l'inchiesta

giovedì 15 Ottobre, 2026

«Digli che non si sta comportando bene»: nella maxi-truffa minacce e intimidazioni a chi osava chiedere indietro i soldi

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I cinque arrestati compariranno nei prossimi giorni davanti al giudice

Usavano metodi anche intimidatori e minacce nei confronti dei clienti che avevano «osato» ribellarsi chiedendo di essere ripagati. «Di a …. che non si sta comportando bene».
I cinque agli arresti domiciliari — ordinanza di custodia firmata dal gip Enrico Borrelli su richiesta del pm Alessandro Clemente — compariranno nei prossimi giorni davanti al giudice per l’interrogatorio di garanzia. Sono Alessandro Groff, 49 anni di Trento, consulente finanziario di una nota banca con sede in centro città (estranea alla vicenda ma usata come base per pubblicizzare il progetto Hashburst e per consegnare i computer), Gabriele Edmondo Pegoraro, 50 anni di Luino, ingegnere ideatore del sistema che si spacciava per genio dell’informatica, Nicolò Gasparri, 60 anni di Casatenovo, Massimiliano Baggi, 54 anni di Milano e Giuseppe Maria Battaglia, 62 anni di Pavia, tutti e tre ai vertici della serie di società nate per gestire il meccanismo e per fornire le lettere di patronage. L notizia dell’arresto di Groff ha sconvolto il mondo del ciclismo, dove il consulente finanziario è molto noto per essere presidente della società dilettantistica Forti e Veloci. La Procura ipotizza per loro i reati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e all’esercizio abusivo dell’attività di intermediazione finanziaria. Oltre a loro, facevano parte dell’organizzazione altre dieci persone, tutte indagate. Tra queste anche la moglie di Groff, anch’essa consulente. Sono numerose le esperienze dei truffati. Venivano ricevuti nell’ufficio della banca, nel centro di Trento, di Groff e in alcuni episodi c’è stata la collaborazione della moglie (anch’essa indagata) per rassicurare gli investitori.
In un caso una coppia è stata convinta a investire i risparmi. Hanno versato 38mila euro – in più tranche – a favore della società Digital Verse Ltd su un conto corrente in Belgio. Denaro che è sparito. Alla coppia era stata assicurata una rendita fissa mensile. In un’altra circostanza, un titolare di un’agenzia di sicurezza è stato raggirato due volte. L’hanno convinto a investire oltre 51mila euro a favore di Digital Verse Ldt.
Gli avevano garantito guadagni sicuri dopo circa tre mesi.
Ma dall’investimento sono arrivati solo 62,14 euro.
In un prima momento aveva versato circa 8mila euro a favore della società Digital Verse Ldt, poi 20mila euro. Ma non c’era profitto. Lo stesso investitore ha iniziato a dubitare del progetto, però, è stato convinto che l’operazione stesse procedendo bene. Rassicurato, ha investito ulteriori 23mila euro. In un’altra circostanza ancora, il consulente si sarebbe recato direttamente nell’ufficio di un noto editore trentino per convincerlo della bontà del programma, prospettandogli grossi guadagni con l’acquisto di un dispositivo tecnologico per il mining. Rassicurato da queste parole, l’editore ha investito 60mila euro sul conto belga della Digital Verse Ltd. In tutto ha guadagnato 374,97 dollari.
Gli indagati lo avevano rassicurato che alcuni cambiamenti societari avrebbero risolto ogni problema. In un altro episodio, un notissimo imprenditore trentino è stato convinto a investire oltre 93mila euro, prospettandogli la possibilità di guadagnare una rendita fissa mensile.
Anche in questo caso gli indagati hanno cercato di rassicurare l’investitore e a convincerlo a proseguire nell’investimento nonostante il mancato profitto.
È stato anche minacciato da un amico – guardia del corpo di Pegoraro, gli avrebbe detto di stare tranquillo, che chi sapeva lui non si stava comportando bene. Nonostante il tempo trascorso, i componenti della presunta associazione continuavano a tenere in piedi il palco, recitando la storia dell’investimento solo frenato da difficoltà transitorie, ma ben presto fecondo.

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