Il caso

mercoledì 21 Gennaio, 2026

Inquadramenti sbagliati e stipendi bassi: protesta in val di Non dei lavoratori del Crm

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I 17 dipendenti della cooperativa «Il Lavoro» chiedono il giusto inquadramento. Ieri sit-in davanti alla Comunità di valle

«La Comunità di Valle si faccia carico delle condizioni di lavoro e della retribuzione ingiusta di questi lavoratori. Sono a tutti gli effetti cittadini della Val di Non. Perché devono avere meno diritti?». L’appello arriva a gran voce da Luigi Bozzato, segretario provinciale della Filcams Cgil, e da Alberto Bellini, segretario della FP (Funzione Pubblica) del Trentino.

Ieri mattina, per due ore, davanti alla sede della Comunità di Valle della Val di Non, a Cles, una quindicina sui 17 lavoratori della Cooperativa «Il Lavoro», addetti ai 20 Crm di zona – i Centri raccolta materiali della Valle, su appalto della Comunità – sono scesi in piazza per protestare. Un presidio controllato da una pattuglia di carabinieri, con annessa assemblea sindacale. C’è il timore che la battaglia dei lavoratori per i propri diritti possa innescare possibili ritorsioni, mobbing e un inasprimento dei rapporti di lavoro con la parte datoriale, finora tutto sommato buoni.

La vicenda affonda le proprie radici nel luglio scorso. Dopo anni di gestione da parte del Progettone, l’appalto della Comunità di Valle per i Crm della Val di Non (17 sedi) è stato vinto dalla Cooperativa «Il Lavoro». Il contratto applicato è il multiservizi, ma lavoratori e sindacati fanno notare che la loro attività non è di mera custodia, bensì di gestione, cernita e rendicontazione dei rifiuti. «Dovrebbero essere inquadrati come operai comuni e non come custodi», spiega Luigi Bozzato, segretario Filcams Cgil. In busta paga la differenza è di 450 euro lordi al mese, pari a circa il 30% in più della retribuzione.

«Lo scorso primo ottobre abbiamo parlato con il presidente della Comunità, Martin Slaifer Ziller – spiega Alberto Bellini, segretario generale FP Cgil – e il 3 dicembre abbiamo incontrato la cooperativa a Revò, nella loro sede. Abbiamo ricevuto rassicurazioni, ma nulla è cambiato. Siamo pronti all’azione giudiziaria, se non ci saranno sviluppi a breve».

Carla Tatti, funzionaria sindacale della Filcams, aggiunge l’altro nodo del contendere: «Gli appalti spezzettati non aiutano. Questi lavoratori non hanno abbigliamento e scarpe antinfortunistiche, non hanno acqua nei bagni presso i Crm, lavorano in piazzali male asfaltati e si pagano di tasca propria i trasferimenti lavorativi tra un Crm e l’altro, svolti con auto privata».