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venerdì 13 Marzo, 2026

Guerra in Iran, Trump allenta le sanzioni a Mosca per far calare il prezzo del petrolio. L’Europa insorge

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La decisione apre un nuovo scontro a distanza. Un terzo missile verso la Turchia

Nuovo scontro a distanza tra Ue e Usa. La decisione del dipartimento del Tesoro americano di concedere un’autorizzazione temporanea per consentire ai paesi di acquistare petrolio russo attualmente bloccato in mare ha fatto infuriare gli europei. Per Washington si tratta di una mossa mirata per aumentare l’offerta di greggio e far abbassare i prezzi, di fronte al blocco dell’export dovuto alla crisi iraniana. Ma per il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa è una «decisione unilaterale molto preoccupante, in quanto ha un impatto sulla sicurezza europea» perché «l’allentamento delle sanzioni aumenta le risorse russe per condurre la guerra di aggressione contro l’Ucraina». Anche la Commissione europea «resta convinta che il tetto massimo al prezzo del petrolio e le sanzioni contro la Russia siano ben mirate e debbano rimanere in vigore anche nell’attuale situazione di volatilità dei mercati petroliferi». Stesso discorso in ambito G7, dove il tetto al petrolio russo è stato concordato. «Sei dei membri del G7 hanno detto in modo molto, molto chiaro che considerano sbagliata la revoca delle sanzioni contro la Russia», ha detto un portavoce del governo tedesco. Torna così il sospetto che Donald Trump non stia del tutto dalla parte di Kiev. In questi pochi giorni di conflitto, nelle casse di Mosca sono tornate a fluire le entrate per la vendita del greggio, in netto contrasto con i tentativi Ue di arginare la tentacolare rete della flotta ombra russa, e di approvare il ventesimo pacchetto di sanzioni, ancora bloccato dal veto ungherese.

La questione si intreccia con quella del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz. Una nave turca e una petroliera indiana sono riuscite a passare con il permesso di Teheran. I paesi occidentali non se la sentono di mandare navi da guerra per scortare i propri mercantili: il rischio di incidenti è troppo alto. Secondo il Financial Times, alcuni Paesi europei come Francia e Italia, ma anche il Regno Unito, avrebbero avviato colloqui con Teheran per garantire un passaggio sicuro alle navi attraverso lo stretto. La notizia è stata però smentita da Palazzo Chigi: non c’è nessuna «apertura di negoziati bilaterali o trattative dirette con l’Iran per garantire il passaggio delle navi italiane attraverso lo Stretto di Hormuz», afferma il governo italiano. Per Bruxelles «la strada migliore da percorrere sarebbe quella di una forte leadership delle Nazioni Unite per valutare la possibilità di un passaggio organizzato e legittimo attraverso lo Stretto di Hormuz, applicabile poi a tutte le consegne e a tutti gli sbocchi commerciali, anziché ricorrere a negoziati bilaterali con le Guardie Rivoluzionarie», afferma un alto funzionario Ue in vista del Consiglio Esteri di lunedì.

La guerra intanto continua. La Turchia afferma che le difese della Nato hanno intercettato un terzo missile proveniente dall’Iran. Le difese della Nato avevano già intercettato missili diretti nello spazio aereo turco il 4 e il 9 marzo. Una forte esplosione ha invece colpito il centro di Teheran in una piazza gremita di manifestanti. Secondo l’agenzia di stampa semi-ufficiale Tasnim l’esplosione è stata causata da un «bombardamento» statunitense-israeliano, che ha colpito un’area a sud di via Enghelab, una delle principali arterie stradali di Teheran.