Borgo Valsugana

venerdì 25 Settembre, 2026

«Attesa infinita, niente assistenza e bagno per disabili inadeguato». L’odissea in ospedale di una paziente affetta di Parkinson

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La testimonianza raccolta al San Lorenzo. La replica: «La struttura ha qualche criticità, ma i lavori in corso sistemeranno»

Un utente racconta la personale odissea vissuta lunedì dall’anziana madre per venire visitata al pronto soccorso di Borgo. È lo spaccato del disagio di tanti utenti che si scontra con le difficoltà di un reparto che, come specificano gli operatori, fa il possibile per ovviare alla difficoltà con le risorse umane a propria disposizione.
Questa la vicenda spiegata dalla signora Monica Libardoni: «Lunedì mattina, mentre scendeva le scale assieme a noi, mia madre, che ha 85 anni ed è affetta dal Parkinson, ha appoggiato male il piede, torcendosi la caviglia. All’inizio pensavamo non fosse una cosa grave e sembrava tutto in ordine, così l’abbiamo portata al centro diurno di Scurelle. Durante la mattinata la caviglia si è gonfiata e, attorno alle 13.00, l’abbiamo portata in pronto soccorso a Borgo».

I problemi sarebbero insorti successivamente: «Nella saletta eravamo in parecchi, tutti codici verdi più un azzurro – prosegue nel suo racconto la signora Libardoni – ciascuno era stato valutato da un’infermiera e gli era stato assegnato un codice. Tutti o quasi erano in attesa di venir esaminati per problematiche agli arti o traumi. Alcuni erano lì dalla mattina. Ad esempio, c’era un signore con un’unghia della mano sollevata che aspettava dalle 9.00 e che è stato dimesso alle 18.00. In una situazione simile, con persone anziane e doloranti, a nessuno degli addetti presenti è venuto in mente di offrire del ghiaccio o degli antidolorifici. Al di là della valutazione iniziale, nessuna assistenza è stata prestata. A un certo punto mi sono alzata e ho chiesto di avere del ghiaccio per la caviglia di mia madre che era molto gonfia. Mi è stato fornito senza problemi, a quel punto un gran numero dei presenti ha chiesto e ottenuto lo stesso trattamento».

Non solo: «A un certo punto mia madre ha avuto bisogno di andare al bagno – aggiunge Monica Libardoni – era su una carrozzina e l’ho portata ai servizi per i disabili, dove ho dovuto constatare che la carrozzina non poteva entrare perché era presente uno scalino. Ho dovuto prendere in braccio mia mamma aiutandola a entrare. Alla domanda del perché nel bagno dei disabili fosse presente una evidente barriera architettonica, mi è stato risposto che a distanza di un mese sarebbe stato tutto sistemato. Un’altra questione ha riguardato la presenza degli specialisti. Verso le 17 circa uno dei presenti in sala d’aspetto ha chiesto se ci fosse ancora l’ortopedico. È stato risposto che l’ortopedico se n’era andato alle 16, dato che quasi tutti erano in attesa con problemi articolari e traumatici la cosa ha suscitato una certa inquietudine. Alla fine, noi siamo riusciti a fare la lastra verso le 19.30 e siamo stati dimessi alle 20.30. Io capisco le difficoltà e non do colpe al personale ma a un’organizzazione del lavoro che mi è parsa discutibile».

Fin qui la storia dal punto di vista di un’utente del pronto soccorso. C’è però anche un altro lato della medaglia, quello di chi nel pronto soccorso ci lavora: «Nel caso della signora in questione il triage è avvenuto alle 13.50 – spiega il direttore della medicina interna e del pronto soccorso di Borgo Valsugana, Dimitri Peterlana – come in tutti i pronto soccorso d’Italia si lavora su codici di priorità. In quel momento avevamo 12 pazienti in carico tutti con diversi gradi di complessità di intervento. A livello di risorse il pronto soccorso di Borgo ha a disposizione un medico singolo, più un’infermiera dedicata al triage, e due infermieri che gestiscono il pronto soccorso e l’osservazione breve. Per quanto riguarda il supporto ortopedico in presenza è limitato fino alle 16».
Peterlana interviene anche sulla questione del gradino nel bagno dei disabili: «La struttura del pronto soccorso di Borgo risale agli anni ’70 e quindi qualche problema può sussistere – ammette il medico – posso però dire che essa sarà a brevissimo sostituita e che tutti questi aspetti strutturali saranno superati dall’apertura della nuova area dell’ospedale».

Quanto all’accusa di non aver offerto ghiaccio o antidolorifici ai pazienti in attesa il dottor Peterlana precisa che: «È giusto sottolineare che il personale, a richiesta, non si è negato ed anzi ha corrisposto con solerzia quanto richiesto ai pazienti – precisa il dirigente – il punto cruciale dell’attività del pronto soccorso è riuscire a contemplare le risorse finite disponibili, rispetto alle esigenze dei pazienti, ci rendiamo conto dei disagi per le persone in attesa, specie quelle più anziane. Posso assicurare che tutti noi, medici e infermieri, facciamo del nostro meglio per dare risposte pronte ed esaustive ai bisogni dei pazienti e dei loro famigliari».

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