Dopo lo spoglio
martedì 24 Marzo, 2026
Centrodestra trentino silente sul referendum: nessuna regia comune e scarso impegno dei partiti. «Prendiamo atto, rispettiamo il voto»
di Donatello Baldo
Nessun quartier generale, poche prese di posizione e alleati autonomisti defilati: dopo il voto emerge una coalizione fragile, senza strategia condivisa e con crepe politiche tutte da gestire
Forse non ci ha mai creduto nessuno nel centrodestra trentino. Nessuno dei partiti, figuriamoci l’intera coalizione — che tutti assieme si sono visti davvero poche volte — avevano organizzato un momento di condivisione per seguire in diretta i risultati. Nessun quartier generale, dunque, come invece ha allestito il centrosinistra al Café de la Paix. «Forse organizziamo qualcosa in sede nel tardo pomeriggio», dicevano i vertici di Fratelli d’Italia quando lo scrutinio era ancora in corso. Poi più nulla: «Arriverà un comunicato». Quello del deputato e coordinatore regionale meloniano Alessandro Urzì. Nemmeno un comunicato quelli della Lega, nemmeno quelli di Forza Italia. Non pervenute le reazioni di autonomisti e civici.
«Rispettiamo il voto»
«Il risultato in Trentino Alto Adige è pressoché di parità fra Sì e No», si legge nella nota di Urzì. Che ammette la sconfitta: «Ma Fratelli d’Italia come sempre ha troppo rispetto degli italiani per non rispettarne il voto. E quindi della occasione perduta si prende atto». Sulle ripercussioni politiche e sulla tenuta del governo: «Non cambierà nulla, non è stato mai un voto sul governo ma solo sulla riforma. E di questo voto, come detto, si prende atto». Il tema è però anche il governo locale: il Trentino Alto Adige è l’unica regione a trazione centrodestra del Nord dove vince il No. Ma su questo Urzì non dice nulla. Continua però sul dato nazionale: «Il voto sul governo e sul bilancio complessivo dell’azione della maggioranza di centrodestra ci sarà alla scadenza naturale della legislatura. E ci si presenterà con l’orgoglio di avere rispettato l’impegno con gli elettori su ogni punto del programma sul quale si era chiesto il voto. Questa è la differenza tra chi attualmente governa e chi, anche se nel proprio programma ha da sempre la separazione delle carriere, se la realizzano poi gli altri la contrasta».
«Prendiamo atto»
Nessun comunicato da parte della Lega, dunque. «No», conferma il segretario trentino del Carroccio Diego Binelli. «Ma posso fare delle dichiarazioni». Eccole: «Contenti per l’affluenza, oltre le aspettative. Sul voto, prendiamo atto ma dispiace per una mancata riforma della giustizia sulla quale credevamo. Moderata soddisfazione per il dato trentino, dove c’è un sostanziale pareggio. E basta». Ma le altre regioni a trazione leghista hanno vinto sul no con numeri importanti: «Sì, ho visto. C’è qualche punto di differenza. Ma non è un dato politicamente rilevante».
«Questione nazionale»
L’anomalia del centrodestra trentino è la presenza nella coalizione delle forze civiche, autonomista, territoriali. Il Patt, la Civica, la Lista Fugatti. Ma al netto dell’assessore Mattia Gottardi de La Civica, che è intervenuto alla chiusura della campagna referendaria «più come avvocato che come politico», nessuno si è prodigato per le ragioni del Sì. E infatti, nemmeno ieri si sono sentiti in dovere di commentare i risultati: «Avevamo detto con un comunicato che noi come Patt non avremmo preso una posizione», afferma il segretario delle Stelle Alpine Simone Marchiori. Il motivo? «Non è un referendum che riguarda l’autonomia trentina». Poi, nell’urna, ognuno ha fatto quel che credeva. Marchiori ha votato Sì: «L’Italia si dimostra un Paese irriformabile. E questo è valso alle proposte di centrosinistra con Renzi e ora a quelle del centrodestra con Meloni». Laconico il commento di Mattia Gottardi: «Mi limito a guardare il dato trentino. Affluenza alta e un sostanziale pareggio. L’esito del voto si rispetta ma la considero un’occasione persa».
«Poco impegno dei partiti»
Questa riforma era il sogno di Silvio Berlusconi. Quelli di Forza Italia ci hanno creduto per davvero. Una realtà piccola in Trentino, che ha fatto quello che ha potuto. La new-entry Claudio Cia ha rimesso in moto i sui banchetti sul territorio: «Tanta disinformazione, tanta paura instillata nelle persone. Ha vinto il No ma ha perso il confronto democratico». Nel merito delle ragioni della sconfitta entra un altro esponente del partito azzurro, Sergio Divina: «Mi dispiace molto, noi nel nostro piccolo ci siamo impegnati a fondo. Il problema è che gli altri partiti a favore del Sì non si sono impegnati abbastanza».
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