Terra Madre

martedì 10 Marzo, 2026

Il botanico Luca Frattini: «Più di cento specie di piante officinali sono a rischio»

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Il ricercatore del Museo Civico di Rovereto: «Ben 86 sono inserite nella lista rossa e 21 sono protette con l’assoluto divieto di raccolta sul territorio provinciale»

Le piante officinali sono fra le categorie di specie oggetto di ricerca della sezione botanica del Museo Civico di Rovereto che – come abbiamo raccontato varie volte in queste pagine- spazia davvero fra ambiti molto diversi. Giovedì sera alle 18 se ne parla al Museo di Scienze, per i giovedì della botanica.

In questo caso la categoria ha una base di mero utilizzo umano, e non ecologico. Lo Stato riconosce l’importanza sociale ed economica delle officinali e del loro controllo (visto l’elevato interesse anche di sfruttamento economico in vari settori) e tramite il Decreto ministeriale 29551 del 24 gennaio 2022 ha stilato un elenco delle specie che si possono coltivare ed «ha stabilito che la raccolta delle piante spontanee deve rispettare la natura, permettere alle piante di ricrescere e garantire qualità e sicurezza», come ci spiega Luca Frattini, botanico del Civico. La Provincia di Trento ha chiesto di conseguenza alla Fondazione Museo Civico (riferimento territoriale per la cartografia floristica) di curare il monitoraggio delle specie spontanee presenti, richiesto dal decreto «L’articolo 5 del decreto – continua Frattini – invita Regioni e Province autonome a individuare le specie presenti nei rispettivi territori e a predisporre eventuali misure per la loro tutela». Negli ultimi anni il mercato è cresciuto in modo rapidissimo – annotano gli esperti del museo – con un aumento stimato attorno al 25% in pochi anni, arrivando a muovere 200 miliardi di dollari a livello globale. Questa crescita riguarda anche l’Italia e, in proporzione, anche il Trentino. A Luca Frattini dunque chiediamo di inquadrare il tema.

Quante sono le specie di piante officinali che crescono spontanee in Trentino?

«Su un totale di 1.559 taxa officinali di piante superiori inclusi nei principali elenchi ufficiali consultati, ben 803 specie risultano presenti spontaneamente anche in Trentino (specie coltivate escluse). Questo numero scende a 585 se si escludono le specie casuali, che non sono in grado di persistere per più tempo in natura e che probabilmente sono sfuggite a giardini o coltivi».

Dove vivono e in quale stato di conservazione si trovano?

«Sono diffuse quasi uniformemente su tutta la provincia, dai fondovalle fino alle zone montane, seguendo in parte la presenza umana. Molte di esse crescono in habitat semi-naturali, come prati da sfalcio, radure e margini dei boschi, ambienti che spesso sono il risultato di antiche pratiche di gestione del paesaggio. Molte sono anche le specie a rischio, ben 104, di cui: 86 inserite nella lista rossa provinciale; 21 sono protette a livello provinciale: assoluto divieto di raccolta in Trentino; 7 sono presenti nell’allegato V della “Direttiva habitat”: ossia specie di interesse comunitario il cui sfruttamento potrebbe formare oggetto di misure di gestione. L’elevato numero di specie officinali presente in Trentino ci ricorda la diversità ambientale che abbiamo nel nostro territorio in generale, che deriva da una differenziazione degli ambienti della provincia».

Da questa ricchezza discende anche una responsabilità?

«Sicuramente sì, di conservazione e monitoraggio e divulgazione. Ad esempio consideriamo che la scienza conosce solo circa un 1% dei metaboliti delle varie piante officinali nel mondo: c’è moltissimo da scoprire e capire ancora».

Le piante officinali affascinano, ma quale raccomandazione da il botanico?

«In generale diciamo che è indispensabile una conoscenza botanica adeguata per riconoscere correttamente le specie se si va a raccogliere in natura, oltre a questo è obbligatorio conoscere le norme provinciali che ne stabiliscono il permesso e quantitativi».

Possiamo citare quali esempi fra le officinali presenti in Trentino specie a rischio e specie invece molto note?

«Diciamo ad esempio che tutte le specie di orchidee sono protette a livello provinciale, per cui c’è il divieto assoluto di raccolta di qualsiasi parte della pianta, lo stesso vale per il genere Iris e Lilium nonché per la stella alpina ed altre elencate dalla legge provinciale di riferimento. Ci sono poi specie comunemente utilizzate e per le quali la raccolta non rappresenta ad oggi un problema, ad esempio il pino mugo, del quale è possibile raccogliere fino a mezzo chilo di pigne verdi e gemme. Per altre invece la raccolta sta diventando un problema: sappiamo ad esempio che da un certo tempo va di moda raccogliere la Lactuca alpina, specie già non molto frequente, della quale si mangiano i giovani germogli. Bisogna quindi avere anche buon senso e praticare la raccolta in maniera sostenibile».

Su cosa si basa il censimento?

«Su dati già in nostro possesso grazie al lavoro che portiamo avanti dal 1991. In sostanza abbiamo confrontato le liste di controllo forniteci dalla Provincia con i nostri dati, creando la mappatura delle piante officinali. Si tratta di un lavoro in progressione, con liste che dovranno essere perfezionate. Sono state inserite le specie più utilizzate e riconosciute. Ad esempio, mancano molte specie di valeriane».