Valsugana

lunedì 16 Febbraio, 2026

I 108 anni di don Guido Avi, lo “zingaro di Dio”: «Il mio segreto? Prendere la vita come viene»

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Classe 1918 e quinto di quindici figli, ogni domenica concelebra la messa: «Sono pieno di gioia, ai giovani dico di avere fiducia che non sono mai soli»

Ha compiuto 108 anni lo «zingaro di Dio», termine con cui don Guido Avi, classe 1918, quinto di quindici figli, ama definirsi per i suoi lunghissimi anni di sacerdozio in più territori del Trentino. È conosciuto dai più con l’appellativo di «don Torta» per l’encomiabile e solidale iniziativa a Trento negli anni ’50 riferita alla costruzione della chiesa in Cristo Re, raccolta fondi attraverso la vendita di torte preparate dalle parrocchiane.

Al di là del venerabile traguardo di età, 108 non è un numero qualsiasi, questa è una cifra venerata per migliaia di anni, da molte tradizioni spirituali e alla quale è stato attribuito un significato speciale nella meditazione e nella preghiera. Ma non è solo un numero mistico, rappresenta l’unità e la completezza dell’esistenza secondo la sequenza di Fibonacci, legata al rapporto aureo. È l’unione con l’universo e il superamento dell’ego. Come non credere che non sia un caso che don Guido Avi, con la sua amabile e misericordiosa personalità, sempre allegra, sempre disponibile e con un profondo amore verso la Provvidenza, non personifichi il mistero del numero 108?

I festeggiamenti per il suo compleanno sono stati organizzati, come ogni anno, dall’associazione di Vigalzano «I Zentili». Fedeli provenienti dalle zone lontane del Trentino dove don Guido ha esercitato il sacerdozio, si sono riversati in paese quale segno di grande affetto nei suoi confronti. Ovunque sia andato nel suo lungo percorso di fede, ha lasciato un segno di gioia e amore.

«Ti sei fatto voler bene da tante generazioni, preservando e mettendo in gioco la tua salute di ferro, esaltando la tua proverbiale saggezza anche nelle grandi difficoltà» le parole dell’arcivescovo Lauro Tisi in occasione della presentazione del libro scritto da don Avi nel suo centesimo compleanno. «È come andare sull’Ortles e guardare dall’alto i miei anni, la mia esistenza… Da questa montagna di anni il mio pensiero va al mio papà che a vent’anni è andato in America a lavorare» ripete don Avi. E fu proprio il papà, religiosissimo, ad instillare l’amore per la Provvidenza, raccontando ai figli le meraviglie di assistenza che Dio gli aveva donato nell’arco della sua vita. Minatore all’estero, scampò a una tragedia in miniera in modo miracoloso e rafforzò la propria fede.

Tutte le cose terrene diventano per don Avi motivo di spiritualità. Il giardino di casa, pieno di statue, è considerato il Parco della Vita: i pini rappresentano l’ascesi cui deve tendere l’umano, le statue in grandezza umana del padre con in mano la vanga è un ricordo dell’operosità, la madre con in mano il vangelo sul cuore e l’altra sul capo dell’infante è simbolo di amore verso la famiglia. Più avanti si erge il busto dell’amata sorella Sabina che rinunciò al matrimonio per stare accanto al fratello sacerdote.

A 108 anni don Avi vive da solo, cammina senza l’ausilio di un bastone; una signora, la mattina, lo aiuta nelle faccende domestiche, ma dopo pranzo va via e il pomeriggio e la notte li trascorre in solitudine. Ogni domenica concelebra la messa e poi si reca nella sede dell’Associazione «I Zentili» per gustare un caffè in compagnia.

«Il mio segreto? Prendere la vita come la ven. Sono pieno di gioia, mi sento come un signore, più felice di una Pasqua! Ai giovani dico: abbiate fiducia. Non siete soli». Appuntamento, allora, per i 109 anni? Pronta e spiritosa la risposta di don Torta: «Fatemi controllare… Forse sono impegnato. Facciamo tra due anni, per i 110..!».