L'intervista
venerdì 23 Gennaio, 2026
Omar Pedrini: «La nostra maledizione è dimenticare. Torno dopo il coma col teatro, per il rock c’è da aspettare»
di Luca Galoppini
A Trento per Living Memory, l’ex Timoria riflette su memoria storica, presente e responsabilità delle nuove generazioni: «Senza radici non c’è futuro»
Quello che è accaduto ottanta anni fa all’interno del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau rappresenta uno dei momenti più drammatici della storia del genere umano, nonché una delle massime dimostrazioni di quanto possa essere crudele la nostra specie, in una delle operazioni di sterminio di massa più catastrofiche del pianeta. Quanto accaduto durante la Seconda Guerra Mondiale non deve essere mai dimenticato ed è giusto che si ricordino le atrocità avvenute in quegli anni, per insegnare ai ragazzi di oggi che tutto ciò non dovrà mai più accadere. È con questo scopo che l’associazione Terra del Fuoco Trentino – in collaborazione con il Museo di Auschwitz-Birkenau, la Fondazione Museo storico del Trentino, il Lims dell’Università di Trento e la Federazione della Cooperazione – organizza ogni anno Living Memory, un festival di quindici giorni dove, attraverso conferenze e dibattiti, si affronta il tema della memoria. Uno dei mezzi più potenti con cui si stimola maggiormente la memoria è la musica, e per questo motivo, uno dei più grandi musicisti italiani, Omar Pedrini, è entrato a far parte della rassegna Living Memory. L’ex Timoria si esibirà alla sala inCooperazione di Trento domani alle 20.30, con l’anteprima nazionale dello spettacolo «Canzoni sul saper vivere, ad uso delle nuove generazioni». Il giorno successivo, lunedì alle 11, sempre alla sala inCooperazione, sarà poi protagonista del talk sul tema del «saper vivere» nella contemporaneità e come questi suggerimenti intergenerazionali possano essere utilizzati dai giovani, in dialogo con il giornalista Gabriele Stanga.
Pedrini, innanzitutto le chiediamo come sta, considerando i vari interventi a cui si è sottoposto recentemente. È pronto per tornare a suonare?
«Questo concerto è sicuramente un passo importante, specialmente dopo l’ultima operazione, con l’imprevisto che mi ha tenuto in coma cinque giorni. Ringraziando la scienza e il buon Dio, alla fine dopo undici mesi ho potuto già riprogrammare questa tournée. Non è rock, per quello c’è ancora da aspettare, ma sarà teatro-canzone, che è il mio piano b da sempre, perché posso portare i miei autori preferiti, come le poesie di Ferlinghetti che porterò sul palco nella sezione “America” di questa lezione-musicale che farò a Trento, la vera data zero del prossimo tour. Ma data zero non come si dice di solito, sperimenteremo proprio sul momento, vedremo cosa andrà bene e cosa ci sarà da correggere, e sotto questo punto di vista il pubblico di Trento ci dovrà dare una bella mano, ho bisogno di tastare la loro reazione. Mescoleremo fotografie, arte, canzoni, poesia, emozioni, cercherò di mostrare come interpreto l’arte dalla mia esperienza ormai più che trentennale».
Sarà un modo per assistere alla sua versione di artista a tutto tondo, l’Omar musicista, l’Omar sperimentatore, letterato… magari anche l’Omar provocatore.
«Assolutamente sì, specialmente quando mi chiedono dell’intelligenza artificiale. E ne parlerò sul palco. Io dico “ben venga l’AI nella musica”, perché non è possibile che, come al festival di Sanremo per esempio, certe canzoni vengano scritte da sei artisti diversi. Di chi è l’emozione, da dove nasce l’urgenza? Allora ben venga davvero l’AI, sperando che possa fare pulizia di questi mestieranti che inquinano il mondo sacro della canzone italiana. Insomma, parleremo davvero di tantissime cose domenica sera».
A proposito del suo nuovo spettacolo, ha per l’appunto scelto Trento per presentare in esclusiva nazionale «Canzoni sul saper vivere, ad uso delle nuove generazioni», che farà tappa nei principali teatri italiani. Perché proprio Trento?
«Perché Trento è un po’ da sempre la mia città, la amo molto, con le sue università e culturalmente è fantastica. Inoltre la famiglia di mio cognato vive a Pergine-Valsugana, dove si respira, si mangia e si beve benissimo. Poi mio papà è cresciuto a Riva del Garda e nella mia biografia ho parlato della Val di Ledro, dove i miei zii si sposarono e di quel posto e di quel giorno ho un ricordo bellissimo».
Per altro, il suo spettacolo s’inserisce nella serie di eventi di Living Memory, il festival della memoria di Trento. Un appuntamento importante, che tocca un argomento drammatico, delicato, ma che non deve mai essere dimenticato. Che rapporto ha lei, personalmente, con il tema della memoria? E che ruolo può avere, secondo lei, la musica nel tenere viva la memoria collettiva?
«È proprio per questo che ho accettato subito l’invito e ne sono davvero lusingato. C’è una canzone di un disco dei Timoria recuperata da “Excalibur”, in cui Merlino ammonisce gli uomini, dicendo che la loro maledizione è quella di dimenticare. Questa è la chiave di Living Memory, perché se oggi abbiamo la pace lo dobbiamo a chi ha dato la vita in passato. Un popolo senza radici non ha frutti, non ha rami, e noi europei dovremmo rivendicare le nostre radici, ripartendo anche dai poemi omerici, se necessario. Siamo uomini, quelli raccontati da Virgilio, del viaggio di Ulisse, finché saremo fatti di carne e di ossa. Non dobbiamo perdere l’umanità, non dobbiamo dimenticare, voglio dimostrare a mia figlia che le migliaia di libri in casa mia sono ancora un bene prezioso e vorrei che un giorno le conservasse come tale».
Parlando invece della sua carriera, di recente ha rivisitato la grande hit dei Timoria «Sole spento», in collaborazione con il rapper Giovanni «Justice» Placido. Perché ha deciso di rispolverare in una versione rap questo brano?
«L’ho fatto perché amo che le mie canzoni vengano reinterpretate e “Sole Spento” è una delle canzoni più belle e suonate, secondo i dati Siae. Inoltre, questi sono i giorni del venticinquennale e sto scoprendo tantissime nuove versioni, tra cui una fatta in stile rap da ragazzi del Salento, che sono veramente bravi. Tempo fa ho pubblicato anche un live a Lucca dove presentavo un fumetto, che porterò anche a Trento, e con me sul palco c’erano Filippo Graziani, Cristina Scabbia, Frankie hi-nrg mc e altri. È stato bello perché sono stati loro a scegliere le canzoni dei Timoria da suonare e credo si debba tornare a fare così, a suonare insieme, ad annusarsi».
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