val di Fiemme

venerdì 10 Aprile, 2026

A Ziano l’ultimo addio per Werner Degiampietro. Il ricordo del fratello Kevyn: «La montagna per lui era passione e servizio»

di

Il poliziotto è stato trovato senza vita la mattina di mercoledì, sul Cermis, dopo essere stato travolto da una valanga

Tanti poliziotti, appassionati della montagna e dello sci e, soprattutto tanta gente della val di Fiemme a dare l’ultimo saluto a Werner Degiampietro, il poliziotto 46enne  in forza al Centro di addestramento alpino di Moena, travolto e ucciso dalla valanga sul Cermis mercoledì mattina. Il funerale si è tenuto nel pomeriggio di oggi, nella chiesa parrocchiale di Ziano di Fiemme.

Distrutti dal dolore, i fratelli Kevyn e Peter, la sorella Evelin che già hanno affrontato la perdita qualche tempo fa di mamma Elsa e papà Adolfo. Una perdita che ha lasciato una ferita profonda e mai rimarginata: «È difficile, perché dopo che sono venuti a mancare i nostri genitori non è più stato facile… quindi questa morte è ancora più dolorosa – riflette il fratello Kevyn – «Sempre in movimento, sportivo fino all’osso. La montagna la sua passione più grande. Lui, da sempre, al servizio degli altri».

C’è un filo che attraversa tutta la storia di Werner. È quella dell’amore per le vette: «Non saprei cosa dire proprio, non sono bravo con le parole — rivela — Porterò nel cuore l’immagine di lui piccolino che praticava lo sci di fondo, poi il Biathlon. Infine, sono arrivate le gare: le vinceva pure». Werner dopo essere entrato in polizia e destinato alla polstrada di Bolzano era rientrato da agente nella val di Fiemme nel 2013, distaccato alla stradale di Cavalese, quando c’erano stati i Mondiali di sci nordico. Qualche tempo dopo, era stato trasferito definitivo a Moena, anche perché al Centro di addestramento alpino della polizia di Moena era «uno dei più bravi», ha ricordato il suo istruttore Maurizio Dellantonio, ex poliziotto, capo del soccorso alpino nazionale. Tra l’altro è stato per anni anche un agonista nello scialpinismo con l’Us Caurio.

Ma prima di tutto questo. Prima di avvicinarsi alle sue amate cime, ha prestato servizio in giro per l’Italia, da nord a sud. «Ha fatto la scuola di polizia a Pescara — racconta il fratello — È stato anche nei centri di accoglienza a Lampedusa e a lavorato in polizia a San Donà di Piave». Non solo, perché ha prestato servizio anche in Lombardia, «a Milano, mi pare di ricordare, è stato anche agente di sicurezza negli stadi, poi Bolzano e infine è riuscito ad avvicinarsi a casa a Moena». E l’amara considerazione: «Difficile accettare quanto successo». Un pensiero che accomuna tutti quelli che hanno condiviso le piste innevate con lui. «Si è trovato al momento sbagliato nel posto sbagliato. Non riusciamo ancora a crederci». Andrea Scarian, capo del soccorso alpino della stazione della val di Fiemme, dà voce al dolore della sua squadra. «Siamo ancora sotto shock e più poveri — dice — Sono giorni pesanti da sopportare e superare. Werner era uno dei nostri: ha dedicato la sua vita agli altri. Ha speso tanto tempo per aiutare chi aveva bisogno». Il capo del soccorso alpino val di Fiemme lo ha conosciuto cinque anni fa e in questo tempo ha imparato a apprezzare la qualità più grande di Werner, «la disponibilità verso gli altri». E oggi saranno in tanti a stringersi al dolore della famiglia Degiampietro, alla moglie Ines Vanzetta e ai suoi due figli di quattordici e sedici anni, nella chiesa parrocchiale di Ziano di Fiemme dove si terrà l’ultimo saluto alle 14.30 del pomeriggio.