L'intervista
domenica 31 Agosto, 2025
Calcio Trento, Giacca non pone limiti «Può essere un anno storico»
di Angelo Zambotti
Il presidente degli aquilotti: «A San Vincenzo centro per eventi e nuovo stadio»

«Chissà se quel sogno che abbiamo, ovvero la Serie B, si potrà realizzare, prima o poi. Il club in questi anni è cresciuto sia a livello strutturale, sia nei risultati della prima squadra, quindi per quest’anno l’obiettivo principale è migliorarci ulteriormente entrando nelle prime quattro: non partiamo con l’assillo di salire di categoria, ma chissà…».
Mauro Giacca, dal 2014 presidente del Calcio Trento, è ambizioso di natura. Negli scorsi anni, qualche volta ha pagato lo scotto di «voli pindarici» spinti dall’entusiasmo e da un’esperienza inizialmente limitata, ma ora che gli aquilotti si apprestano ad affrontare la quinta stagione consecutiva in Serie C rilancia ulteriormente gli obiettivi dei gialloblù, a breve e a lungo termine.
Presidente, che Trento dobbiamo aspettarci?
«Noi vogliamo essere lì e giocarcela con tutte. Essere competitivi è diverso che dover andare in Serie B: negli anni scorsi abbiamo visto più squadre sovvertire i pronostici della vigilia, per farlo è però necessario essere all’altezza di chi punta con decisione al salto, e secondo me questo Trento lo è. Quindi chissà: se noi saremo bravi nel tenere un passo adeguato e se i tifosi ci staranno vicino, sognare è possibile. Questo può essere davvero l’anno di una svolta davvero storica, però mi aspetto lo stadio pieno in tante occasioni».
Si aspettava qualcosa in più dal pubblico negli scorsi anni?
«Non dobbiamo dimenticare un problema enorme di cui si parla poco: per avere uno stadio pieno è necessario che un tifoso abbia la possibilità di parcheggiare. Si dice che il Calcio Trento non ha i numeri di volley e basket, ma vorrei vedere con un palazzetto dello sport senza parcheggi quanti spettatori totalizzerebbero gli altri sport. Questo capita anche nella vita di tutti i giorni: se in un supermercato non ci sono parcheggi, si possono vendere i migliori prodotti, ma in pochi verranno a comprarli».
Quindi il futuro è lo stadio nuovo?
«Il futuro è quello che io chiamo centro di aggregazione territoriale provinciale, fruibile da tutta la popolazione, con all’interno anche uno stadio per il Trento. Ovvero un centro che può creare uno sviluppo ricreativo, tra concerti, cinema all’aperto, altri eventi, feste dello sport per tutti i bambini della provincia. E l’unico posto che si presta a tutto questo è l’area di San Vincenzo. Questo sarebbe una ciliegina, sportiva e non solo, per la città e per tutto il Trentino».
Questa vicenda influisce sui risultati della società?
«Penso di sì. Una cosa a cui penso spesso è che in un secolo il Trento non è mai stato in grado di avere un proprio centro sportivo. Dovrei trovarmi qui con una struttura vecchia, invece per le nostre giovanili non c’è niente, anzi negli anni sono stati tolti degli spazi anche per via degli alti e bassi della società. Oggi, però, il club ha stabilità, quindi servono anche le strutture: il Trento ha dimostrato, e il mio stile è sempre stato quello di fare prima di chiedere, quindi ora ci aspettiamo che ognuno faccia la propria parte. Abbiamo investito molto nel Briamasco, che però è uno stadio che però ha limiti strutturali insormontabili».
È soddisfatto della squadra?
«Soddisfattissimo. E aggiungo una cosa: quando sento dire che il Trento non avrebbe i soldi per tenere alcuni giocatori, vorrei rispondere che il Trento è più forte di quel che si potrebbe pensare. Però questa società vuole spendere con qualità, e farsi rispettare. I calciatori che sono arrivati in estate non hanno nulla da invidiare a chi ci ha salutato».
Manca un centravanti?
«Assolutamente no. Per quanto riguarda Di Carmine, possiamo tranquillamente dire che per il rinnovo era praticamente fatta, mancava solamente la firma. Però sono abituato a una cosa: quando si tira troppo la corda, la mollo io, non la faccio mollare agli altri. Per questo siamo andati su altre figure: tutti i nostri attaccanti sono di valore assoluto, e lo dimostreranno. Poi abbiamo tanti giovani, con un contratto anche per la prossima stagione, quindi di fatto abbiamo la squadra pronta pure per il campionato successivo».
Di mister Tabbiani che dice?
«Con lui abbiamo passato un’estate particolare, leggendo di un suo possibile addio. La realtà è che la conferma non è mai stata in dubbio dopo il piazzamento della scorsa stagione. Forse lo scorso anno il Trento poteva dare qualcosina in più, ma è stato molto sfortunato a livello di infortuni. Questo perché, secondo me, molti elementi hanno patito il gioco di Tabbiani, che richiede molto. Anche per questo abbiamo dato spazio a tanti giovani, che comunque sono di qualità: un ragazzo di 20 anni può fare la differenza in questa categoria, anche grazie alla voglia di dimostrare e di crescere».
Dopo un anno di collaborazione, quale il giudizio su Piazzi?
«Luca non è un direttore generale, ma un direttore generale operativo. E c’è una bella differenza, perché oltre a dirigere traccia le linee, mette a disposizione la sua esperienza. Ha un carattere molto deciso, ma spesso perché vuole dimostrare la sua voglia di fare».
Come sta procedendo il «Patto Trentino»?
«Il Patto Trentino sta andando oltre le nostre previsioni. All’interno delle varie società sanno che a Trento il presidente è un artigiano, cosa che capita molto spesso anche nelle periferie: noi artigiani, uomini del fare, abbiamo nel dna la voglia di metterci in gioco per la nostra comunità, dando anche credibilità ai progetti. Anche per questo sempre più società operano in sinergia con noi, e non può che essere un orgoglio».
Come si sta trovando invece con il nuovo ds Moreno Zocchi?
«Dovessi dargli un voto, sarebbe cento e lode. Si tratta di una persona umana e preparata, che tiene i piedi ben saldi a terra, e che sta dimostrando attaccamento a un club che in Serie C è reputato importante. Questo anche grazie a chi ci ha guidato nel percorso, ovvero Attilio Gementi e Giorgio Zamuner».
A Trento abbiamo i campioni d’Italia del volley e i detentori della Coppa Italia di basket: quale il rapporto con queste due realtà?
«Personalmente ho un ottimo rapporto sia con Marcello Poli, presidente di Trentino Volley, sia con Luigi Longhi, presidente di Aquila Basket. Dal mio punto vista sarebbe bello interessante discutere di una sorta di polisportiva, dandoci una mano per valorizzare i nostri sponsor, oltre che studiando degli abbonamenti per più discipline: secondo me sarebbe un progetto a vantaggio di tutti».
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