L'assemblea
sabato 11 Aprile, 2026
Caccia in Trentino: 5.987 associati e 161 nuovi ingressi nel 2025. Rensi: «Siamo custodi responsabili del territorio»
di Redazione
L’Assemblea Annuale dell’Associazione traccia il bilancio
Si è tenuta questa mattina al Centro Congressi dell’Interporto di Trento l’Assemblea Annuale dell’Associazione Cacciatori Trentini, un momento di confronto che ha confermato la solidità di una delle realtà più radicate nel tessuto sociale locale.
Al 31 dicembre 2025 la compagine sociale dell’Associazione contava 5.778 soci, che corrispondono a 5.987 cacciatori attivi. Con 161 nuovi ingressi registrati nell’anno, il settore segna un’inversione di tendenza rispetto al passato, dato corroborato dai 246 candidati iscritti all’esame di abilitazione venatoria. Numeri che confermano l’Associazione tra gli Enti del Terzo Settore più rappresentativi del Trentino, unendo la storica tradizione venatoria alla moderna gestione del patrimonio faunistico.
Per quanto riguarda lo status e la gestione degli ungulati, nella scorsa stagione venatoria sono stati prelevati 10.062 capi, a fronte di una stima complessiva di circa 75.520 capi censiti nel 2025. Nel dettaglio, il numero di caprioli abbattuti ha superato quello dei cervi (3.598 contro 3.440), mentre per il camoscio si contano 2.930 prelievi. Un dato di eccellenza: poco meno del 50% dei prelievi di camoscio dell’intero arco alpino italiano si concentra tra le province di Trento e Bolzano, segno tangibile dell’efficacia gestionale.
Il monitoraggio del territorio richiede un impegno costante: le annuali campagne di censimento hanno visto il coinvolgimento dei cacciatori per 6.853 giornate uomo, pari a circa 35.000 ore di lavoro volontario. A questo si aggiunge l’attività di recupero dei selvatici feriti, con 158 conduttori abilitati che nel 2025 hanno effettuato 1.088 uscite, permettendo il recupero di 443 capi.
Il Presidente dell’Associazione dei Cacciatori Trentini, Matteo Rensi, ha ribadito il ruolo cruciale della categoria: «Parlare di caccia oggi non significa soltanto parlare di fauna e ambiente ma anche di responsabilità. Responsabilità verso il territorio che viviamo, verso gli animali che conosciamo meglio di chiunque altro e verso le generazioni che verranno dopo di noi. Noi cacciatori siamo spesso i primi a percepire i cambiamenti dell’ambiente, i primi ad accorgerci quando qualcosa non va, ma anche i primi che possono dare l’esempio quando si tratta di rispetto, equilibrio e gestione corretta della fauna. Difendere la caccia oggi significa dimostrare ogni giorno che sappiamo essere custodi seri e responsabili del territorio, non solo utilizzatori. Significa collaborare con le istituzioni, col mondo scientifico, con i cittadini per garantire che la fauna e l’ambiente restino una risorsa per tutti. Se sapremo unire passione, conoscenza e senso di responsabilità allora la caccia avrà ancora un futuro e sarà un futuro dignitoso sostenibile e rispettato».
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