Alto Garda
giovedì 24 Settembre, 2026
La bandiera palestinese al rifugio Marchetti colpisce ancora: salta la festa dei 120 anni con la Sat
di Veronica Antoniazzi
Si terrà il 18 ottobre, ma la società teme strumentalizzazioni. Grossa delusione tra i soci arcensi
Se nel 2016 i centodieci anni del rifugio Prospero Marchetti non si poterono festeggiare adeguatamente per via dei lavori in corso, neanche le centoventi candeline aggiuntesi nel frattempo saranno spente in quota, sul Monte che guarda dall’alto l’intera Busa. A comunicarlo con rammarico è Gilberto Galvagni, socio della Sat di Arco da ben cinquantasette anni. Come molti altri, Galvagni si era già immaginato la scena: il 18 ottobre tutti coloro che sono cresciuti a polenta, lucanica e lunghe passeggiate in montagna avrebbero percorso insieme i sentieri per raggiungere l’amato rifugio. Lì avrebbero trovato un bel piatto fumante pensato appositamente per l’occasione, da gustare tutti insieme, ascoltando subito dopo il repertorio del coro Castèl e le parole del parroco di Arco, pronto a benedire nuovamente l’edificio, proprio come avvenne nel 2006 per il centesimo anniversario. Un evento ormai lontano, ricordato ancora con grande piacere, ma anche con una punta di nostalgia. «L’idea aveva creato entusiasmo e c’era già chi si preparava per l’evento», racconta Galvagni. Per lui, infatti, la ricorrenza non avrebbe avuto soltanto un valore conviviale, ma quasi sacrale.
Festeggiare i 120 anni avrebbe significato ricordare Carlo Marchetti, che progettò il rifugio nel 1905, Prospero Marchetti, socio fondatore della Sat nel 1882, e Italo Marchetti, fondatore nel 1932 della sezione arcense. Ma anche tutti i direttivi e i soci che nel corso dei decenni hanno creduto nell’«azione sociale» di quelle mura, fino agli «Orsi de ’l Stif» e a quanti contribuirono alla ristrutturazione del 1989. Perché, per Galvagni, il Marchetti non è mai stato soltanto un edificio in quota. È un luogo nel quale sono nati rapporti umani e amicizie «che non han conosciuto né conoscono confini» e al quale alcuni soci sono rimasti legati persino dopo la morte, scegliendo di far spargere le proprie ceneri lassù. Nondimeno, come confermato sia dal rifugista Alberto Bighellini sia dal presidente della Sat arcense Tiziano Morandi, il tanto agognato evento non si terrà, almeno non nella forma prevista.
Il motivo? Ancora una volta lo spettro Propal. Il messaggio ricevuto da chi ha voluto verificare la voce del possibile annullamento è stato infatti, riporta Galvagni: «Il tutto è sospeso per evitare che la ricorrenza venga strumentalizzata dall’eventuale presenza in loco di persone con la bandiera palestinese». Poche righe che hanno suscitato l’indignazione del socio e, a detta sua, di tanti altri. «Quello che fa male – afferma – è che anche il Direttivo sezionale si faccia portatore di fiammiferi anziché d’acqua per spegnere il fuoco della polemica». Come i lettori avranno già intuito, il riferimento è alla polemica scoppiata nei mesi scorsi per l’affissione, da parte del rifugista, del vessillo palestinese fuori dal rifugio. Una presa di posizione che aveva indispettito la Sat perché poteva sembrare una posizione collettiva, condivisa dall’intera società alpinistica. Ora l’auspicio di Galvagni è che le due parti ancora in guerra «ritrovino un dialogo per riportare la serenità e la pace». Realisticamente, invece, non ci sarà alcun dietrofront: Morandi ha infatti promesso una festa in città, rimandano quella in quota per il centoventicinquesimo anniversario.
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