l'intervista
lunedì 2 Novembre, 2026
Dori: «Alzheimer, tempi di attesa inaccettabili. Visite a un anno di distanza»
di Redazione
Il presidente dell’Associazione Alzheimer Trento: «I medici generali non hanno possibilità di fare prescrizioni urgenti (solo un Rao D o P) e il Cup fissa visite troppi distanti»
I tempi di attesa e di diagnosi per l’Alzheimer in Trentino sono troppo lunghi. A sottolinearlo in una nota stampa Renzo Dori, presidente dell’Associazione Alzheimer Trento, che sottolinea come la stessa Asuit e il piano provinciale demenze evidenzino al contrario l’importanza di diagnosi tempestive per prendere in cura le persone affette da deterioramento cognitivo.
«Da tempo tutte queste raccomandazioni, questi obiettivi risultano di fatto essere belle parole, prive di scelte conseguenti – attacca Dori – Oggi se un familiare preoccupato per un sospetto deterioramento cognitivo o perdita parziale di memoria di un proprio parente si reca dal proprio medico di medicina generale, questi esegue una serie di test e sulla base dei risultati consiglia eventuali approfondimenti. Ma al medico non è consentito prescrivere una visita specialistica indicando un Rao U o B (tempo max di visita entro 3 o 10 giorni), ma solo un Rao D o P (visita entro 30 o 120 giorni)».
I tempi poi si dilatano ulteriormente con la chiamata al Cup, una cosa intollerabile data la natura cronico-degenerativa dell’Alzheimer, prosegue Dori: «Se la visita deve essere tempestiva, perchè al medico è stato vietato dall’Azienda sanitaria di poter prescrivere un RAO B? Sulla base di quali criteri è stata fatta questa scelta se i documenti prodotti dalla stessa Azienda parlano di tempestività? Qual è il concetto di tempestività come è declinato? E poi come è possibile che l’indicazione clinica non sia messa a conoscenza del CUP il quale fissa le visite a 10-12 mesi di distanza?». E la situazione, spiega il presidente, non cambia nemmeno se ci si rivolge agli specialisti a pagamento che, effettuata la visita, «consiglieranno il famigliare a rivolgersi al Cdcd (Centro Disturbi Cognitivi e Demenze di Asuit, ndr) su richiesta del medico generale e si ricomincia daccapo. Una cosa a dir poco kafkiana e intollerabile». Altro tema è quello di chi ha già una diagnosi di demenza e manifesta improvvisi disturbi, per cui mancano percorsi predefiniti di aiuto.
Di fronte a questa circostanza, spiega Dori, i familiari sono spesso costretti a rivolgersi al Pronto Soccorso: «E’ arcinoto che l’ambiente del pronto soccorso per persone con demenza e disturbi del comportamento associati causa scompensi ulteriori: si ricorre quindi a sedazione forte e rinvio a domicilio, che non è una soluzione, ma semplicemente un metodo “tampone” che poi scarica ancora una volta sulla famiglia la fase gestionale del malato». Un problema che si potrebbe risolvere attivando il medico generale perchè prescriva un inserimento temporaneo in Rsa: «Altrove questo approccio funziona ed è di reale aiuto alle famiglie – conclude Dori – Le persone con demenza in Trentino sono oltre 10.800, a cui si aggiungono 8.500 persone in fase di decadimento cognitivo e il fenomeno è in continua crescita. Annualmente vi sono prime visite per circa 1.900 persone con un incremento nel 2024 di oltre il 40% tutte fatte tramite i Cdcd. E’ urgente potenziare questa tipologia di servizi».
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