La storia

sabato 2 Maggio, 2026

Il viaggio di Irene Tabarelli (sorella di Miro e Flora), da Livigno fino al circolo polare artico: «Porterò i miei dipinti fino a Capo Nord»

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Un progetto che mette insieme sci e arte: «Mio padre fece lo stesso viaggio in maggiolino»

Dalle piste da sci all’arte contemporanea, fino a un viaggio estremo verso il Circolo Polare Artico. È la storia di Irene Tabanelli, la maggiore dei fratelli Tabanelli, che ha scelto una strada diversa rispetto a quella sportiva intrapresa dai fratelli Miro Tabanelli e Flora Tabanelli, che da anni hanno scelto la val di Fassa come base. Una scelta che la diretta interessata ha raccontato al Resto del Carlino in un’intervista.

Maestra di sci e artista, Irene è attualmente impegnata in un progetto ambizioso, “From Livigno to the Arctic”, un viaggio che unisce arte, montagna e avventura. Partita da Livigno, sta attraversando l’Europa fino alla Norvegia, con l’obiettivo di realizzare un’opera in cima a una montagna delle Lyngen Alps.

«Mio papà è andato fino a Capo Nord in Maggiolino, mi sono detta: “perché non provarci anche io, portandomi dietro le mie tele?”», racconta.

Il ricordo delle Olimpiadi

Prima di guardare al presente, Irene torna con la memoria alle ultime Olimpiadi, vissute accanto alla famiglia: «Sono passati due mesi e ancora faccio fatica a realizzare quanto abbiamo vissuto. Sono stata immensamente grata di poter essere lì, non solo per sostenere i miei fratelli e vedere Flora sul podio, ma anche per tradurre quel momento su tela con la mia installazione».

Un’esperienza che descrive come collettiva: «Siamo come tre criceti sulla stessa ruota: se uno gira, girano tutti, anche se siamo lontani».

Il viaggio verso il Nord

L’idea del progetto nasce dall’unione delle sue due grandi passioni, sci e arte. A bordo di un van d’epoca, Irene ha intrapreso un viaggio di circa 7.000 chilometri tra andata e ritorno, attraversando Svizzera, Germania, Danimarca e Svezia, fino a raggiungere Tromsø.

«Una piccola grande follia», la definisce. Il mezzo scelto è un furgone T6 delle poste tedesche, trasformato in uno studio mobile: «Lo uso per trasportare le opere, le strutture, gli sci e adesso anche un letto e una cucina. È diventato il mio studio nomade».

Ad accompagnarla ci sono i fotografi e videomaker Giovanni Levi e Alessandro Nicoletti, con cui condivide il progetto artistico. Tra i sostenitori anche il brand outdoor Ferrino.

L’arte in quota

Una volta arrivata in Norvegia, Irene si prenderà alcune settimane per individuare il luogo e il momento giusto per la performance artistica, ispirata a lavori già realizzati come “Ciò che resta”.

Il progetto culminerà con il trasporto del materiale in vetta, utilizzando sci e pelli di foca. «Una volta montato tutto, saprà solo il vento cosa succederà», spiega.

Non è escluso che durante il viaggio si uniscano altri amici, forse anche il fratello Miro.

I progetti futuri

Dopo l’esperienza artica, il calendario di Irene è già fitto: mostre previste a Zurigo, in Emilia e a Matera, oltre a nuovi appuntamenti sull’Appennino.

Parallelamente, l’artista guarda anche alla formazione: «Vorrei conseguire una laurea magistrale, probabilmente a Torino, vicino a nuove montagne dove posso lavorare come maestra di sci».

Nel frattempo continua a lavorare al Rifugio del Lago Scaffaiolo, mantenendo un forte legame con il territorio.

Un laboratorio su ruote

Nel suo van non manca nemmeno una macchina da cucire, strumento fondamentale per il suo processo creativo: «La uso per cucire le tele che poi dipingo, ma spesso durante i viaggi raccolgo materiali che ricucio, intreccio e ricompongo».

Un approccio artistico che riflette perfettamente il suo stile di vita: in movimento, tra natura e creatività, sempre alla ricerca di nuove forme di espressione.