Cronaca

martedì 29 Settembre, 2026

Folgaria, arrestato a 17 anni per terrorismo: simboli neonazisti, armi e propaganda suprematista in casa

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Il giovane è stato individuato dalla Digos di Verona dopo un’indagine sui canali suprematisti. Sequestrati nell’abitazione e sui dispositivi materiale propagandistico, armi e documenti di interesse investigativo

Un ragazzo di 17 anni residente a Folgaria è stato arrestato dalla Polizia di Stato con l’accusa di detenzione di materiale con finalità di terrorismo. L’indagine è partita nell’autunno del 2025 dalla Digos della Questura di Verona, nell’ambito del monitoraggio dei canali online riconducibili agli ambienti suprematisti, ed è arrivata fino al Trentino. Il giovane, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avrebbe mostrato una marcata radicalizzazione ideologica e una significativa propensione verso contenuti e messaggi di natura violenta.

L’attività investigativa è stata coordinata dalla Direzione centrale della Polizia di prevenzione, con il supporto della Digos di Trento, e si è sviluppata nell’ambito dell’esecuzione di un decreto di perquisizione personale, locale, domiciliare e informatica emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Venezia.

Il punto di partenza sono stati alcuni contenuti individuati dagli investigatori sui canali di comunicazione riconducibili all’area suprematista e neonazista. In particolare, la persona che utilizzava uno degli account monitorati avrebbe manifestato ripetutamente ammirazione nei confronti di figure legate al terrorismo di matrice suprematista, arrivando a definirle «eroi» e a giustificarne le azioni attraverso riferimenti alla presunta difesa della razza bianca.

Gli approfondimenti hanno inoltre evidenziato la pubblicazione di numerosi contenuti di propaganda e celebrazione dell’Atomwaffen Division, gruppo terroristico statunitense di matrice neonazista. Secondo la ricostruzione della Polizia, il giovane avrebbe inoltre ricoperto un ruolo di rilievo all’interno di una community presente su un noto social network, indicata dagli investigatori come “F.F.I. Fronte Fascista Italiano”, svolgendo attività di selezione di possibili nuovi aderenti.

Gli accertamenti successivi hanno permesso di identificare l’utilizzatore dell’account in un 17enne residente in provincia di Trento. È quindi scattata la perquisizione nell’abitazione del minore, dove gli investigatori hanno trovato diversi elementi ritenuti riconducibili all’ideologia suprematista e neonazista.

Tra il materiale sequestrato figurano vessilli neonazisti e suprematisti, oltre a numerose armi bianche e oggetti atti a offendere. La Polizia riferisce il ritrovamento di katane, machete e coltelli di varie dimensioni, oltre a balestre e diverse armi ad aria compressa o soft air. Nell’abitazione sono stati inoltre trovati fogli manoscritti con disegni, simboli ed emblemi riconducibili alla stessa area ideologica.

Ma una parte rilevante dell’indagine si è concentrata soprattutto sul materiale presente nei telefoni cellulari utilizzati dal giovane. Gli investigatori hanno acquisito numerosi contenuti di interesse, tra i quali materiale di propaganda suprematista, accelerazionista e neonazista.

Nel corso degli accertamenti sono stati individuati anche documenti e manuali relativi alla fabbricazione di ordigni, alle sostanze chimiche, all’utilizzo delle armi e alle modalità di preparazione di attentati. Tra i contenuti acquisiti figurerebbero inoltre documenti dedicati alla violenza terroristica e alle modalità di individuazione e aggressione di possibili obiettivi.

Particolare rilievo, nell’ambito dell’indagine, avrebbe assunto anche il ritrovamento del video integrale dell’attentato terroristico di Christchurch del 2019, compiuto da Brenton Tarrant. Secondo quanto riferito dalla Polizia, il video era accompagnato da messaggi nei quali l’autore della strage veniva indicato come un modello da emulare. È stato inoltre rinvenuto il manifesto “Haters Handbook”, attribuito al collettivo terroristico MMC, Maniacs Murder Cult.

Gli investigatori hanno quindi approfondito anche le conversazioni presenti sui dispositivi. È in questo contesto che sarebbero emersi propositi di passaggio all’azione, accompagnati da riferimenti espliciti all’utilizzo di armi artigianali e alla possibilità di compiere atti violenti nei confronti di specifiche categorie di persone.

Tra i bersagli indicati nelle conversazioni, secondo quanto riferito dalla Polizia, comparivano ebrei, immigrati, persone omosessuali, magistrati e politici. Gli elementi raccolti hanno portato gli investigatori a ritenere particolarmente significativo il livello di radicalizzazione raggiunto dal giovane e il rischio di un possibile passaggio dalla propaganda alla concreta preparazione di azioni violente.

L’attività investigativa si è quindi conclusa con l’arresto del 17enne in flagranza di reato. Il minore è stato accompagnato presso il Centro di prima accoglienza di Treviso, dove è stato associato a disposizione dell’Autorità giudiziaria.

Nella mattinata di ieri l’arresto è stato convalidato dall’Autorità giudiziaria. L’indagine, coordinata dalla Procura competente e condotta dalla Digos di Verona con il contributo degli investigatori trentini, si inserisce nel più ampio lavoro di monitoraggio dei fenomeni di radicalizzazione online e propaganda estremista, con particolare attenzione agli ambienti suprematisti e neonazisti.

Il caso riporta inoltre l’attenzione sulla dimensione digitale dei processi di radicalizzazione. È infatti attraverso il monitoraggio di account e comunità online che gli investigatori hanno individuato il profilo ritenuto di interesse, ricostruendone progressivamente l’attività e arrivando all’identificazione del giovane residente in Trentino. I successivi accertamenti sui dispositivi elettronici e nell’abitazione hanno quindi permesso di raccogliere ulteriori elementi al vaglio dell’autorità giudiziaria.

La vicenda, proprio perché riguarda un minorenne, si sviluppa ora nel rispetto delle procedure previste per i procedimenti penali a carico di persone di età inferiore ai 18 anni. Gli elementi contestati e il materiale sequestrato saranno oggetto degli ulteriori approfondimenti dell’autorità giudiziaria.

La Polizia ricorda infine che, in questa fase, vale il principio della presunzione di innocenza: la responsabilità penale dell’arrestato potrà essere considerata accertata esclusivamente all’esito del giudizio e con una sentenza penale irrevocabile.

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