Economia

lunedì 7 Settembre, 2026

Benzina su del 22%, bollette del 14%, l’allarme di Fedeconsumatori: le famiglie trentine pagheranno tremila euro in più

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L'associazione torna a chiedere un intervento alla Provincia: «Sostenere il reddito»

Non è soltanto una questione di prezzi. Quando ad aumentare sono soprattutto i beni e i servizi indispensabili, il peso della crisi finisce per ricadere maggiormente su chi vive di lavoro e pensione.

È la lettura di Federconsumatori del Trentino, che rilancia le elaborazioni dell’Osservatorio nazionale dell’associazione sulle spese previste per le famiglie nei mesi autunnali. Tra settembre e novembre il conto delle principali voci stagionali raggiungerà 2.959,42 euro per nucleo familiare, con un aumento del 7,2% rispetto al 2025.

Nel calcolo rientrano spese per la scuola, visite mediche, TARI, attività sportive e, soprattutto, le utenze. Le bollette sono stimate in aumento del 14,3%, mentre per la benzina l’incremento arriva al 22,8%. Cresce anche la prima rata del riscaldamento condominiale, con un +15,7%.

«Non tutti subiscono gli aumenti allo stesso modo»

Secondo Federconsumatori, però, fermarsi alle percentuali restituisce soltanto una parte del problema.

«Cento euro di aumento non pesano allo stesso modo per tutti», osserva l’associazione. Per una famiglia con uno stipendio medio o basso, una spesa aggiuntiva può significare dover rinunciare ad altri consumi; per un nucleo con redditi più elevati, la stessa cifra può invece essere più facilmente assorbita.

Il rischio, secondo Federconsumatori, è che una quota sempre maggiore del reddito da lavoro e da pensione venga destinata alle spese obbligate, lasciando meno risorse per tutto il resto.

Energia, riscaldamento, carburante, casa, alimentazione, scuola e salute sono infatti voci difficilmente comprimibili. Quando aumentano, sostiene l’associazione, le famiglie finiscono per intervenire sulle spese considerate non indispensabili: si rinvia un acquisto, si riduce il tempo libero, si cercano prodotti più economici, si rimanda una visita o si limitano le attività dei figli.

Il rischio per l’economia locale

La contrazione dei consumi, secondo Federconsumatori, non riguarda però soltanto i bilanci domestici.

Se migliaia di famiglie riducono contemporaneamente le proprie spese, a risentirne possono essere anche commercio e servizi, con possibili ripercussioni sull’economia locale.

L’associazione pone inoltre una questione di equità: a suo giudizio, nei periodi di difficoltà il costo degli aumenti non dovrebbe ricadere prevalentemente sui consumatori, soprattutto quando in alcuni settori continuano a registrarsi margini e profitti particolarmente elevati.

Per Federconsumatori del Trentino servono interventi che vadano oltre le misure temporanee. Tra le richieste figurano il sostegno ai redditi medio-bassi, il contrasto alla povertà energetica, la riduzione della pressione fiscale sui beni essenziali e controlli più rigorosi sulla formazione dei prezzi e sulle eventuali dinamiche speculative.

L’associazione chiede inoltre una maggiore contribuzione da parte di chi, nelle fasi di crisi, realizza guadagni eccezionali, in linea con le misure indicate nel documento nazionale di Federconsumatori.

Anche la Provincia autonoma di Trento, secondo l’associazione, può intervenire attraverso un monitoraggio sistematico dei prezzi, misure mirate per le famiglie maggiormente esposte e un confronto con la distribuzione e gli operatori economici per individuare le cause degli aumenti.

«Il reddito non può servire solo a pagare le spese obbligate»

Il punto, per Federconsumatori, riguarda quindi il potere d’acquisto ma anche la qualità della vita.

«Il reddito da lavoro e da pensione non può trasformarsi progressivamente in un reddito destinato quasi esclusivamente a pagare le spese obbligate», sostiene l’associazione.

La preoccupazione è che una situazione nella quale il lavoro non garantisca più la possibilità di vivere dignitosamente, risparmiare e progettare il futuro finisca per accentuare le disuguaglianze.

Per Federconsumatori del Trentino, la tutela del potere d’acquisto non è dunque soltanto una questione economica, ma anche una questione di equità sociale.

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