L'inchiesta
mercoledì 18 Giugno, 2025
Export, turismo stellato, produttività: ecco perché il Pil dell’Alto Adige supera di 7 miliardi quello del Trentino
di Simone Casciano e Tommaso Di Giannnantonio
La crescita a due velocità documentata nel rapporto presentato nei giorni scorsi dalla Banca d’Italia. In dieci anni il Pil dell’Alto Adige è cresciuto del 68%, mentre quello del Trentino del 56%
Una regione, due province autonome che in economia vanno a due velocità differenti. Questo quello che emerge da una radiografia dei dati di Trento e Bolzano, basata sul rapporto presentato nei giorni scorsi da Banca d’Italia e sulle tabelle dei rispettivi istituti di statistica. Il divario nel Pil del 2023 (prodotto interno lordo) delle due province è di 7 miliardi di euro: i 25,2 del Trentino contro i 32 dell’Alto Adige. Una forbice che negli anni è solo aumentata: nel 2013 il Pil del Trentino era di 16,2 miliardi, mentre quello dell’Alto Adige di 19 miliardi. In dieci anni il Pil dell’Alto Adige è cresciuto del 68%, mentre quello del Trentino del 56%.
Produttività
Per iniziare a comprendere a cosa è dovuto il divario si deve partire dall’analisi del valore aggiunto. Ossia l’incremento di valore che l’attività delle imprese apporta al valore dei beni e servizi ricevuti, attraverso i propri processi produttivi. Anche qui dieci anni fa la differenza era di circa 3 miliardi, 14,6 per il Trentino e 17,5 per l’Alto Adige. Da allora la forbice si è ulteriormente ampliata, il Trentino è cresciuto fino a 22,6 miliardi, l’Alto Adige è salito a 28,7: la differenza è di 6 miliardi, il doppio rispetto al 2013. Un divario che si vede anche nella produttività del lavoro, ossia il valore aggiunto per singolo addetto nelle imprese. In Trentino si attesta a 60.900 euro per lavoratore, in Alto Adige è a 66.000 euro. Trento, però, rispetto al 2017, ha avuto qui un incremento maggiore crescendo da 50.300 euro, mentre otto anni fa l’Alto Adige era già a 58.700 euro. Ci sono molti fattori che spiegano la differenza di produttività: investimenti, dimensione delle imprese, settori economici diversi.
Turismo
Il turismo è uno dei settori in cui si rileva il gap più marcato. In Alto Adige i servizi di alloggio e ristorazione rappresentano il 14,8% del valore aggiunto totale (2 miliardi e 863 milioni nel 2022), mentre in Trentino si fermano al 9% (1 miliardo e 383 milioni nel 2022). Il divario si fa ancora più ampio se si guardano le presenze turistiche: nel 2024 in Alto Adige si sono registrati 37 milioni di pernottamenti (27 nell’alberghiero e 10 nell’extra-alberghiero), in Trentino, invece, 19,6 milioni (13,7 nell’alberghiero e 5,6 nell’extra). Sopra Salorno la quota di turisti stranieri supera il 70%, mentre in Trentino non arriva neanche alla metà (43%).
Ma la differenza più importante tra il turismo trentino e quello altoatesino riguarda il tipo di offerta alberghiera. In Alto Adige la qualità delle strutture è di gran lunga superiore: si contano ben 628 hotel a 4 o 5 stelle (erano 442 dieci anni fa), per un totale di 49.404 posti letto. E quasi un terzo dei pernottamenti (il 30%) ricade proprio in queste strutture. In Trentino, invece, sono quasi 250 gli alberghi a 4 o 5 stelle (erano 196 nel 2014), per un totale di 24.574 posti letto, la metà di quelli altoatesini. E le presenze turistiche «trentine» a 4 o 5 stelle si fermano a una quota del 23%. In poche parole, il Trentino attrae meno turisti e quelli che attrae sono più «poveri» di quelli dell’Alto Adige.
Un divario, quello turistico, figlio anche di scelte politiche fatte nei decenni scorsi. In passato, ad esempio, in Trentino si è puntato molto di più sulle seconde case. Si vede anche dal numero di abitazioni non occupate attualmente presenti sul territorio. Non tutte sono seconde case, ma la differenza è lampante: stando ai dati Istat, il Trentino si contano 152.788 case vuote, contro le 67.100 in Alto Adige.
L’export
Nelle esportazioni dieci anni fa Trentino e Alto Adige quasi si equivalevano, 3,2 miliardi per Trento, 3,8 per Bolzano. D’allora però, l’Alto Adige è cresciuto del 100% (94,7), arrivando a 7,4 miliardi, l’aumento del Trentino si è fermato invece al 65%, arrivando a 5,3 miliardi. Il divario oggi nell’export delle due province è quindi di 2 miliardi di euro. In particolare l’Alto Adige è capace di generare 2 miliardi in più di esportazioni verso gli altri Paesi europei, per un totale di 5 miliardi contro i 3 del Trentino, mentre i prodotti venduti ai paesi extra Ue, in particolare agli Stati Uniti, sono 2 miliardi per Bolzano e 1,5 per Trento. In Trentino macchinari e apparecchi sono la principale voce di esportazione con il 22%, seguono prodotti alimentari e bevande (18%) e mezzi di trasporto (12,3%). Per l’Alto Adige la prima voce sono invece gli apparecchi elettrici con il 18,9% del totale delle esportazioni (in Trentino sono il 3,9%), seguiti da prodotti alimentari e bevande (16,5%) e macchinari e apparecchi (14,8), subito dietro ci sono le esportazioni di metalli di base (13,3%).
Casse pubbliche
Tra i motivi della crescita a due velocità va considerato anche l’andamento demografico: a Bolzano il tasso di fecondità (numero medio di figli per donna) è rimasto su cifre elevate, dall’1,65 nel 2013 all’1,60 nel 2023; mentre a Trento il tasso si è quasi allineato al resto d’Italia, dall’1,60 al 1,30. In Alto Adige, infine, si è sempre registrato un tasso di occupazione più sostenuto, anche se in questo caso il gap si è ridotto.
Il divario tra le due economie si riverbera poi sulle casse pubbliche. La Provincia di Bolzano può contare su 1 miliardo in più di entrate da imposte, tasse e contributi: 6 miliardi contro i quasi 5 della Provincia di Trento. E avere più risorse significa avere più possibilità di attuare politiche a sostegno del territorio.
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