La scheda
venerdì 31 Marzo, 2023
Fosse Ardeatine: cosa successe il 23 marzo del 1944? Storia dell’attentato di via Rasella
di Redazione
Nell'eccidio morirono 355 italiani. Quando le vittime vennero radunate all’interno delle cave ci si accorse che ne erano state selezionate per errore 335 invece che le 300 previste dall'ordine di rappresaglia
Il 23 marzo 1944, alle 15.50 circa, nella Roma occupata dai nazisti i gruppi di azione patriottica attaccarono una colonna del battaglione di polizia tedesca Bozen in via Rasella a Roma. Il battaglione era un reparto militare della Ordnungspolizei, la polizia d’ordine, creato in Alto Adige nell’autunno 1943, durante l’occupazione tedesca. Venne fatto esplodere un ordigno, nascosto in un carretto per l’immondizia, che causò la morte di trentatré soldati mentre 110 rimasero feriti.
L’attentato scatenò l’ira di Adolf Hitler, che ordinò che entro 24 ore per ogni soldato tedesco ucciso venissero fucilati più di 10 italiani. Venne diramato un comunicato: «Nessuno dovrà sabotare impunemente la cooperazione italo-tedesca nuovamente affermata. Il comando tedesco, perciò, ha ordinato che per ogni tedesco ammazzato dieci comunisti-badogliani saranno fucilati. Quest’ordine è già stato eseguito».
A essere uccisi furono prigionieri già arrestati, su cui pendeva una probabile sentenza di morte, detenuti nelle carceri di Regina Coeli e di via Tasso, ebrei e civili deportati anche grazie alla collaborazione della polizia fascista. Ogni volta che dall’ospedale arrivava la notizia della morte di un soldato tedesco, alla lista dei condannati si aggiungevano dieci nomi in più. In quello che passò alla storia come l’eccidio delle Fosse Ardeatine morirono 355 italiani. Quando le vittime vennero radunate all’interno delle cave ci si accorse che ne erano state selezionate per errore 335 invece che le 300 previste dall’ordine di rappresaglia.
I martiri più giovani che persero la vita avevano solo quindici anni, erano Michele Di Veroli (3 febbraio 1929) e Duilio Cibei (8 gennaio 1929) e i diciassettenni Franco Di Consiglio (21 marzo 1927) e Ilario Canacci (12 febbraio 1927). Il più anziano è Mosè Di Consiglio (74 anni). Solo il 30 novembre del 1944 vennero identificati 322 corpi, 13 corpi rimasero senza identità: solo negli ultimi anni le indagini del RIS hanno permesso di risalire ad alcune delle salme ancora senza nome.
La storia
«Mentre curavo loro, curavo me stessa»: la rinascita di Marta Sala nel suo libro dedicato ai gatti orfani
di Veronica Antoniazzi
Dalla malattia alla nuova vita professionale: la storia di una volontaria che ha trasformato il salvataggio di 106 cuccioli in un percorso di resilienza e amore incondizionato presentato a Palazzo Panni
La storia
«Il rifugio deve restare rifugio: qualità e semplicità»: Michela Foresti e l'eredità della Val di Fumo
di Gianfranco Piccoli
A 30 anni, la giovane di Bolbeno raccoglie il testimone della famiglia Mosca: «Il mio stile? Quello che ho imparato dai vecchi gestori. Insegnerò agli escursionisti il valore delle cose autentiche»
La storia
Il sogno olimpico della Nta Dance School: «Siamo partiti dai piccoli paesi per arrivare a San Siro»
di Adele Oriana Orlando
Tra rigidi protocolli di sicurezza e dieci giorni di prove blindate, tre allievi della scuola di Trento sono stati protagonisti della cerimonia a San Siro. La direttrice Giulia Primon rivela i segreti del Villaggio della Cerimonia