L'intervento
venerdì 3 Aprile, 2026
Caro carburanti: il Governo proroga il taglio delle accise fino al primo maggio. Stanziati 500 milioni di euro per frenare i prezzi di benzina e diesel
di Redazione
Via libera al decreto. Giorgetti: «Situazione internazionale complicata, pronti a nuovi interventi»
Proroga del taglio delle accise sui carburanti fino al 1° maggio, estensione del credito di imposta al 20% anche alle imprese agricole e in più la misura ponte per le imprese “esodate” di Transizione 5.0. Di buon mattino, il Venerdì Santo il governo sistema il pacchetto carburanti, visto che le misure per evitare l’impennata dei prezzi sarebbero scadute il lunedì festivo. «Il decreto tampona questa situazione fino al primo di maggio – spiega il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, sceso in sala stampa per illustrare il provvedimento – poi gli eventi internazionali di carattere geopolitico che non dipendono da noi ci suggeriranno interventi per far fronte a una situazione che è oggettivamente molto complicata sotto ogni aspetto, anche economico».
Per la premier Giorgia Meloni si tratta di «una misura necessaria per fronteggiare una fase particolarmente delicata, segnata da tensioni internazionali che stanno producendo effetti concreti sui costi dell’energia e sull’economia. Sappiamo che il quadro resta complesso. Per questo il governo continuerà a monitorare con la massima attenzione l’evoluzione dello scenario internazionale e a lavorare su ogni intervento necessario a proteggere famiglie, imprese e lavoro».
La proroga ha un onere «intorno ai 500 milioni, per 200 milioni c’è l’autocopertura che deriva dall’incremento del gettito Iva, per 300 milioni sono risorse che sono state recuperate sostanzialmente su quelle che sono le risorse Ets CO2, che non erano state ancora utilizzate, avendo premura di non toccare quelle che erano state originariamente destinate al sollievo degli energivori», spiega il ministro. Nel decreto c’è inoltre un intervento su Simest per le imprese che lavorano sull’export.
L’orizzonte per ora è il 1° maggio, ma le misure, anche stavolta, potrebbero non bastare: se la guerra dovesse andare avanti lo scenario macroeconomico e nazionale si complicherebbe ulteriormente, con rischi seri per crescita e inflazione. Il conflitto «produrrà ahimè conseguenze sia sulle politiche monetarie sia su quella fiscale dei Paesi che subiscono questi effetti, chi più, chi meno, credo che tutto il globo è colpito», sottolinea Giorgetti.
Intanto c’è da mettere a punto il documento di finanza pubblica, da inviare all’Ue a fine aprile, in cui incorporare previsioni su crescita, deficit e debito per i tre anni successivi: un compito difficile per i tecnici del Mef in un momento di grande incertezza, e che si lega a una possibile deroga alla regola del 3% prevista dal patto di stabilità: «È chiaro che la riflessione a livello europeo, se la situazione non cambia sarà inevitabile», dice Giorgetti, spiegando che «ho espresso questa mia riflessione già all’inizio del conflitto, l’ho ribadita all’Eurogruppo questa settimana, lo farò in qualsiasi consesso internazionale in cui parteciperò, perché questa è la realtà».
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