sabato 12 Settembre, 2026
Angelica Bove a Poplar: «Cantavo nella vasca da bagno, poi Sanremo. Le mie canzoni? Così mi mostro senza freni e senza maschere»
di Irene Parietti
La cantautrice, seconda a Sanremo Giovani 2025 e vincitrice del premio della critica «Mia Martini», ha raccontato a Poplar Cult! la nascita di «Tana» e il significato del suo percorso musicale
Che cosa significa, oggi, fare musica? Ne ha parlato Angelica Bove, cantautrice che ieri sera si è esibita sul palco di Poplar. La cantante – seconda a Sanremo Giovani 2025 e vincitrice del premio della critica «Mia Martini» – è stata protagonista anche di uno degli incontri di Poplar Cult!, in un dialogo con Luca di Backline dal titolo «Nella tana con Angelica Bove», che riprende il nome del primo album in studio di Angelica, «Tana».
«Ho sempre avuto l’esigenza di cantare. Ma, fino a tre anni fa, lo facevo solo per me stessa», racconta Angelica. «Prima cantavo solo tra me e me, nella vasca da bagno. Cantavo musica inglese, soprattutto Adele». E continua: «Ho iniziato da poco a scrivere le mie canzoni. “Tana” rappresenta il momento in cui ho iniziato a prendere sul serio la musica come qualcosa di cui avrei voluto vivere per il resto dei miei giorni».
La cantante, di origini romane, racconta la sua storia: «Di romano ho solo l’accento e il sangue. Non sono cresciuta a Roma: ho vissuto la mia infanzia soprattutto in campagna, in provincia di Viterbo». Angelica parla anche della sua numerosa famiglia: «Sono una di sei fratelli. Da piccola, era difficile che mi annoiassi. Ma avrei voluto avere la possibilità di annoiarmi un po’ di più».
Poi, tre anni fa, la scelta di fare la cantante: «Da quando ho deciso di fare la cantante, me ne sono pentita molte volte. Solo nell’ultimo anno ho imparato a prendere più sul serio questa carriera. Prima volevo fare interior design. Da un anno ho capito che non posso più fare a meno di cantare», spiega. «Sono andata avanti nonostante i dubbi perché sapevo di averne bisogno in termini emotivi, anche se mi spaventavano le esigenze e le responsabilità».
La cantante ha poi parlato del suo singolo – ora parte dell’album – «Mattone», canzone che l’ha portata a raggiungere il secondo posto a Sanremo Giovani. Il mattone è un oggetto pesante, simboleggia un peso che a ciascuno di noi capita di doversi portare dentro. Allo stesso tempo, è anche un oggetto utile a costruire: «Le cose brutte che ci accadono sono occasioni per costruire qualcosa. Dipende da noi dare loro un senso».
Angelica si è quindi espressa anche sulla sua esperienza a Sanremo Giovani: «Vivo sempre le esperienze televisive in maniera distaccata. Pur riconoscendone la grandezza, do loro un peso minimo. Sento l’ansia da prestazione, ma per il resto vivo l’esperienza con leggerezza: non la vivo come una tragedia se va male, né come una vittoria definitiva se va bene».
«Raccontarmi senza filtri attraverso la mia musica è il centro del mio progetto, ed è il mio modo per provare a sopravvivere al tempo», spiega ancora Angelica. «Quando muori, di te rimangono i frammenti di memoria delle persone con cui hai condiviso dei momenti, o una vita intera, finché non muoiono anche loro. Invece, le cose che fai possono continuare a esistere anche quando tu non ci sei più».
Per questo motivo, le esibizioni live assumono un grande significato per la cantante: «La cosa più importante per me è essere vera e sincera, perché il pubblico si merita sincerità e di scoprire chi sono davvero, senza costruzioni». Infatti, continua Angelica, «questo è il senso del mio progetto e di “Tana”: mostrarmi senza freni e senza maschere».
E conclude: «Spero sempre che alla fine delle serate rimanga nel cuore del pubblico la voglia di emozionarsi, di sentirsi vivi e di godersi la vita. Perché alla fine, secondo me, è questo che cerco anch’io quando salgo su un palco: ricordarmi che siamo qui, per un tempo brevissimo, e che vale la pena sentirla tutta questa vita».
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