Diocesi
sabato 14 Marzo, 2026
Guerra, il monito del vescovo Lauro Tisi: «Senza ascolto precipitiamo nel baratro, il conflitto è un delitto internazionale»
di Luca Galoppini
In Duomo le parole dell'Alto Prelato contro l'individualismo e il linguaggio bellico: «La democrazia implode se rinunciamo al valore del noi». Il richiamo a Chiara Lubich per ritrovare la strada della pace
A quattordici anni esatti dalla scomparsa di Chiara Lubich, la scrittrice e mistica trentina che nel 1943 fondò il Movimento dei Focolari, il suo ricordo è ancora vivo all’interno della comunità trentina. Ieri sera, il suo nome è stato rievocato durante la cerimonia della Santa Messa al Duomo, nella quale si è celebrato il venerdì della terza settimana di Quaresima, con l’invito al digiuno e alla preghiera. Quella di ieri era anche la Giornata per la pace promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana di fronte all’intensificarsi della guerra in Medio Oriente. È proprio nel ricordo di Chiara Lubich che l’arcivescovo don Lauro Tisi ha aperto la messa: «In un’unione con i focolarini qui presenti, è giusto convocare il dono della pace, in comunione con tutte le chiese d’Italia che oggi si sono impegnate nel digiuno e nella preghiera per la pace — dice — Vogliamo sentire che molto può fare la preghiera sul fronte della pace. Come continua a ricordare papa Leone, la fede può fermare la violenza e la guerra».
Da qui l’invito: «Chiediamo di avere fiducia nella preghiera e di innalzarla con grande forza al cielo— continua— Facciamolo ricordando Chiara e la sua intuizione di pensare la realtà dei focolarini. La sua umiltà».
L’arcivescovo durante l’omelia ha rivolto ancora un pensiero alle guerre, ammonendo gli aggressori: «Ascolta, Israele — riflette— Il comandamento primo non è amerai, ma ascolta. L’ascolto precede l’amore, né è la condizione previa. Se manca l’ascolto non decolla l’amore. L’ascolto è parte integrante dell’amore, solo chi ascolta ama. Le barbarie in cui siamo precipitati, il baratro verso cui corriamo il rischio di finire, come ci ammonisce papa Leone, è stato generato dalla mancanza di ascolto. Siamo finiti qui perché l’ascolto è una dimensione da troppo tempo assente dal cammino dell’umanità. E mi piace ricordare che come il cammino di liberazione d’Israele parte da Dio che ascolta: “ho udito il grido del mio popolo”. E ha annunciato: «L’inizio della liberazione è avvenuto tramite l’ascolto del popolo. In questo periodo abbiamo smarrito l’ascolto e in ugual modo anche la strada. E proprio questo atteggiamento che ci ha fatto perdere il valore del noi. Da troppo tempo abbiamo rinunciato a capire l’importanza dell’incontro tra l’io e l’altro». Prevale l’individualismo e la competizione. «Da ormai troppo tempo abbiamo immaginato una vita pensata senza gli altri in concorrenza con gli altri, in lotta per stare sempre davanti— continua— Questa operazione di pensarci al di fuori degli altri di non frequentare la bellezza dell’essere un noi, dell’avere rinunciato all’incontro è quello che ci sta portando in questo momento al delitto internazionale, al linguaggio bellico ormai sdoganato come linguaggio comune, alla democrazia che implode e diventa informale».
E, poi, di nuovo un pensiero per Chiara Lubich. A conclusione della predica l’arcivescovo Lauro Tisi ha chiesto di ritrovare la solidarietà: «Intraprendiamo insieme un percorso orientato alla pace. Non ci sono indicazioni precise, ma posso dire di vivere di Gesù — spiega— Di lasciarsi trasformare da lui. È fondamentale che la sua umanità diventi la nostra. E alla fine è questo che ci insegna la storia di Chiara Lubich».
Una donna che ha fatto dell’ascolto il centro di tutto: «Il carisma dell’unità, per lei, è imprescindibile — conclude l’arcivescovo Lauro Tisi — Anzi è il terreno della pace, il noi al centro, non fatto dalla nostra buona volontà ma generato dal Cristo, dove la parola d’ordine è servire, diventa spazio di ascolto, diventa destinatario e insieme non vive per sé stesso ma per il collettivo».
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