venerdì 23 Giugno, 2023
Alberghi e ristoranti alla disperata ricerca di dipendenti. La soluzione di Peterlana (Confesercenti): «Paghe più alte e turni elastici»
di Tommaso Di Giannantonio
Per l'associazione di categoria non è «un fenomeno limitato al settore, ma riguarda tutto il mercato del lavoro»
Più che di mancanza di «personale», si dovrebbe parlare di mancanza di «candidati» nel mondo del turismo. Perché «il personale c’è, ma non vuole più fare questo mestiere», considera Massimiliano Peterlana, vicepresidente vicario di Confesercenti del Trentino e presidente provinciale della Federazione nazionale degli esercenti pubblici e turistici (Fiepet). In Trentino-Alto Adige, considerando tutti i settori, il 57,8% delle imprese riscontra difficoltà a reperire manodopera, a causa, principalmente, della «mancanza di candidati» (il T di ieri). E nel macro settore del turismo — dagli alberghi ai ristoranti — le imprese faticano a trovare camerieri e addetti alla cucina. Cosa fare? «Bisogna puntare sul welfare aziendale e aumentare i salari, ma a fronte di un taglio del cuneo fiscale a carico degli imprenditori». Intanto, vista la carenza di personale, «molti alberghi si convertono di fatto in b&b oppure riducono l’offerta».
Siete preoccupati?
«Siamo preoccupati per il sistema che non tiene più. Ci sono questioni strutturali che vanno affrontate. Non si tratta di un problema isolato, come può essere il meteo, che può far aumentare o diminuire le presenze. La mancanza di personale riguarda tutti i settori».
Quali sono le «questioni strutturali»?
«Nel mondo del turismo, in particolare, ci sono due questioni, una pratica ed una tecnica. Quella pratica riguarda appunto la carenza di manodopera, o meglio, il personale c’è, ma non vuole più fare questo mestiere. Una problematica è la busta paga, ma il grande lavoro va fatto a livello nazionale. Bisogna abbassare il cuneo fiscale: non è possibile che a fronte di una busta paga di 2.000 euro, al dipendente vanno mille euro. L’imprenditore deve sì aumentare i salari, ma non possono esserci costi così alti».
L’altra questione?
«I giovani, ma non solo, hanno cambiato prospettiva e visione del lavoro. Vogliono avere più tempo libero fuori. Bisogna quindi modificare la struttura del lavoro, introducendo orari più elastici e più turni. La carenza dei lavoratori stagionali si risolve, inoltre, attraverso la creazione di un ambiente accogliente. In Trentino abbiamo l’esempio virtuoso del Garda. L’Apt (Azienda per il turismo) ha creato una card che permette al lavoratore di vivere il territorio nelle ore libere. Questo è il nuovo mondo. Bisogna lavorare sul welfare aziendale perché ormai una persona che cerca lavoro, cerca anche qualità della vita. Tutto il sistema deve cambiare, ma non si può scaricare tutto sulle spalle degli imprenditori».
Per quanto riguarda i lavoratori stranieri, quali sono le vostre richieste?
«Bisognerebbe riuscire a gestire le quote di lavoratori extra Ue con maggiore elasticità, a seconda delle esigenze delle imprese. C’è, infine, un ultimo aspetto, non meno importante».
Ossia?
«Gli appartamenti hanno costi impossibili. Noi abbiamo bisogno di operatori provenienti da fuori provincia, ma i prezzi delle case sono troppo alti. Da tempo abbiamo chiesto di ripristinare gli edifici pubblici dismessi, ma non si è fatto nulla. È inutile parlare di destagionalizzazione se non abbiamo nemmeno la forza lavoro per le stagioni tradizionali».
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