Politica
giovedì 5 Novembre, 2026
Il Trentino tira dritto sul Cpr: bocciata, dopo due ore di discussione in consiglio, la mozione Pd sull’accoglienza diffusa
di Redazione
Il centrosinistra chiedeva di fermare il progetto. La maggioranza: «Non possiamo essere gli unici senza»
Il progetto del Centro di permanenza per i rimpatri (CPR) a Trento va avanti. Il Consiglio provinciale ha respinto, con 20 voti contrari e 13 favorevoli, la mozione presentata da Paolo Zanella e sottoscritta da altri esponenti del Partito democratico del Trentino, che chiedeva alla Giunta Fugatti di recedere dall’accordo con il Ministero dell’Interno per la realizzazione della struttura. La discussione, durata oltre due ore, ha messo in evidenza le profonde distanze tra maggioranza e opposizione non soltanto sul CPR, ma più in generale sulle politiche migratorie e sul modello di accoglienza da adottare in provincia.
La mozione, firmata da Zanella, Francesca Parolari, Alessio Manica, Michela Calzà, Andrea de Bertolini, Lucia Maestri e Mariachiara Franzoia, contestava l’efficacia dei centri per i rimpatri e richiamava le criticità legate alle condizioni di permanenza e alla tutela dei diritti fondamentali delle persone trattenute, citando anche episodi di suicidio avvenuti nelle strutture italiane.
I consiglieri chiedevano inoltre di rivedere l’accordo con il ministro Piantedosi che prevede il dimezzamento dei posti destinati all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale. Al posto del CPR, la proposta puntava sul rafforzamento del sistema diffuso di accoglienza, attraverso il modello di amministrazione condivisa «Filiera Trentino», con più posti distribuiti nelle comunità locali e percorsi di formazione, inserimento lavorativo e inclusione sociale e abitativa.
Le ragioni del no ai CPR
Tra i sostenitori della mozione, Lucia Coppola ha ricordato le posizioni contrarie ai CPR espresse anche dalla Diocesi e dalle organizzazioni datoriali. Secondo la consigliera, questi centri non sono strumenti di contrasto alla criminalità, ma strutture nelle quali vengono trattenute persone prive di un regolare permesso di soggiorno, anche per ragioni burocratiche o per la perdita del lavoro. Ha inoltre richiamato le difficoltà nei rapporti con i Paesi di origine, che in diversi casi non collaborano ai rimpatri, e le conseguenti permanenze prolungate nei centri, definendo i CPR «campi di prigionia in tempi di pace».
Francesco Valduga ha sostenuto la necessità di privilegiare prevenzione e accoglienza rispetto alla sola repressione. Pur ribadendo la condanna di violenza, disordine e illegalità, ha ricordato che al centro delle politiche migratorie devono esserci le persone. A suo giudizio, i CPR non garantiscono rimpatri più rapidi e la collocazione prevista per la struttura trentina presenta anche criticità logistiche. Il rischio, ha osservato, è che l’operazione abbia soprattutto una valenza propagandistica.
Sulla stessa linea Filippo Degasperi, che ha contestato l’efficacia del sistema dei CPR e i costi dell’operazione. Per il centro previsto a Trento, ha ricordato, la spesa sarebbe di circa tre milioni di euro a carico della collettività trentina. Il consigliere ha inoltre richiamato le competenze dello Stato e della Provincia in materia di sicurezza, chiedendo conto al Governo dei risultati ottenuti sul territorio, citando anche la situazione del quartiere della Portèla.
La maggioranza: «Servono regole e rimpatri»
Di segno opposto gli interventi dei consiglieri di maggioranza. Mirko Bisesti ha ricordato che l’idea di prevedere un CPR in ogni regione era stata sostenuta inizialmente anche dal centrosinistra, durante il governo guidato dal Pd. Secondo il consigliere, il sistema produce risultati: ha citato il dato del 41% di persone trattenute nei CPR che vengono effettivamente rimpatriate. La struttura trentina, ha aggiunto, dovrebbe avere una capienza limitata a 25 posti e non escluderebbe la possibilità di portare avanti politiche di accoglienza.
«Il Trentino non può restare l’ultima regione d’Italia dove il provvedimento di espulsione rimane un pezzo di carta senza effetto», ha sostenuto Bisesti.
Anche Eleonora Angeli ha votato contro la mozione, definendo i CPR strumenti necessari, pur sottolineando che le strutture devono garantire condizioni dignitose di permanenza. Ha invece espresso apprezzamento per il progetto «Filiera Trentino» e per un sistema di accoglienza rivolto a chi arriva con l’obiettivo di lavorare.
Maria Bosin ha distinto tra lavoratori stranieri, richiedenti asilo e persone che non hanno titolo per restare in Italia. I primi rappresentano una risorsa per il territorio e devono essere accolti e valorizzati; per i richiedenti protezione internazionale servono percorsi di integrazione. Chi invece non ha diritto a rimanere deve essere rimpatriato. In questa prospettiva, i CPR sono necessari per impedire che le persone destinatarie di provvedimenti di espulsione si rendano irreperibili, a condizione che siano garantite condizioni umane e adeguate.
Christian Girardi ha espresso contrarietà a un aumento dei numeri dell’accoglienza, sostenendo che il Trentino debba già confrontarsi con problemi di criminalità. Ha distinto l’immigrazione regolare per motivi di lavoro da quella che ha definito incontrollata, indicando nel CPR uno strumento per favorire una gestione più controllata dei flussi.
Sulla necessità della struttura si sono espressi anche Antonella Brunet, che ha definito il CPR un possibile punto di equilibrio tra sicurezza e integrazione, e Luca Guglielmi, secondo il quale la realizzazione del centro risponde a un impegno assunto nel programma amministrativo premiato dagli elettori. Anche Daniele Biada ha sostenuto la necessità di poter trattenere e rimpatriare chi si trova irregolarmente sul territorio.
Il nodo resta il modello di gestione dell’immigrazione
Nel corso del dibattito Paolo Zanella ha precisato che la proposta del Pd non punta ad aumentare indiscriminatamente gli ingressi, ma a rafforzare l’accoglienza delle persone che già arrivano in Italia. Ha inoltre contestato l’efficacia dei decreti flussi, sostenendo che l’attuale sistema non riesca a rispondere adeguatamente alla domanda di lavoratori da parte delle imprese.
A favore della mozione si è espressa anche Paola Demagri, che ha richiamato la storia dell’emigrazione trentina e definito il dispositivo del documento una proposta di buon senso.
Andrea de Bertolini ha infine ribadito la necessità di distinguere tra il contrasto ai reati e la gestione della marginalità sociale, contestando il modello dei CPR sotto il profilo della tutela dei diritti fondamentali. A suo giudizio, le politiche securitarie e repressive rischiano di alimentare una contrapposizione tra cittadini e migranti senza affrontare le cause dei problemi.
La bocciatura della mozione lascia dunque invariato l’indirizzo della Giunta provinciale: il progetto del CPR a Trento prosegue, mentre resta aperto il confronto politico sul rapporto tra sicurezza, rimpatri e accoglienza diffusa.
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