Scuola
mercoledì 7 Ottobre, 2026
Insegnanti al centro e utilizzo «moderato»: presentato in consiglio provinciale il piano Trentino sull’IA a scuola
di Redazione
Il documento elaborato da FBK e Università di Trento. Ecco i punti fondamentali
Il dibattito sull’intelligenza artificiale a scuola arriva al consiglio della Provincia di Trento. Ne discute la quinta commissioni presieduta da Christian Girardi, ha avviato questa mattina, alla presenza dell’assessore Francesca Gerosa, il confronto sullo schema di deliberazione della Giunta provinciale che aggiorna il Piano provinciale per la scuola digitale, fermo al 2017.
A rendere necessario il nuovo piano sono, da un lato, le novità normative europee sull’intelligenza artificiale e, dall’altro, «le profonde trasformazioni intervenute nel rapporto tra scuola, tecnologie, società e conoscenza».
Il provvedimento è stato illustrato dall’assessore Gerosa e dal sovrintendente scolastico Giuseppe Rizza, che ha sottolineato come intelligenza artificiale e scuola digitale siano ormai una realtà con cui il sistema scolastico deve confrontarsi.
«Sono già una realtà cui fare fronte e da governare», ha spiegato Rizza. L’obiettivo, ha aggiunto, è garantire «un utilizzo etico e responsabile» dei nuovi strumenti. Non quindi un invito indiscriminato a utilizzare l’intelligenza artificiale nella didattica, ma attenzione alla «curvatura pedagogica» e alla dimensione etica.
I quattro punti
Il piano si sviluppa attorno a quattro aspetti principali.
Il primo riguarda il governo della tecnologia: «Il suo impiego comporta oggettivi rischi e quindi bisogna predisporre a monte mezzi di protezione per i ragazzi», ha spiegato Rizza.
Il secondo è la centralità dell’insegnamento e del ruolo del docente. Il terzo riguarda la centralità del benessere digitale degli studenti e della qualità dell’insegnamento, con l’obiettivo di ridurre i divari nell’accesso agli strumenti tecnologici.
Infine c’è il principio di gradualità: il piano sarà attuato per step nell’arco di più anni e partendo da un’analisi dei bisogni.
Gerosa ha spiegato che il documento è stato elaborato con il supporto di un gruppo di lavoro dedicato, al quale hanno collaborato anche FBK e Università di Trento.
«L’utilizzo dell’intelligenza artificiale, che deve essere governata, non vuole sostituirsi ai docenti, quanto costituire uno strumento operativo di supporto nella didattica», ha detto l’assessore.
E ancora: «Le tecnologie ci sono e non vogliamo che sovrastino il docente e lo studente, che devono essere sostenuti nella consapevolezza del loro utilizzo».
Gerosa ha poi chiarito che l’adozione del piano in questa fase serve anche a dare alle scuole il tempo necessario per conoscerlo e prepararsi in vista del prossimo anno scolastico. «Da domani non succede nulla», ha precisato: si avvia invece «un processo con un accompagnamento costante di tutte le componenti scolastiche».
Le reazioni
Nel dibattito Mirko Bisesti ha espresso una valutazione favorevole all’impostazione del documento. «Nessuno vuole fare il fordista», ha osservato, aggiungendo che il piano «si muove nella direzione giusta» ed è «molto centrato e corretto, perché considera le persone anzitutto».
Secondo Bisesti sarà però fondamentale la formazione degli insegnanti, affinché siano in grado di governare i nuovi strumenti. Ha inoltre suggerito di valutare la creazione di «una struttura centrale, a livello di dipartimento Pat», per evitare che le singole scuole debbano affrontare autonomamente l’applicazione del piano.
Andrea de Bertolini ha invece sottolineato quanto sia cambiato il quadro dal 2017 a oggi. «I ragazzi sono poi sideralmente più avanti degli adulti in campo digitale», ha osservato, evidenziando la difficoltà di costruire una cornice capace di governare cambiamenti così rapidi e mutevoli.
Michele Malfer ha riconosciuto che «l’urgenza di provvedere è oggettiva», ricordando che alcune scuole hanno già adottato propri regolamenti in autotutela. Ha però sollevato una questione sulla tempistica: «Se si partiva a maggio si poteva poi agire con l’avvio dell’anno scolastico».
Gerosa ha replicato spiegando che il lavoro è in corso da mesi e che la scelta è stata quella di procedere gradualmente, «senza fretta», lasciando anche all’autonomia scolastica il tempo di attivarsi.
Eleonora Angeli ha giudicato condivisibili gli obiettivi, annunciando però la richiesta di ulteriori chiarimenti sui costi, sull’eventuale creazione di una struttura centrale della Provincia, sulla formazione degli insegnanti e sugli strumenti digitali già oggi utilizzati nelle scuole.
Sono temi che torneranno nella prossima seduta della Commissione.
Dal 2027 un nuovo regolamento
In seconda battuta la V Commissione ha aperto il confronto anche sulla delibera di Giunta relativa al nuovo regolamento sull’inclusione scolastica, il benessere e il successo formativo, composto da 24 articoli e destinato a entrare in vigore dal 1° gennaio 2027.
L’obiettivo è «offrire a tutti gli studenti e le studentesse le medesime opportunità di successo formativo, indipendentemente dalle caratteristiche personali e dal contesto familiare, culturale, linguistico e socioeconomico di provenienza».
Il regolamento comprende anche interventi per «migliorare l’integrazione degli studenti e delle studentesse provenienti da contesti migratori nelle istituzioni scolastiche e formative».
La dirigente scolastica con incarico speciale di ispettrice presso il Dipartimento Istruzione, Sara Turrini, ha spiegato che l’intenzione è arrivare a un unico regolamento per tutti gli studenti con bisogni educativi e formativi particolari, superando la distinzione tra la casistica dei Bes e quella relativa all’integrazione degli studenti stranieri.
Il progetto educativo personalizzato sarà uno strumento flessibile e lascerà spazio anche alla voce degli studenti.
Gerosa ha infine evidenziato una novità introdotta dopo il confronto con diverse associazioni: «La famiglia potrà chiedere che in consiglio di classe partecipi anche il professionista esterno al lavoro sul ragazzo con bisogni particolari».
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