La storia
lunedì 2 Ottobre, 2023
Elezioni, la storia di Velu Terhes, trentino senza cittadinanza: «Non posso votare, ma sono parte della comunità»
di Sara Alouani
Nato in Romania, da 8 anni in provincia con la moglie (qui da 17 anni) e l'impossibilità di esprimere una preferenza. «Perché? Io contribuisco all'economia. Al mercato mi hanno consegnato un volantino elettorale, l'ho dovuto riconsegnare. Peccato»
Se votare è un diritto e dovere di ogni cittadino, ebbene, per alcuni cittadini, che, a quanto pare, sono meno cittadini degli altri, questo diritto e dovere salta anche in un contesto più territoriale, quale, le elezioni provinciali. È il caso di Velu Terhes, 67 anni, nato in Romania e che da 8 anni risiede regolarmente in Trentino assieme alla moglie che, invece, ha piantato le radici sul territorio 17 anni fa.

Velu Terhes, come mai né lei né sua moglie ha mai richiesto la cittadinanza italiana?
«A dire il vero non siamo mai stati molto interessati a ottenere la cittadinanza, perché non ci sentiamo immigrati. Siamo cittadini comunitari e, per questo, ci reputiamo e ci sentiamo a tutti gli effetti uguali agli italiani. È vero, siamo nati in Transilvania ma facciamo parte dell’Unione Europea come i tedeschi, i francesi e, se devo essere sincero, in quasi un decennio di residenza in Trentino non sono mai stato vittima di razzismo, ma, al contrario, sono sempre stato rispettato».
Eppure, l’Italia vi dice che siete diversi: non potrete votare alle elezioni provinciali di ottobre…
«Secondo me ogni persona regolarmente residente in Italia, di qualsiasi cittadinanza che sia, deve avere il diritto di votare. Certo, magari inserendo qualche requisito come 4 anni di residenza, che mi sembrano più che sufficienti per poter esercitare il diritto di scegliere una persona che ti rappresenti e che provi a risolvere i problemi dell’amministrazione del territorio in cui vivi».
Come si sente ad essere escluso dal voto?
«Non posso dire di essere felice. Sabato scorso ero al mercato e passando a fianco ad uno stand del Pd un signore mi ha consegnato una brochure del partito. Io l’ho riportata indietro dicendo ‘sono straniero non posso votare’ e lui mi ha risposto ‘peccato’. Purtroppo, è un problema di politica interna. Ci sono altri paesi che hanno deciso di permettere ai comunitari di votare ma è una cosa che deve essere decisa internamente dal governo italiano».
La comunità rumena ha mai preso iniziativa a riguardo? Avete mai provato a chiedere di votare?
«Non posso rispondere per altri però, se devo essere sincero, no. Non tutti sono interessati. Io sono un musicista, mi interesso molto alla vita culturale del territorio in cui vivo ma non tutti la pensano come me. Sono tanti i rumeni qui e altrettante le motivazioni per cui sono qui che possono essere legate alla salute, al lavoro, allo studio. Non mi aspetto che siano tutti sensibili al tema del diritto di voto all’estero».
Votate per le elezioni in Romania?
«Certamente. Qui in Trentino vengono organizzate le elezioni per i cittadini residenti all’estero e sia io che mia moglie andiamo a votare. È pur sempre casa nostra».
Qui non si sente a casa?
«Non ho detto questo. È un sentimento diverso, qui stiamo bene, ci sentiamo a casa ma in Romania è rimasto un pezzo di cuore. Siamo nati lì, mia sorella e i miei nipotini vivono lì; quindi, noi ci sentiamo responsabili di quello che succede nel nostro Paese e votiamo per garantire un futuro migliore ai più giovani».
Se potesse, il 22 ottobre voterebbe?
«Sicuro al 100%. Voteremmo sia io che mia moglie, perché siamo responsabili di quello che succede qui adesso. Noi facciamo parte di questa comunità, possiamo parlare con il nostro sindaco quando abbiamo bisogno, usufruiamo di tutti i servizi, lavoriamo e contribuiamo all’economia del paese. Perché non ci lasciano votare? Comunque la ringrazio, perché questa conversazione mi ha dato uno spunto per riflettere su questo tema».
E magari anche a combattere?
«Mi piacerebbe di più vedere i giovani mobilitarsi per questa causa e lottare per i loro diritti».
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