La storia

sabato 14 Marzo, 2026

Il mondo capovolto di Cristina Micheloni: apre a Trento la prima palestra dedicata all’arte del verticalismo

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Dalla Vigolana al palco di Rai 1, la coreografa trasforma il sogno di una vita in realtà. «Trascorro più tempo sulle mani che sui piedi». E in via Stenico nasce uno spazio dove l'equilibrio diventa danza, disciplina e lezione di vita

«Sono più sulle mani che sui piedi. Amo mettere la gente in verticale, giocare e fermare il tempo quando il mondo è capovolto». A pochi giorni dal suo trentesimo compleanno, Cristina Micheloni, coreografa, verticalista e ballerina realizza il sogno di sempre: aprire in città Handbalance Trento, in via Stenico. È la prima palestra in Trentino dedicata al verticalismo. La disciplina circense di camminare sulle mani effettuando difficili esercizi che richiedono concentrazione ed equilibrio. Cristina, originaria dell’Altopiano della Vigolana, a quattro anni indossava già il body da ginnasta; a diciannove si diploma al liceo coreutico Bonporti di Trento e poi prosegue a Milano all’Accademia Kataklò, specializzandosi nell’Athletic Dance Theatre. Negli anni studia acrobatica e discipline aeree, fino a scoprire quella che diventerà la sua strada: il verticalismo. Supera l’audizione per il master «Handstand Specialization» alla Skh University of Dance and Circus di Stoccolma e nel frattempo si laurea in Management dello sport per poi finire a esibirsi da Amadeus su Rai 1 «Ai soliti ignoti».

Cristina, il suo destino era già scritto.

«Direi di sì, ho imparato a fare le capriole prima ancora di camminare. I miei genitori mi hanno iscritto da piccolina a ginnastica artistica, è stato un amore naturale per l’acrobatica e la danza».

Quando ha scoperto il verticalismo?

«A 18 anni, ne sono rimasta affascinata. Sembra semplice stare a testa in giù, ma è estremamente difficile. Serve attivare una miriade di muscoli, controllare il respiro, conoscere e gestire il corpo alla perfezione».

Cosa l’attrae?

«La ricerca interiore che richiede. È uno studio continuo: forza, controllo, precisione. Quando trovi il punto giusto ti senti leggero, quasi sospeso».

Non è solo uno sport.

«È una forma d’arte. C’è un lavoro enorme di preparazione fisica, flessibilità e consapevolezza del proprio corpo per raggiungere la linea perfetta».

Serve tanta disciplina.

«Certo e anche allenamento. Lavoriamo a corpo libero molte ore al giorno».

E a livello mentale?

«È una pratica che ti mette di fronte a te stesso. Quando sei in verticale il tempo cambia ritmo: la testa si svuota e resti concentrato su un gesto apparentemente semplice».

E il sogno di aprire una palestra quando è nato?

«A 15 anni desideravo uno spazio tutto mio dove poter trasmettere l’amore per l’acrobatica e la danza».

Già nel 2020 però insegnava verticalismo a Trento.

«Sì con dei corsi ospiti di altre palestre, niente di strutturato. Nel 2024 io e mio marito Daniele Zanotelli abbiamo fondato una compagnia assieme ad altri ragazzi: ci esibiamo in spettacoli di verticalismo contaminato con la danza, il teatro, la calisthenics e la giocoleria. Ma è oggi che si realizza il desiderio più grande con l’ Handbalance Trento».

Cosa si sente di dire a chi si vuole avvicinare a questa disciplina?

«La possono praticare tutti partendo su tutte e due le braccia e apprendendo le regole base su come avere una buona linea e restare in equilibrio. I requisiti fondamentali sono flessibilità, tecnica e forza. Se c’è solo la forza fisica, ma non la flessibilità non si può fare».

La caduta fa parte dell’apprendimento?

«Sì, quella è una costante. Cadere di schiena spaventa, ma la regola è rialzarsi e riprovare. È una lezione di vita».

Il 28 marzo inaugurate la palestra, cosa si aspetta per il futuro?

«Insieme e grazie a Daniele riusciremo a offrire alla città uno spazio genuino, impregnato di arte e gioco».