L'inchiesta
martedì 27 Gennaio, 2026
L’amore al tempo delle App, la docente di Social media: «Piattaforme frequentate soprattutto da uomini. L’essere scelti gratifica»
di Andrea Manfrini
L'esperta analizza il fenomeno crescente delle relazioni mediate dalla rete. «È importante sapere che tipo di relazione si cerca e comunicarlo»
«Le piattaforme di dating non hanno alcun interesse a farci sapere quanti utenti abbiano, quindi i dati che abbiamo sono ancora a spanne. In Italia sembrerebbe che Tinder la faccia da padrone, seguito da Bumble e Hinge», spiega Giulia Ranzini, professoressa di Social media al Dipartimento di Scienze della comunicazione alla Vrije Universiteit di Amsterdam e ricercatrice nell’ambito delle relazioni interpersonali mediate dalle tecnologie digitali. «È avvenuta una de-stigmatizzazione delle piattaforme di dating, che sono diventate un modo come gli altri per incontrare qualcuno».
Perché uno strumento nato per avvicinare le persone rischia di amplificare il senso di isolamento?
«Come esseri umani, abbiamo la tendenza a considerare quello che succede online come rappresentativo di ciò succede nel mondo. La verità è che spesso e volentieri le cose sono molto più complesse. Una cosa su cui non si concentra nessuno è che gran parte delle App di dating ha un’enorme sproporzione di utenti. Ci sono quasi il triplo di uomini rispetto alle donne. Questo significa che per ogni utente donna c’è grande domanda di potenziali partner. Tinder dà priorità alle immagini rispetto alle informazioni scritte. Uno dei risultati che troviamo più frequentemente è che le persone fisicamente attraenti tendono ad avere più successo. Se si combinano questi due livelli capiamo che alcuni utenti troveranno l’esperienza delle App di dating davvero poco soddisfacente. Forse offrire piattaforme che diversificano un po’ l’offerta, lasciando più spazio alle persone di esprimere i propri interessi o la propria personalità, potrebbe cambiare l’esperienza di molti».
Quali sono i rischi di affidare la propria autostima alla validazione digitale?
«Credo che essere scelti da altre persone possa essere molto gratificante per gli utenti. Gli effetti dipendono sicuramente dalla persona e dal ruolo che questa interazione ha. Per tante persone questa è una piccola cosa gratificante come può essere vedere tanti like sulla propria story di Instagram. Chiaro, dove già c’è un problema di bassa autostima, le dating App possono diventare uno spazio in cui trovare o non trovare conferme e questo può sicuramente essere dannoso».
Dalle risposte emerge una difficoltà crescente a impegnarsi in relazioni stabili, favorita dall’idea che possa esserci sempre «qualcuno di migliore» con cui connettersi.
«Le persone “portano” dentro le dating App molte delle loro caratteristiche che hanno già fuori. Schwartz, uno psicologo che si occupa della decision fatigue, cioè la difficoltà di prendere delle scelte, ha identificato un profilo di persone che chiama massimizzatori: coloro che cercano l’opzione migliore possibile in ogni contesto, incluso quello di un potenziale partner. Su una dating App, chi già ha questa tendenza trova pane per i suoi denti perché rifiutare le persone è questione di uno swipe e i profili sono tantissimi».
Come mai sembra si faccia fatica a riconoscere che dall’altra parte dello schermo c’è un altro essere umano?
«Parte di questo ha a che fare con il fatto che su un profilo di dating App “smontiamo” la persona in pezzi fondamentali che possono essere attraenti per la persona giusta, per esempio sappiamo se è andata all’università, dove lavora e se ha un cane. Le persone sono infinitamente più complesse, e su questa complessità si basano le poi le relazioni umane. Ciò non vuol dire che da un contatto iniziale non possa svilupparsi una relazione reale, ma dipende dalle motivazioni di entrambi i partner e poi le relazioni sono lavoro durissimo sia che ci si conosca su Tinder, sia a una conferenza».
Alla luce di questo scenario, che consiglio darebbe ai giovani per usare le dating App, senza perdere il valore dell’incontro nella vita reale?
«Aiuta molto sapere quali siano le dinamiche delle App, come la sproporzione di uomini presenti rispetto alle donne, perché l’alternativa è di introiettare la ragione per cui non si viene scelti o attribuirla ad altri utenti. È bene avere chiaro il tipo di relazione che si cerca e trovare un modo gentile per farla presente anche a un potenziale partner. Le persone sono su Tinder con molti tipi di relazione in mente, da occasionale a molto impegnata e spesso si creano fraintendimenti. E alla fine anche considerare che se un’App non funziona, potrebbe semplicemente essere il canale sbagliato e non segno di qualche incapacità o impossibilità di trovare una relazione».
L'intervista
Davide Enia riporta in scena «Italia-Brasile 3 a 2»: memoria, teatro e quella «coscienza collettiva felice» che oggi ci manca
di Jacopo Tomasi
Al teatro Zandonai di Rovereto lo spettacolo che consacrò l’attore e drammaturgo palermitano: tra calcio, lutti, identità e rito collettivo. «Sarà una festa per tutti»
In primo piano
In Trentino gli utenti psichiatrici sono aumentati del 70% in vent'anni. Il primario Claudio Agostini: «Siamo davanti a un fenomeno epocale»
di Donatello Baldo
Il direttore Dipartimento transmurale di Salute mentale dell’Asuit: «Non vediamo più solo persone che presentano sintomi da manuale. C'è un disagio diffuso»
L'intervista
Lara Naki Gutmann: «Se ho cominciato a pattinare, è stato grazie a Torino 2006. Ora sogno la medaglia»
di Angelo Zambotti
La pattinatrice roveretana racconta la gioia per il podio europeo a Sheffield, l’attesa dei Giochi di casa e il percorso di allenamento intenso che la prepara alla competizione individuale a Milano Cortina 2026