Economia

martedì 24 Marzo, 2026

Crisi in Medio Oriente, gli industriali di Trento e Bolzano a confronto. «Export e competitività a rischio, dall’Ue serve un’azione forte»

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Confindustria Trento e Assoimprenditori hanno condiviso le preoccupazioni non solo per i rincari energetici ma anche per le relazioni commerciali minate dal conflitto

La difficile situazione in Medio Oriente ha impatti rilevanti anche sulle imprese di Trentino e Alto Adige. Oltre al caro-energia e al rischio di un blocco dell’export verso le aree interessate dal conflitto, preoccupano le difficoltà di approvvigionamento di materie prime e componenti per i quali aumentano tempi e incertezza nelle forniture. Al fine di sostenere la competitività delle imprese è necessario trovare nuovi mercati di sbocco e ridurre la dipendenza da altre aree del mondo su materie prime ed energia. Una sfida che le imprese sono pronte ad affrontare e a vincere, ma per la quale è necessario che a livello europeo, italiano e locale si mettano in campo misure che rendano l’industria europea più solida e capace di resistere alle situazioni di crisi.

Il punto sugli effetti del conflitto mediorientale sull’economia è stato fatto durante un webinar organizzato da Confindustria Alto Adige e Confindustria Trento e al quale hanno partecipato più di cento imprese regionali.

«Il conflitto sta complicando l’accesso delle nostre imprese ai Paesi di quell’area che hanno fatto segnare un aumento importante dell’export regionale negli ultimi anni. La scelta delle nostre imprese è stata infatti quella di diversificare per poter ridurre i rischi sulle vendite all’estero derivanti dai dazi Usa e dalla ridotta crescita della Ue. Preoccupano le nuove difficoltà imposte all’export da tale situazione, export che rappresenta una delle leve di sviluppo importanti per le nostre imprese», ha evidenziato Lorenzo Delladio, Presidente di Confindustria Trento.

«La crisi in Medio Oriente tocca da vicino le nostre imprese, sta avendo effetti rilevanti sulla struttura dei costi e sull’approvvigionamento di materie prime e componenti decisivi per l’attività aziendale e ne mette a rischio la competitività. Di fronte a tali scenari, serve un’azione forte dell’Ue che consenta alle imprese di competere con i player mondiali e riduca la dipendenza sul fronte dell’energia e delle materie prime», ha evidenziato Alexander Rieper, Presidente di Confindustria Alto Adige.

Le relazioni tecniche sono state affidate a Marco Ravazzolo, Direttore Area Politiche per l’Ambiente, l’Energia e la Mobilità di Confindustria, Alessandro Rossi, esperto del Polo Tecnologico per l’Energia e Giovanni Foresti, Responsabile dell’Analisi Territoriale presso il Research Department di Intesa Sanpaolo.

Ravazzolo ha affrontato le conseguenze geopolitiche del conflitto sui costi per le imprese: «Lo stretto di Hormuz è uno snodo chiave della logistica mondiale per l’energia e dalle regioni del Golfo arrivano materie prime fondamentali per intere filiere. Le tensioni attuali stanno facendo aumentare tempi di navigazione, costi di trasporto e volatilità dei noli con effetti diretti sui costi delle catene di approvvigionamento globali».

«Il mercato dell’energia è sottoposto a incertezza e forte volatilità. I valori dei prezzi per gas e elettricità sono cresciuti a livelli molto elevati. In un contesto simile, le soluzioni strutturali possono arrivare dal livello geopolitico, mentre le imprese possono investire in rinnovabili, efficienza e produzione di energia per ridurre la dipendenza dalle forniture esterne e raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione», ha sottolineato Rossi.

«È presto per dire quale sarà l’impatto del conflitto in Iran sull’economia italiana e del Trentino-Alto Adige: molto dipenderà da durata delle ostilità, tempi di chiusura dello stretto di Hormuz e danni alle infrastrutture energetiche. Gli effetti su settori e filiere produttive varieranno in funzione dell’esposizione commerciale verso i Paesi del Medio Oriente, dell’intensità energetica e delle condizioni di domanda», ha concluso Foresti.