Val di Non

venerdì 15 Maggio, 2026

Guerra dei vigneti ai Pradiei, i proprietari non mollano: nuovo ricorso al Consiglio di Stato contro il Comune

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Dopo la sentenza sfavorevole del Tar, continua la battaglia legale per i terreni di Romeno acquisiti dall'ente pubblico: in gioco 1.833 metri quadrati

Non è stata ancora scritta la parola fine alla vicenda dei vigneti realizzati nell’area tutelata dei Pradiei, nel comune di Romeno. Dopo l’ordinanza di acquisizione delle particelle da parte del Comune, nel luglio del 2024, a seguito del mancato ripristino nei termini di legge dei terreni, i proprietari, Michele e Paolo Zucal hanno impugnato il provvedimento al Tar, incassando lo scorso febbraio una sentenza sfavorevole e la condanna al pagamento delle spese. Il contenzioso vivrà però un ulteriore capitolo al Consiglio di Stato, al quale i Zucal si sono rivolti per annullare il provvedimento che di fatto consegna i 1.833 metri quadrati al patrimonio del Comune di Romeno.

La vicenda si trascina ormai da anni e affonda le radici nella decisione del Comune di Romeno, nel 2014, di tutelare circa 99 ettari nell’area dei Pradiei. Una scelta nata per preservare un’area vocata all’attività foraggera, e quindi di supporto per la zootecnica e il settore lattiero-caseario, ma anche alimentata dall’idea di valorizzare un turismo alternativo. No, quindi, a colture intensive e divieto di palificate, reti antigrandine, serre o tunnel.

Qui si inserisce la richiesta di Michele e Paolo Zucal, che nel 2017 interagiscono con il Comune per avviare un’attività di viticoltura di montagna non intensiva, ma con l’uso di palificate. Dagli scambi con l’amministrazione emerge chiara l’interpretazione restrittiva: «no a qualsiasi tipologia di impianto agricolo». Ciò non ostante, i ricorrenti hanno proseguito con il loro progetto, realizzando il vitigno. Decisione che aveva provocato la risposta del Comune, che con due ordinanze (27 giugno 2019) intimava il ripristino dei luoghi. Da qui il primo contenzioso al Tar, risolto a favore del Comune di Romeno, al quale è stato riconosciuta la correttezza dei provvedimenti assunti: «Legittimo divieto imposto dalla variante al Prg», avevano scritto i giudici amministrativi. Sottolineando che «l’impianto viticolo posto a dimora dai ricorrenti non possa assurgere ad attività libera ai sensi di legge». Una sentenza pienamente confermata dal Consiglio di Stato il 9 giugno del 2023.

A seguito delle due sentenze, il Comune di Romeno il 29 gennaio del 2024 intimava il ripristino dei luoghi entro 45 giorni. Il successivo sopralluogo del personale tecnico aveva accertato il mancato rispetto dell’ordinanza. Da qui l’ordinanza, imposta dalla legge, che ha portato all’acquisizione dei terreni al patrimonio del Comune di Romeno. Provvedimento, quest’ultimo, che ha riportato la vicenda davanti al Tar.

I ricorrenti, in sostanza, sostenevano la difformità tra le ordinanze-ingiunzioni del 27 giugno 2019 e 9 aprile 2021 e l’ordinanza di acquisizione del 2024: da qui, a detta dei legali dei Zucal, il difetto di contraddittorio; contestato anche il bisogno di un titolo autorizzativo per le opere realizzate ed infine contestata anche la dimensione dell’area acquisita dal Comune.

Per quanto riguarda i contenuti delle ordinanze, i giudici chiariscono che, essendo già state oggetto del precedente contenzioso, non possono essere nuovamente esaminate. I giudici hanno poi ribadito che che «non si è in presenza di un’attività edilizia libera, ma di un’attività vietata, rispetto alla quale si giustifica l’intervento di riduzione in pristino a tutela della disciplina urbanistica».

L’acquisizione gratuita al patrimonio comunale – argomentano ancora i giudici del Tar – «costituisce un atto dovuto e rigorosamente vincolato all’inottemperanza agli ordini di demolizione». Nessun difetto di contraddittorio – scrivono ancora – «tenuto conto che gli atti prodromici sono stati regolarmente notificati ai ricorrenti, i quali si sono resi protagonisti di un lungo contenzioso, hanno partecipato al procedimento amministrativo, hanno avuto conto della legittimità delle ordinanze-ingiunzione e di ciò noncuranti hanno perseverato nella loro condotta illecita, da cui deriva la fondatezza dell’ordinanza di acquisizione».

Per quanto riguarda le aree acquisite, i ricorrenti fanno presente che ammontano a 1.833 metri quadri a fronte di impianti viticoli di 1.419. Anche qui i giudici danno ragione al Comune di Romeno rispetto all’acquisizione «dell’area di sedime e con quella necessaria ad assicurare l’accesso e le distanze dai confini e, se necessario, ad assicurare il rispetto degli standard per parcheggi».

Ora il nuovo ricorso al Consiglio di Stato, per il quale il Comune di Romeno ha affidato la difesa all’Avvocatura dello Stato. Se la sentenza dovesse confermare quella del Tar, l’area sarà ripristinata dal Comune, ma a spese dei ricorrenti.