

Dalla denuncia per procurato aborto alla legge 194

Emma Bonino era nata a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948. Secondogenita di una famiglia trasferitasi dalle campagne in paese per dedicarsi al commercio del legname, aveva frequentato il liceo classico e si era laureata nel 1972 all’Università Bocconi di Milano in Lingue e letterature moderne, con una tesi sull’autobiografia di Malcolm X.

Quella curiosità per il mondo e quella attenzione per i diritti degli ultimi avrebbero segnato tutta la sua vita.

Nel 1975 si era iscritta al Partito Radicale ed era diventata una delle protagoniste delle battaglie per i diritti civili. Tra le campagne più importanti, quella per la liberalizzazione dell’aborto: Bonino aveva fondato il Cisa, il Centro di informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto, e si era autodenunciata per procurato aborto in un atto di disobbedienza civile destinato ad alimentare il dibattito che avrebbe portato alla legge 194.

Nel 1976, a soli 28 anni, era stata eletta per la prima volta alla Camera. Da allora avrebbe attraversato quasi mezzo secolo di vita istituzionale: deputata, parlamentare europea, senatrice, vicepresidente del Senato e ministra.

Dalla Commissione europea alla Farnesina

Tra il 1995 e il 1999 Bonino era stata commissaria europea, con deleghe alla pesca, alla tutela dei consumatori e soprattutto all’Ufficio europeo per gli aiuti umanitari ECHO.

In quegli anni aveva visitato alcune delle aree più tormentate del mondo, dalla Bosnia all’Afghanistan, impegnandosi per i diritti umani e per la giustizia internazionale. Aveva sostenuto le campagne per i tribunali sui crimini commessi nell’ex Jugoslavia e in Ruanda e per la nascita della Corte penale internazionale.

Nel 2006, con il secondo governo Prodi, era entrata per la prima volta in un esecutivo italiano come ministra del Commercio internazionale e delle Politiche europee. Nel 2013, con il governo guidato da Enrico Letta, era diventata ministra degli Affari esteri.

La sua attività politica, però, non si era mai limitata alle istituzioni italiane.

Bonino era stata tra le principali promotrici della moratoria Onu sulla pena di morte e aveva fondato Non c’è pace senza giustizia, organizzazione impegnata nella difesa dei diritti umani e nella lotta contro le mutilazioni genitali femminili. Per decenni aveva portato avanti campagne contro la fame nel mondo e per i diritti civili, anche nei contesti internazionali più difficili.

L’Europa come bussola politica

L’Europa era rimasta una delle costanti della sua azione politica. Nel 2017 aveva contribuito alla nascita di +Europa, con cui era tornata in Senato nel 2018. Nel luglio 2024 era stata eletta presidente del partito.

Figura politica riconoscibile e spesso scomoda, profondamente laica ma capace di dialogare anche con chi era lontano dalle sue posizioni, Bonino aveva costruito negli anni rapporti di stima trasversali. Tra questi anche quello con papa Francesco, che nel 2024 era andato a trovarla dopo un ricovero.

Riservata sulla propria vita privata, non si era sposata e non aveva avuto figli. Negli anni Settanta aveva avuto in affidamento due bambine, Aurora e Rugiada. Per molti anni aveva vissuto a Roma, nel quartiere di Trastevere.

Nel 2015 aveva ricevuto il titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Una vita come battaglia civile

La storia di Emma Bonino è stata quella di una donna che ha fatto della politica una forma di militanza civile. Dall’aborto alla pena di morte, dalla fame ai diritti delle donne, dalle crisi internazionali alla costruzione europea, le sue battaglie hanno attraversato decenni di storia italiana e internazionale.

Una presenza spesso minoritaria nelle urne, ma capace di incidere profondamente nel dibattito pubblico. Una figura che ha attraversato la Prima e la Seconda Repubblica, governi, maggioranze e opposizioni senza rinunciare alla propria identità politica.

A 78 anni, con la morte di Emma Bonino, scompare una delle figure più riconoscibili e longeve della storia politica italiana contemporanea.

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