L'intervista

sabato 21 Febbraio, 2026

Inaugurato il nuovo bar Groff. L’ex proprietaria Roberta Trentini: «Con la nuova gestione non ci saranno solo kebab: la nostra storia rimarrà»

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«Nati come "baretto" poi siamo cresciuti: dopo l'ictus ho deciso che mi dovevo fermare»

«Rivedo in loro la stessa voglia di fare e determinazione che aveva la mia famiglia cinquant’anni fa. Io credo in loro» spiega Roberta Trentini, ex titolare dello storico Bar Casa Groff di Madonna Bianca riferendosi alla famiglia Azizi, alla quale ha ceduto la gestione del locale. L’inaugurazione della rinnovata Bottega si è tenuta oggi, sabato 21 febbraio, alle 18 con il taglio del nastro da parte del sindaco Franco Ianeselli.

Oltre 70 anni di attività. Quando ripensa al bar cosa le torna subito in mente?
«Il locale è stato aperto nel 1954 da mio nonno, poi ha proseguito mia madre e io come ultima. Quando l’ho comprato dai miei genitori nel 2007, dopo aver lavorato come dipendente per alcuni anni in collaborazione con mia madre, l’ho visto crescere e quando sono uscita dal notaio mi sono sentita molto felice perché è stato proprio un bel passaggio di consegne. Ero contenta e onorata di poter proseguire l’attività che ha messo in piedi mio nonno, figura che ho sempre avuto molto vicino e sento tutt’ora presente. Prima di decidere di lasciare il locale, ho avuto bisogno di qualche minuto di raccoglimento per potermi congedare da lui».

Cosa ha reso il bar un punto di riferimento per la città nel corso degli anni?
«Sicuramente il fatto che mio nonno Luigi Groff, in collaborazione con mia nonna Annunziata e con sua sorella Lina, sono stati i pionieri di questa attività per allora futuristica, nel senso che è stato molto lungimirante nel capire la collocazione che via Stella, adesso via di Madonna Bianca, sarebbe stata un’arteria principale di collegamento tra la città e il resto del mondo. Lungimirante anche per il tipo di servizio offerte perché è partito con un baretto in cui commercializzava prodotti innovativi come la Coca Cola e si è subito reso conto del fatto che era necessario creare un locale aperto giorno e notte. Erano qui tutto il giorno dalla mattina alla sera. Mio nonno era anche estremamente disponibile con le persone. Non c’erano orari, se qualcuno voleva mangiare a qualsiasi ora del giorno o della notte, lui si organizzava e lo accontentava. È stato estremamente bravo, capace e tenace, ma era anche un mondo diverso, dove tutto era più facile e bastava aver voglia di fare».

Qual è il ricordo più bello che porta con sé della gestione del bar Groff?
«Ho tanti bei ricordi e anche divertenti che ancora adesso ripensandoci mi fanno sorridere. Sono stati anni difficili da un punto di vista lavorativo, pesanti a livello di orari e con tante cose da fare, però anche allegri e di cui io ho un bel ricordo. L’episodio che più mi ha riempito il cuore e dal quale ho preso consapevolezza di che ruolo ho rivestito per questo piccolo rione e per questa città è stato la vicinanza che ho ricevuto da parte delle persone nel corso degli anni quando ci sono stati grossi problemi. La signora Irma Groff ad esempio, lontana parente di mia madre e perpetua della chiesetta qui accanto, durante il periodo del Covid, mi ha portato un sacchetto di garza verde con dentro degli spiccioli. Mi ha detto “questo è il massimo che posso darti, ma te lo voglio dare perché tu per noi sei un riferimento e vedere la luce del tabacchino – perché potevo tenere aperto solo quello – sempre accesa a noi del rione riempie il cuore e ci da speranza”. Questo gesto mi ha molto commossa, il sacchettino con gli spiccioli ce l’ho ancora e penso non li userò mai perché mi ha dato molta gioia. Quello che più mi scalda il cuore è vedere la gente che mi vuole bene e sentire i ricordi che le persone hanno di mio nonno e mi raccontano ancora oggi. La cosa più emozionante è vedere che abbiamo lasciato un segno nelle persone».

L’inaugurazione segna un nuovo inizio. Che emozioni prova a riguardo?
«L’emozione prevalente è la felicità perché io ero stanca. Dopo l’ictus che ho avuto l’anno scorso mi è scattata l’idea di dire “adesso basta”, anche perché le mie figlie fanno altri lavori; una all’estero come ricercatrice e l’altra è medico a Bologna. Io sono contenta che abbiano scelto altre vie perché questo lavoro che ti da tanto ed è bello, per una donna è veramente pesante. Ho serenamente deciso di lasciar spazio ai giovani dividendo il locale, ma continuerò a gestire il tabacchino. In questi giorni lavoro con orario ridotto, ma a breve tornerò al consueto orario 6:30–20:00. I nuovi gestori offriranno non solo kebab, ma anche servizio bar con orario esteso (5:00–00:00), pranzi con pizza e altri prodotti. Il bar continuerà a esistere e io sarò presente e operativa, anche se con un ruolo diverso».

Quale augurio si sente di fare ai nuovi proprietari e al futuro ristorante?
«Conosco la famiglia Azizi da una vita e abbiamo sempre avuto simpatia e stima reciproca. Da quando li ho conosciuti ho pensato che a loro avrei ceduto volentieri il mio locale perché li ritenevo persone in gamba, socievoli, determinati e lavoratori come lo eravamo noi cinquant’anni fa. Rivedo in loro questa voglia di fare. Avevamo già parlato in passato di cedere il locale, ma non era ancora il momento. Non rimpiango nulla e sono felice fare questo passaggio con loro. Spero tanto che ce la facciano perché ritengo sia una famiglia che se lo merita. Hanno dimostrato, anche con il kebab che hanno vicino alla stazione, di essere sempre presenti e di credere in quello che fanno, quindi io credo in loro. Anche mia madre è contenta e mi ha accompagnata in questo percorso decisionale. All’inaugurazione saremo tutti qui a festeggiarli perché siamo entusiasti come fossimo noi. Mi auguro che siano felici quanto lo sono stata io e che raggiungano i propri obiettivi serenamente, anche se non ho alcun dubbio a riguardo».