Salute e Ambiente
venerdì 4 Settembre, 2026
Bypass ferroviario, l’allarme di Legambiente: «Pfas già presenti nei corsi d’acqua della val d’Adige»
di Redazione
La richiesta degli ambientalisti: «Dateci il capitolato d'appalto per conoscere i materiali usati»
Non solo piombo tetraetile. Anche i Pfas rientrano nel rischio inquinanti in vista dell’avvio delle lavorazioni per le gallerie della circonvallazione ferroviaria di Trento. A sollevare l’allarme è il circolo di Trento di Legambiente, che chiede di conoscere nel dettaglio i materiali e le sostanze chimiche che saranno utilizzati nei cantieri del bypass ferroviario.
Secondo quanto riferito da Legambiente Trento, già oggi in alcune rogge e corsi d’acqua del territorio trentino sono state rilevate concentrazioni significative di Pfas. Tra le aree indicate ci sono la Fossa maestra di Mattarello, a sud del cantiere del bypass ferroviario, il rio Valnigra alla foce, nell’area di San Vincenzo, e il rio Lavisotto-Adigetto alla foce. In alcuni casi, sostiene il circolo, i valori sarebbero superiori ai limiti previsti per le acque superficiali.
I Pfas, acronimo di sostanze per- e polifluoroalchiliche, sono una famiglia di composti chimici caratterizzati da elevata persistenza nell’ambiente. Proprio per la loro difficoltà a degradarsi vengono comunemente definiti «inquinanti eterni».
Il precedente del Veneto
A preoccupare Legambiente Trento è soprattutto quanto accaduto in Veneto, dove la contaminazione da Pfas legata alla vicenda della Miteni ha interessato per anni falde acquifere, acque superficiali e risorse destinate al consumo umano in un’ampia area delle province di Vicenza, Verona e Padova.
A questo si aggiunge, secondo quanto riportato dalla stampa e richiamato dal circolo di Legambiente, il caso dei lavori della Pedemontana Veneta. Nel Vicentino sarebbero state utilizzate, per la realizzazione di alcune gallerie, miscele cementizie contenenti Pfas e la presenza di queste sostanze sarebbe stata successivamente riscontrata nelle falde e in alcuni pozzi destinati all’acqua potabile.
La vicenda ha portato alla chiusura di alcuni pozzi e a un procedimento giudiziario che coinvolge 12 persone, alle quali vengono contestati, secondo l’accusa, reati legati all’inquinamento ambientale e all’omessa bonifica. Un ulteriore filone investigativo riguarderebbe lo stoccaggio di terre da scavo provenienti dalle gallerie della Pedemontana e contaminate da Pfas.
È proprio questo precedente, osserva Legambiente Trento, a rendere necessarie garanzie preventive anche per i cantieri trentini.
«Vogliamo conoscere il capitolato»
Il timore espresso dal circolo riguarda in particolare l’eventuale impiego, durante lo scavo delle gallerie del bypass di Trento, di acceleranti di presa o altri additivi per il cemento contenenti Pfas.
Legambiente Trento sottolinea però che, allo stato attuale, non vi sarebbe certezza sull’utilizzo di queste sostanze nel cantiere trentino. Il problema, sostiene il circolo, è proprio l’assenza di informazioni sufficientemente dettagliate sui materiali previsti.
Nel mirino finiscono RFI e il consorzio Tridentum, incaricato dei lavori della circonvallazione ferroviaria di Trento. Secondo Legambiente, il capitolato d’appalto, nel quale dovrebbero essere indicati materiali e sostanze utilizzati in cantiere, non sarebbe stato reso disponibile.
Per questo il circolo di Trento di Legambiente ha annunciato una richiesta di accesso agli atti, con l’obiettivo di verificare se siano previste sostanze potenzialmente pericolose per l’ambiente e la salute.
Il precedente del dibattito pubblico sul lotto 3B
La questione era già stata sollevata durante il dibattito pubblico sul lotto 3B, relativo alla circonvallazione ferroviaria di Rovereto, svolto tra marzo e aprile 2026.
Nel corso dell’incontro del 20 aprile, i rappresentanti di Legambiente Trento avevano chiesto di poter consultare la documentazione relativa ai materiali che saranno utilizzati nei futuri cantieri.
Secondo quanto riferito dal circolo, l’ingegner Beschin di RFI aveva spiegato che per il lotto 3B i materiali non erano ancora definiti, poiché sarebbero stati individuati con l’affidamento dell’appalto. Lo stesso tecnico avrebbe però precisato che nel capitolato del lotto 3A, relativo alla circonvallazione ferroviaria di Trento, erano già indicati i documenti riguardanti i materiali previsti nei cantieri.
Sempre secondo quanto riferito da Legambiente Trento, Beschin si sarebbe impegnato a pubblicare il capitolato del lotto 3A sul sito dell’Osservatorio ambientale e per la sicurezza sul lavoro del Corridoio del Brennero e a trasmetterlo ai Comuni interessati, Trento e Besenello.
Il circolo sostiene che questo passaggio non sia ancora avvenuto e chiede quindi che la documentazione venga resa pubblica.
«Serve prevenire, non intervenire dopo»
La preoccupazione espressa da Legambiente Trento riguarda soprattutto la possibilità che eventuali sostanze contaminanti possano raggiungere i corsi d’acqua e le falde della valle dell’Adige e, successivamente, della Vallagarina.
Il circolo richiama inoltre gli studi scientifici che hanno evidenziato possibili effetti sulla salute associati all’esposizione ad alcuni PFAS, tra cui effetti cancerogeni e altri danni. Su questo punto chiede che le autorità sanitarie e ambientali valutino preventivamente ogni possibile rischio legato alle attività di cantiere.
La richiesta è rivolta alla Provincia autonoma di Trento, anche attraverso Appa e Asuit. al Comune di Trento e agli altri enti competenti in materia di tutela ambientale e sanitaria.
«Ci chiediamo come sia possibile che un’informazione fondamentale per la tutela della salute e dell’ambiente rimanga ignota», afferma Legambiente Trento, che chiede di escludere l’utilizzo di Pfas nei cantieri del bypass e di rendere pubbliche le informazioni sull’eventuale presenza di queste sostanze sul territorio.
Il Comune di Trento e il manifesto contro i PFAS
Nel suo appello, il circolo di Trento di Legambiente ricorda anche che il Comune di Trento ha aderito, nel novembre 2024, al Manifesto per la messa al bando dei Pfas.
Da qui la richiesta all’amministrazione comunale di assumere una posizione chiara anche rispetto ai cantieri della circonvallazione ferroviaria, chiedendo che eventuali materiali contenenti PFAS vengano esclusi e che la cittadinanza venga informata sulla situazione delle acque del territorio.
«Bisogna intervenire prima che i PFAS contaminino le acque e i terreni», è il messaggio lanciato da Legambiente Trento, che invita a non limitarsi al monitoraggio successivo all’eventuale contaminazione.
L’obiettivo dichiarato dal circolo è prevenire qualsiasi nuovo episodio di contaminazione e tutelare le risorse idriche, l’ambiente e le attività agricole e turistiche della valle dell’Adige e della Vallagarina.
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