Medio Oriente
venerdì 6 Marzo, 2026
Iran, Trump non vuole trattare: «Nessun accordo che non sia resa incondizionata: lo trasformeremo in un Paese migliore»
di Redazione
Il tycoon respinge l'idea di un'operazione via terra: «Sarebbe una perdita di tempo». Teheran lancia missili contro Israele, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita e Bahrein
Donald Trump esclude qualsiasi negoziato con l’Iran a meno che non ci sia una «resa incondizionata». Nel giorno sette della guerra – iniziata sabato scorso con gli attacchi di Usa e Israele all’Iran e ora estesa a diversi Paesi, dal Libano agli Stati del Golfo – gli aerei israeliani hanno martellato di bombardamenti tanto Beirut quanto Teheran, mentre l’Iran lanciava ulteriori attacchi di ritorsione su Tel Aviv, nonché missili e droni contro Israele, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita e Bahrein, tutti Paesi che ospitano forze Usa. Un drone ha inoltre colpito l’aeroporto di Bassora, in Iraq. E i media libanesi riportano che è stata colpita una postazione dell’Unifil e peacekeeper ghanesi sono rimasti feriti.
Il bilancio delle vittime è altissimo. In Libano i raid lanciati da Israele sono i più pesanti da quando il cessate il fuoco del 2024 ha posto fine all’ultima guerra fra Tel Aviv e Hezbollah. E decine di migliaia di persone sono fuggite dalla periferia di Beirut e dal sud del Libano dopo gli avvertimenti di evacuazione diffusi da Tel Aviv. In Iran, secondo quanto riferito dal governo prima dei bombardamenti martellanti di ieri, i morti sarebbero almeno 1.230. Una invece decina i morti in Israele, mentre sono almeno 15 i civili morti nei Paesi del Golfo e 6 i soldati Usa morti finora. L’Idf ha fatto sapere di avere distrutto il bunker sotterraneo dell’ex Guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, con circa 100 bombe sganciate da una cinquantina di jet.
L’auspicio di Trump è che dopo una resa incondizionata ci sia «la selezione di uno o più leader grandi e accettabili» e poi gli Usa, «insieme ai nostri meravigliosi e coraggiosi alleati e partner, lavoreremo instancabilmente per riportare l’Iran indietro dall’orlo della distruzione, rendendolo economicamente più grande, migliore e più forte che mai». Alla Cnn il tycoon ha detto che ritiene che «funzionerà come in Venezuela» e, alla domanda se fosse d’accordo con l’idea di avere un altro leader religioso, ha mostrato apertura: «Forse sì, sì», ha detto. Lui – che giovedì aveva parlato in modo sprezzante del figlio di Khamenei, Mojtaba Khamenei – qualche ora prima a Nbc News aveva dichiarato di volere un «buon leader» e che «abbiamo alcune persone che penso farebbero un buon lavoro». Da parte di Teheran nessun commento in merito, ma il presidente Masoud Pezeshkian ha scritto sui social media che «alcuni Paesi» hanno avviato sforzi di mediazione nel conflitto, ma non ha fornito ulteriori dettagli.
Intanto, le ricadute economiche sono pesanti. Il ministro dell’Energia del Qatar, Saad al-Kaabi, in un’intervista al Financial Times ha avvertito che la guerra potrebbe «far crollare le economie mondiali», prevedendo un blocco generalizzato delle esportazioni energetiche del Golfo che potrebbe portare il prezzo del petrolio a 150 dollari al barile. Non solo, anche se la guerra finisse immediatamente – ha aggiunto – potrebbero volerci «settimane o mesi» per riprendere le normali esportazioni dopo l’attacco con droni iraniani al più grande impianto di gas naturale liquefatto del Qatar all’inizio della guerra. Il Brent alle ore 18 italiane di ieri è balzato oltre 92 dollari/barile (fino a +8,2%), mentre il Wti è salito di oltre l’11% superando i 90 dollari, segnando il maggior rialzo settimanale dal 2020.
In tutto questo fanno capolino altri due attori, Russia e Cina. Secondo il Washington Post, Mosca starebbe fornendo informazioni di intelligence all’Iran per colpire le forze Usa. E la Cina, secondo informazioni di intelligence Usa citate dalla Cnn potrebbe prepararsi a fornire all’Iran assistenza finanziaria, pezzi di ricambio e componenti missilistici.
Resta l’incognita dell’eventuale invio di truppe di terra Usa. Nelle scorse ore Trump ha dichiarato a Nbc News che «sarebbe una perdita di tempo», ritenendola un’opzione superflua perché a suo dire gli iraniani «hanno perso tutto. Hanno perso la loro marina. Hanno perso tutto ciò che possono perdere».
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