Lo studio
domenica 27 Settembre, 2026
Ansia, depressione e isolamento sociale da smartphone: il 42% degli studenti ad altissimo rischio
di Redazione
L'indagine che ha coinvolto 2.514 adolescenti di 24 Paesi è stata al centro di un appuntamento del Festival Educa. La docente Corazza: «Più che cambiare, le dipendenze si sono allargate»
Gaming, gioco d’azzardo online, social media, acquisti compulsivi e pornografia: il confine tra l’uso quotidiano della rete e l’insorgere di comportamenti problematici si fa sempre più sottile tra le giovani generazioni. Se ne è parlato ieri pomeriggio a Palazzo Piomarta nell’ambito del Festival Educa durante l’incontro «Dipendenze: cosa sono e come intervenire», promosso da Fondazione Franco Demarchi e Università di Trento.
L’appuntamento, moderato da Daniela Amosso, ha visto a confronto Ornella Corazza, direttrice dell’Addiction Science Lab dell’Università di Trento, e Maurizio Gentile, docente alla Lumsa di Roma, per analizzare l’evoluzione delle dipendenze tra ragazzi e adolescenti e definire strategie preventive integrate basate su evidenze scientifiche e competenze socio-emotive. Durante il suo intervento, Corazza ha ricordato come le trasformazioni digitali impongano sfide educative del tutto nuove. È fondamentale aumentare la consapevolezza non solo dei più giovani, ma anche delle famiglie, spesso all’oscuro delle dinamiche economiche e di monetizzazione celate dietro app e videogiochi all’apparenza gratuiti. A confermare l’urgenza del tema sono i dati di un recente studio che ha visto coinvolti 24 Paesi europei e più di 100 ricercatori, condotto su 2.514 studenti tra i 12 e i 16 anni (distribuiti in 40 scuole): il 42% del campione è risultato ad altissimo rischio di uso problematico di internet, con fattori di vulnerabilità legati soprattutto a sofferenza psicologica, ansia, depressione, impulsività, difficoltà emotive e isolamento sociale.
«Più che cambiare, le dipendenze si sono allargate – ha spiegato la professoressa – Accanto alle sostanze dobbiamo considerare comportamenti problematici legati a Internet: gaming, gioco d’azzardo online, contenuti per adulti, acquisti compulsivi e social media. Trascorriamo in media dalle 2 alle 3 ore al giorno online, ma la permanenza arriva fino a 5 ore tra i più giovani: un tempo in cui crescono i rischi di un uso problematico della rete. La questione scientifica è capire quando un comportamento che fa parte della vita quotidiana diventa patologico e richiede un intervento. Molti di questi atteggiamenti sono ormai normalizzati e rendono difficile percepire il rischio. Inoltre, alcuni meccanismi economici dei videogiochi si avvicinano a quelli del gioco d’azzardo: non possiamo più considerarli mondi separati. Dobbiamo spostare l’intervento più indietro: servono dati, formazione e consapevolezza prima che il comportamento diventi patologico e la persona arrivi ai servizi socio-sanitari».
Il secondo fulcro del confronto ha riguardato il ruolo della prevenzione universale e la promozione delle competenze socio-emotive come fattori protettivi indispensabili nei contesti educativi formali e informali. Gentile ha richiamato le evidenze emerse dalle ricerche internazionali ed europee sul tema: «I dati Ocse tratti dall’indagine Sses (Survey on Social and Emotional Skills) evidenziano relazioni positive tra competenze socio-emotive e benessere personale, qualità della relazione con i pari e rendimento scolastico – ha sottolineato Gentile – I percorsi di apprendimento socio-emotivo hanno molteplici ricadute positive, ad esempio sul clima di classe, sul senso di sicurezza, sugli atteggiamenti, sulla gestione dello stress emotivo e sugli esiti di apprendimento».
Un impegno che trova riscontro anche sul piano legislativo grazie alla recente Legge n. 22/2025, che coinvolge attivamente le scuole nella definizione, applicazione e valutazione di percorsi per lo sviluppo socio-emotivo delle alunne e degli alunni, con oltre 400 progetti già valutati positivamente per il prossimo triennio. In questo quadro si inserisce la campagna e il progetto Big Yourself, che nasce con l’obiettivo di promuovere percorsi di riflessione rivolti a giovani e adulti, dentro e fuori il contesto scolastico, per conoscersi meglio e favorire sani stili di vita e di relazione.
Il progetto utilizza come base scientifica il modello dei Big Five, che descrive la personalità attraverso 5 dimensioni: apertura, gradevolezza, estroversione, coscienziosità e stabilità emotiva. Grazie all’esplorazione di queste dimensioni, è possibile acquisire una maggiore consapevolezza di sé e dei propri vissuti, sviluppando risorse utili per affrontare le esperienze della vita.
L’iniziativa si inserisce nell’ambito del Progetto «Una montagna di opportunità», promosso da Provincia autonoma di Trento, Azienda sanitaria universitaria integrata del Trentino (Asuit) e Fondazione Franco Demarchi, con il finanziamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento delle politiche contro la droga e le altre dipendenze.
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