Salute

mercoledì 7 Ottobre, 2026

Allattamento al seno, dal Trentino i dati migliori d’Italia. La metà dei neonati lo riceve anche oltre il dodicesimo mese

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Quasi il 60% dei nuovi nati in Provincia allattato esclusivamente al seno. Ma ci sono dei divari tra le classi sociali

Il Trentino si conferma sopra la media nazionale per quanto riguarda l’allattamento materno. A 2-3 mesi il 62% dei neonati viene allattato in modo esclusivo, mentre a 4-5 mesi la percentuale è del 58%, contro rispettivamente il 48% e il 39% registrati a livello nazionale.

Sono i dati con cui il territorio conclude la Settimana mondiale per l’allattamento materno 2026, iniziativa che punta a richiamare l’attenzione sull’importanza dell’allattamento come investimento per la salute pubblica e il benessere delle future generazioni.

Il filo conduttore dell’edizione di quest’anno è stato «Allattare per un inizio sostenibile della vita: rafforziamo ciò che funziona». Anche Asuit ha aderito alla Settimana attraverso iniziative di sensibilizzazione.

Si allatta sempre di più oltre il primo anno

Il quadro trentino mostra una crescita anche per quanto riguarda la prosecuzione dell’allattamento. La percentuale di bambini che ricevono latte materno tra i 12 e i 15 mesi è passata dal 39% del 2019 al 44% del 2022, arrivando al 49% nel 2025.

Anche il dato sull’allattamento esclusivo nei primi mesi di vita è cresciuto nel tempo: tra i 4 e i 5 mesi si è passati dal 45% del 2019 al 58% del 2025.

I numeri arrivano dalla sorveglianza «Bambine e bambini 0-2 anni», promossa dal Ministero della Salute e coordinata dall’Istituto superiore di sanità. Per il Trentino i dati sono stati raccolti in una scheda informativa curata dall’Osservatorio epidemiologico di Asuit.

Il ruolo dei servizi sanitari

Tra gli elementi indicati per spiegare i risultati c’è anche l’organizzazione della rete materno-infantile. Tutti i punti nascita e i servizi territoriali del percorso materno infantile di Asuit sono certificati come «Ospedali e Comunità Amici delle bambine e dei bambini», secondo gli standard OMS e UNICEF.

Il programma punta a proteggere, promuovere e sostenere l’allattamento e la salute della madre e del bambino. OMS e UNICEF raccomandano l’allattamento esclusivo al seno per i primi sei mesi, seguito dalla prosecuzione insieme a un’adeguata alimentazione complementare fino ai due anni e oltre, se desiderato da madre e figlio.

Secondo le evidenze richiamate da Asuit, quando l’allattamento viene adeguatamente protetto e sostenuto, le donne hanno più del doppio delle probabilità di allattare.

Le differenze sociali

I dati evidenziano però anche differenze legate ad alcuni determinanti sociali. La probabilità di allattare in modo esclusivo è maggiore tra le donne laureate, con una percentuale del 68% rispetto al 53% tra quelle con licenza media o diploma.

La percentuale è inoltre del 66% tra le pluripare, contro il 56% tra le primipare. Un’altra differenza riguarda la condizione lavorativa: l’allattamento esclusivo raggiunge il 60-61% tra le donne che non lavorano o non hanno ancora ripreso l’attività, mentre scende al 41% tra quelle già rientrate al lavoro.

I benefici

Asuit sottolinea come promuovere l’allattamento significhi fare prevenzione primaria fin dai primi giorni di vita.

Per i neonati, il latte materno è associato a una riduzione del rischio di diverse patologie, tra cui obesità infantile, diabete di tipo 1, asma, infezioni dell’orecchio e gastrointestinali, gravi infezioni delle basse vie respiratorie, leucemia infantile e sindrome della morte improvvisa del lattante. Viene inoltre indicato un possibile effetto positivo sullo sviluppo cognitivo.

Per le madri, l’allattamento è associato a una riduzione del rischio di ipertensione, diabete di tipo 2 e alcuni tumori, tra cui quelli dell’ovaio e della mammella.

Alcol e fumo, i comportamenti da monitorare

La sorveglianza segnala infine alcuni comportamenti sui quali resta necessario rafforzare la prevenzione.

Tra le madri che allattano, il 27% dichiara di consumare alcol almeno una o due volte nell’arco di 30 giorni, mentre il 5,5% si dichiara fumatrice.

Dati che, accanto agli indicatori positivi sull’allattamento, evidenziano l’importanza di continuare a investire sull’informazione, sul sostegno alle madri e sulla promozione di stili di vita salutari nel percorso materno-infantile.

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