La storia

lunedì 14 Settembre, 2026

Gli scarti della pasta diventano biometano: a Castello di Fiemme nasce un impianto da 13 milioni

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Inaugurati a Medoina e Ruaia due impianti che mettono in rete allevatori, industria e territorio: biometano, biomassa e teleriscaldamento

«La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo». Ha utilizzato una citazione biblica don Albino per benedire il nuovo biodigestore in località Medoina, prima tappa della doppia inaugurazione di ieri a Castello di Fiemme, e frutto di un lavoro di una collaborazione fra Bioenergia Fiemme, la nuova Biometano Fiemme che raccoglie una ventina di aziende zootecniche della zona per una quota del 49% e il 51% di Bioenergia, e il pastificio Felicetti. Già, perché gli scarti (e per l’occasione don Albino ha raccomandato di non dimenticare quelli umani) possono diventare una risorsa. È il caso delle 500 tonnellate di scarti della lavorazione della pasta che prima venivano venduti in Veneto e che ora alimenteranno, assieme a 23.000 tonnellate di liquami e 3.500 di letame, il biodigestore anaerobico di Medoina, sorto in un solo anno, come ha ricordato il presidente di Biometano Fiemme Leonardo Canal, mettendo in rete agricoltura, industria e turismo poiché sarà evitato anche lo spargimento nei prati delle deiezioni liquide non proprio profumate che spesso turbano le narici dei turisti, e non solo.

L’assessore provinciale Gottardi lo ha definito un esempio di economia circolare e di sostenibilità, mentre Andrea Ventura, direttore di Bioenergia ha illustrato con chiarezza e sintesi i dettagli dell’operazione. La rete scende dalla trentennale centrale del teleriscaldamento, dove, oltre all’energia elettrica, si produce anche calore che alimenta l’impianto di Medoina innescando un processo biologico che produce microrganismi i quali mangiano la sostanza organica e producono biogas che contiene circa il 60% di biometano, il quale viene separato da altri gas meno nobili mediante un sistema di membrane e compressori, trasferito lì accanto in una cabina Re.mi, dove un sistema di monitoraggio misura la qualità del metano per poterlo inserire nella rete del distributore, la Novareti. Nella stessa cabina il metano viene odorizzato. L’impianto produce 100 metri cubi all’ora di biometano (circa 1 milione annui).

Un ringraziamento è venuto dal presidente degli allevatori trentino, il primierotto Giuliano Broch. «Gli impianti di biogas fanno fatica, ma dove c’è squadra come in questo caso sicuramente c’è futuro», ha detto, con l’auspico che ci sia collaborazione «perché i problemi ci sono, soprattutto nelle zone turistiche, ma se gestito bene può dare risultati», concludendo con inaspettato appello agli allevatori. «Non aumentiamo troppo il numero di capi, ma soprattutto facciamo rendere di più ciò che abbiamo. In alcuni casi dove c’è il biogas si tende a raddoppiare le stalle, sarebbe un errore, vediamo invece di fare reddito con gli stessi animali».

Il taglio del nastro da parte del presidente Leonardo Canal ha suggellato la prima parte del pomeriggio. Poi tutti, in auto o in navetta a un chilometro di distanza in località Ruaia, la zona industriale dove, accanto al pastificio Felicetti è stato inaugurato l’altro segmento di questo progetto, la centrale di teleriscaldamento, che complessivamente è costato più di 13 milioni, con un finanziamento del Pnnr per 5,5 milioni e 8 milioni a carico di Bioenergia e allevatori. Qui il presidente di Bioenergia Mario Giacomuzzi ha ricordato il lungo percorso di tre anni frutto di ascolto, incontri e ricerca di soluzioni che ha mostrato la capacità di trasformare le relazioni in nuovi progetti in un rapporto di fiducia con le aziende ripreso e sottolineato anche da Gottardi. «Molina è sempre stato un luogo di lavoro dell’acque e dei mulini. Mi auguro che questo sia un punto di partenza perché diventi un luogo dove si lavora, ma si abita anche» le parole del sindaco Marco Larger.

È intervenuto anche il delegato di Confindustria di Fiemme Fassa e Primiero e Michele Colli e il presidente della Fiper, la Federazione Italiana Produttori Energie Rinnovabili, che ha sottolineato l’accelerazione che ha avuto questo progetto. A Ventura il compito di illustrare l’impianto, sorto a due passi dal Pastificio e che ospita anche Magnifica essenza, e costituito da tre reti. La prima parte dal biodigestore di Medoina portando l’acqua che viene decompressa per poter essere messa in rete da 20 a circa 5 bar. La seconda rete, come ha spiegato il progettista, è costituita da una centrale a biomassa che produce acqua a 150° che viene poi trasferita al pastificio per il suo impianto di essicazione che richiede una temperatura di circa 130°. La terza sarà quella che offrirà il teleriscaldamento, oltre alla zona industriale, a tutto l’abitato di Molina.

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