L'indagine
mercoledì 18 Giugno, 2025
Agente trans presa a sgabellate in un locale: arrestato uno dei tre ultras. È il leader della curva Nuova Guardia
di Benedetta Centin
Il 36enne trentino Leonardo Di Cristina dovrà indossare il braccialetto elettronico. Le ipotesi d’accusa formalizzate dalla Procura sono quelle di sfregio permanente del viso, violenza privata e minaccia in concorso
Poliziotta transgender picchiata e presa a sgabellate, tra gli insulti, in un bar di via Roberto da Sanseverino a Trento, all’alba del 15 febbraio, finita poi in ospedale dove quei solchi sulla fronte sono stati suturati con 18 punti: a distanza di quattro mesi quasi esatti è scattato l’arresto per uno dei tre aggressori, ultras della Nuova Guardia. Il terzetto su cui gli agenti della Digos di Trento avevano chiuso il cerchio a stretto giro, dopo aver passato al setaccio il video, con tanto di audio, registrato dall’impianto di videosorveglianza del locale e ascoltato le diverse testimonianze. Ad essere ristretto agli arresti domiciliari da due giorni, con tanto di braccialetto elettronico applicato, il 36enne trentino Leonardo Di Cristina, considerato uno dei leader della Nuova Guardia: era appunto lunedì quando i poliziotti della questura di Trento hanno dato esecuzione alla misura cautelare disposta dal giudice per le indagini preliminari Gianmarco Giua, in base al quadro probatorio delineato dagli investigatori della Digos. Quello che il pubblico ministero Davide Ognibene ha messo nero su bianco nel corposo fascicolo d’inchiesta.
«Pericoloso socialmente»
Le ipotesi d’accusa formalizzate dalla Procura sono quelle di sfregio permanente del viso, violenza privata e minaccia in concorso, mentre sarebbe esclusa, a quanto pare, l’aggravante della discriminazione per le offese transfobiche denunciate dalla vittima. Contestazioni, queste, uguali per tutti e tre gli ultras indagati. Ma allora perché solo Di Cristina è finito agli arresti domiciliari? Perché lui — spiega la questura in un comunicato stampa — «ha dimostrato una particolare pericolosità sociale, anche in considerazione di una serie di intemperanze pregiudizievoli per l’ordine e la sicurezza pubblica, non solo contestuali all’evento delittuoso in argomento (il pestaggio della poliziotta ndr), ma anche successive, rivelatrici di un’indole particolarmente violenta». Lui, ne sono convinti i poliziotti, sempre in concorso con altre persone, «sempre afferenti alla tifoseria ultrà trentina», avrebbe messo in atto «una serie di condotte penalmente rilevanti commesse a inizio anno e culminate nell’aggressione» alla poliziotta transgender di 52 anni, nel locale pubblico, quando questa era libera dal servizio (lei comunque lavora in un’altra città), riconosciuta a sua volta come tifosa del Trento calcio.
E a pesare, per Di Cristina, sarebbero stati anche i Daspo emessi nei suoi confronti nel tempo, per le sue condotte violente allo stadio. L’ultimo, a quanto pare, gli è stato notificato dopo gli scontri tra tifosi a Salò. A staccare per il 36enne il divieto di accesso alle manifestazioni sportive, è stato il questore di Brescia. Un provvedimento della durata di cinque anni. Tanto il 36enne dovrà rimanere lontano dagli stadi, con obbligo di presentazione in questura o caserma ad ogni partita.
L’ipotesi sfregio permanente
Per valutare l’entità delle ferite riportate dalla poliziotta, per arrivare alla più corretta qualificazione del reato, il pm aveva delegato specifici accertamenti medici per verificare, di fatto «fotografare», le lesioni. Accertamenti medico legali che evidentemente hanno stabilito che quelle cicatrici, quello sfregio sul viso, rimarrà a vita sulla fronte della poliziotta di 52 anni, se la contestazione è quella l’articolo 583 quinquies del codice penale. Quello che riguarda appunto «Chiunque cagiona ad alcuno lesione personale dalla quale derivano la deformazione o lo sfregio permanente del viso». Ipotesi, questa, che «è punita con la reclusione da otto a quattordici anni». Si tratta di un reato introdotto di recente dalla legge 69/2019 denominata «Codice rosso», in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere.
Dall’altra anche l’avvocato della poliziotta, Stefano Daldoss, ha delegato una consulenza medico legale di parte sulle lesioni della sua assistita, con la conclusione che sono permanenti, e pure sui i danni, anche morali, riportati dalla stessa.
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