Il bilancio

domenica 17 Maggio, 2026

Aquila basket, il coach Cancellieri: «I playoff non erano scontati, il nostro obiettivo è divertirsi»

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Per l’allenatore la post season sarà l’ultimo atto in bianconero: «Quest’annata è stata davvero educativa sotto tanti punti di vista. Sono grato a Trento»

Come in ogni rapporto, anche la storia tra coach Massimo Cancellieri e la Dolomiti Energia Trentino non è stata esente da momenti complicati, ma francamente sarebbe stato difficile immaginare il contrario. Arrivato all’Aquila dopo un’annata di grande successo al Paok di Salonicco, conclusa con la finale di Fiba Europe Cup persa nel doppio confronto contro Bilbao, l’allenatore teramano era chiamato a non far rimpiangere Paolo Galbiati, beniamino dei tifosi nonché assoluto protagonista della conquista della Coppa Italia. Compito ancor più difficile considerando un roster completamente rinnovato e strutturato seguendo un diktat ben chiaro: spazio ai giovani. Se da una parte il cammino in Lba è stato più tortuoso del previsto, e in questo caso pesa la mancata qualificazione alle Final Eight, dall’altra il percorso europeo ha superato ogni rosea aspettativa, sfiorando addirittura la semifinale. Le strade a fine stagione si separeranno, ma dopo aver conquistato i playoff al fotofinish, adesso c’è voglia di continuare a correre.

Coach Cancellieri, partendo proprio dall’arrivo in Italia dopo la stagione in Grecia, com’è stato l’impatto con una realtà completamente diversa?
«Venivo da una situazione in cui mi son dovuto conquistare tutto e, mese dopo mese, complici i risultati, ho visto gradualmente crescere il rispetto di tutto l’ambiente. Sono un essere umano anche io e chiaramente il legame con la Grecia è ancora forte; doverlo ricostruire qui non è stato semplice, e spesso non ci sono riuscito. Sono state due esperienze completamente diverse e come tali vanno vissute. Sono orgoglioso, però, di aver dato continuità al mio lavoro, raggiungendo quest’anno un traguardo simile a quanto fatto la passata stagione con una finale europea e un accesso ai playoff».

Quest’anno a Trento ha trovato una squadra talentuosa, ma piena di rookie e dall’età media molto bassa. Quali sono le principali sfide nell’allenare un gruppo così?
«Le difficoltà principale è stata costruire la chimica. Quando hai ragazzi con poca esperienza, devi creare una sintonia che non viene da sola, ma nasce dal tempo passato insieme. Meno esperienza hai, più cose devi imparare da zero. Penso sia stato il leitmotiv di tutta la stagione. Siamo partiti bene, lavorando sodo, ma quando è iniziata la coppa il ritmo è cambiato. Giocando così tanto, gli errori che di solito correggi con calma durante gli allenamenti settimanali, noi li facevamo in partita. È stato un continuo su e giù, alternando ottimi momenti a prestazioni più scialbe. Nell’ultimo periodo, potendo finalmente gestire una sola partita a settimana, abbiamo avuto modo di ritrovarci. Abbiamo cambiato passo: non è solo una questione di schemi, ma di consapevolezza».

Paragonando la squadra che ha trovato in estate a quella che vede in queste ultime settimane di allenamento, qual è stato l’aspetto su cui c’è stato un miglioramento evidente?
«Siamo stati capaci di ricreare gli equilibri da capo, riuscendo a tamponare l’infortunio di DeVante’ Jones che ci ha chiaramente ostacolato per oltre un mese. Prima avevamo tre bocche da fuoco che dominavano il gioco, mentre con l’assenza di DeVante’ la squadra ha sentito la necessità di fare qualcosa di diverso. Abbiamo dovuto imparare a condividere la palla in modo nuovo. Non siamo perfetti, ma ci siamo arrivati, anche se a fasi alterne. Mi chiedete giustamente come si spiegano gli alti e bassi, e perché abbiamo fatto grandi partite contro le big come Bourg, Besiktas, Virtus Bologna o Milano e poi siamo caduti contro avversarie sulla carta più abbordabili, come Sassari. La mia idea è piuttosto banale, ma rispecchia la realtà: siamo partiti sapendo di doverci guadagnare spazio e rispetto, partendo da underdog. Quando la difficoltà era massima, la squadra era consapevole di dover alzare l’asticella dell’attenzione e dell’intensità, altrimenti non avremmo avuto scampo. La partita d’esordio contro Bourg, ad esempio, è stata uno shock. Abbiamo segnato 49 punti, sembravamo una squadra radunata mezz’ora prima al campetto. Quello scotto ce lo siamo portati dietro tutta la stagione; inconsciamente, ogni volta che ci approcciavamo a una squadra forte, l’asticella si alzava da sola. Dall’altra parte contro squadre contro cui pensavamo di poter competere più facilmente, il livello di attenzione calava. Io non glielo imputo come una colpa grave alla squadra: è un processo naturale».

Nonostante un girone di ritorno molto complicato, la squadra è riuscita a centrare l’obiettivo playoff che sembrava compromesso dopo il ko a Napoli.
«In passato mi è capitato di allenare squadre che, trovandosi in situazioni di difficoltà e dovendo gestire la negatività di tante sconfitte di fila, alla fine mollavano la presa. Ecco, il merito di quest’anno va tutto a loro: dopo ogni sconfitta questo gruppo tornava in palestra il giorno dopo lavorando esattamente con la stessa intensità delle settimane precedenti. Dopo la vittoria con Venezia abbiamo incontrato squadre molto ostiche come Brescia e Reggio Emilia, ma anche Napoli stessa, fresca del cambio di allenatore. Abbiamo continuato a lavorare senza portarci dietro questo alone di negatività, e abbiamo avuto ragione».

Ora quali sono gli obiettivi?
«Volevamo divertirci per arrivare ai playoff, e quell’obiettivo non cambia. Adesso ci divertiamo giocandoli. Sappiamo che non era affatto scontato raggiungerli, non era una cosa scritta o dovuta, quindi siamo felicissimi di avercela fatta».

Cosa si porta via Massimo Cancellieri da quest’esperienza?
«Quest’annata è stata clamorosamente educativa, sotto davvero tanti punti di vista. Per me è una situazione nuova, per certi versi simile a quella vissuta a Biella, ma erano altri tempi. Trento mi ha dato tantissimi spunti e insegnamenti nuovi, soprattutto su come affrontare situazioni inedite. È stata un’annata in cui tutti siamo stati messi, non dico a dura prova, ma costantemente nella condizione di dover cercare aggiustamenti, di dover trovare soluzioni e di dover incastrare dei pezzi che, a dirla tutta, non era proprio così facile mettere insieme. Sono grato di averla vissuta».