I dati

martedì 24 Marzo, 2026

In Trentino solo il 43,6% dei residenti dona l’otto per mille alla Chiesa cattolica. E l’Arcidiocesi punta sulle offerte deducibili

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Per don Riccardo Pedrotti: «Il numero è stabile, ma non basta». In val di Non un'unità pastorale raccoglie lo stipendio del sacerdote con appelli in chiesa

L’ultima campagna della Cei lo definisce «un gesto d’amore». A farlo, in Trentino, però, sono meno della metà dei contribuenti. Al momento dell’ultima dichiarazione dei redditi, infatti, sono stati 187 mila, ovvero il 43,6% dei residenti che complilano la dichiarazione dei redditi (in tutto 429.799), ad aver optato per l’8 per mille alla Chiesa cattolica. Tutto questo, in un’arcidiocesi, il cui territorio corrisponde all’intera provincia, che conta 485 000 battezzati, l’89% della popolazione.

Eppure, per la Chiesa trentina, la notizia non è del tutto negativa: «Il numero è stabile, mentre nel resto d’Italia scende», è la lettura che ne fa don Riccardo Pedrotti, incaricato diocesano per il sostegno economico alla Chiesa.

Del tema si è discusso sabato 21 marzo durante la riunione congiunta del Consiglio presbiterale e del Consiglio pastorale diocesano, ospitata nell’aula San Vigilio del Seminario e presieduta dall’arcivescovo Lauro Tisi.

Don Pedrotti ha evidenziato anche la necessità di rafforzare il contributo diretto dei fedeli e, nonostante il trend stabile, il dato non basta a garantire un equilibrio sostenibile nel lungo periodo. L’arcidiocesi vorrebbe incrementare, in particolare le offerte deducibili, considerate un segno più diretto di partecipazione alla vita ecclesiale. Gli esempi già ci sono. Uno arriva proprio dalla parrocchia guidata da don Pedrotti, l’unità pastorale Regina Pacis di Predaia, val di Non, che ha attivato un progetto, «Uniti possiamo» che invita a raccogliere in parrocchia una somma pari allo stipendio mensile di un sacerdote (poco più di mille euro). L’esito del coinvolgimento diretto dei fedeli, invitati a sostenere direttamente il proprio pastore, è confortante: la sensibilità cresce quando il sostegno ha un chiaro destinatario, rispetto a un’offerta più generica.

Don Lauro: «Tema politico»
Nel suo intervento, l’arcivescovo Tisi ha riconosciuto come la perdita di credibilità della Chiesa abbia inciso negativamente anche sul sostegno economico. Allo stesso tempo, ha ammesso che per anni il tema è stato «snobbato» all’interno delle comunità.

«Abbiamo ora l’occasione – ha ribadito don Lauro – per porvi nuovamente l’accento. Sostengo la proposta di parlarne nelle Zone pastorali, per farla diventare un’occasione di crescita come Chiesa. Qui c’è tutto il tema del sostenere l’azione ecclesiale, soprattutto nella carità, ma anche di contribuire ad orientare l’azione dello Stato: indicare dove si voglia vadano le risorse è anche una scelta politica».

Al via la nuova campagna nazionale
Intanto, a livello nazionale, la Conferenza Episcopale Italiana ha lanciato una nuova campagna per sensibilizzare i contribuenti. Lo slogan scelto è «È la Chiesa cattolica. Ed è più di quanto cred», con l’obiettivo di raccontare il ruolo della rete ecclesiale nel rispondere ai bisogni sociali e spirituali del Paese.