La lanterna magica
mercoledì 14 Gennaio, 2026
«Buen Camino» trascinato dai buoni sentimenti, il nuovo Avatar e la versione restaurata di «Qualcuno volò sul nido del cucuolo». I film della settimana nei cinema trentini
di Michele Bellio
Il film di Zalone è una boccata di ossigeno per le sale... ma in passato Checco aveva fatto di meglio
AVATAR – FUOCO E CENERE
(Avatar: Fire and Ash, USA 2025, 197 min.) Regia di James Cameron, con Sam Worthington, Zoe Saldana, Oona Chaplin, Stephen Lang
Il terzo capitolo della straordinaria saga fantascientifica creata da James Cameron e ambientata sull’immaginario pianeta Pandora è di fatto la continuazione del secondo film, «La via dell’acqua», con il quale costituisce un dittico inscindibile, tanto che i due episodi sono stati concepiti e girati contemporaneamente. Questo forse il primo ostacolo cui si sono trovati davanti gli spettatori neofiti dell’universo cameroniano (gli incassi, sempre straordinari, hanno finora registrato una sensibile flessione rispetto ai record precedenti), alle prese con un tripudio tecnico la cui narrazione volutamente elementare si dipana lungo una durata di oltre tre ore, faticando a coinvolgere lo spettatore che non sia già edotto circa le dinamiche che riguardano l’universo di Pandora e le vicende famigliari dei Na’vi di Jack Sully. Per tutti coloro che invece amano la monumentale opera visiva, sonora e immersiva creata dal grande regista canadese, questo terzo capitolo è un ulteriore salto nel futuro, con un uso della tecnologia che lascia a bocca aperta e che per molti colleghi di Cameron richiederà anni per essere padroneggiata con altrettanta maestria. Mantenendo fede alla sua idea di dinamiche narrative care al western classico, Cameron mette in scena uno scontro fra il Bene e il Male che rispecchia coraggiosamente la contemporaneità e invita lo spettatore a schierarsi senza alcun dubbio morale dalla parte dei buoni, dando vita nell’ultima ora ad una battaglia epica e spettacolare che esalta lo spettatore e si schiera esplicitamente dalla parte degli oppressi. Ad uno sguardo superficiale può apparire che l’evoluzione dei personaggi sia piuttosto meccanica, ma la forza archetipica dei caratteri, la consequenzialità delle azioni, la potenza morale delle scelte (cosa non da poco in quello che di fatto è un film di guerra) e la capacità di generare epica in tal senso creano un’opera potentissima, che non ha eguali nel cinema contemporaneo e che segnerà la via per molti film futuri. In aggiunta a tutto ciò, con la straordinaria Varang, sacerdotessa del fuoco interpretata da Oona Chaplin, che entra in scena con un agguato in cui spinge i suoi seguaci all’attacco kamikaze, Cameron regala all’immaginario collettivo uno dei più bei villain degli ultimi anni e in numerose altre scene (dall’incredibile sequenza della sostanza allucinogena, al mistico consiglio dei colossali tulkun, fino alle sequenze a diretto contatto con la divinità Eywa) conferma una fantasia, un talento visivo ed un’abilità tecnica e di ricerca fuori dal comune. Da vedere rigorosamente su grande schermo, prediligendo ove possibile la versione 3D nella quale il film è concepito. Cinema pensato per il cinema, basti pensare a questo per comprenderne la grandezza.
BUEN CAMINO
(Italia 2025, 90 min.) Regia di Gennaro Nunziante, con Checco Zalone (Luca Medici), Letizia Arnò
Mentre scriviamo queste righe «Buen Camino» è già diventato il più grande incasso della storia del cinema italiano (oltre 65 milioni di euro), avendo Checco Zalone battuto se stesso e il precedente «Quo Vado?» (2016), sempre firmato da Nunziante. In mezzo ai due film c’è stata la parentesi di «Tolo Tolo» (2020), esordio alla regia di Zalone, più raffinato, ambizioso, cattivo e complesso di altri lavori che lo vedevano protagonista e pertanto destinato ad un minor favore da parte del pubblico (che comunque lo portò allo stupefacente risultato di oltre 46 milioni di euro). Perché è importante parlare di questi numeri quando ci si confronta con il cinema di Luca Medici? Perché a parte riconoscergli la capacità assolutamente unica di trascinare in sala milioni di spettatori (aspetto positivo in molte forme per un sistema cinema che dai tempi del COVID boccheggia sempre più), bisogna tenere conto del fatto che ormai più che con un attore/autore abbiamo a che fare con un format, adeguatamente studiato per compiacere il proprio pubblico ed estremamente efficace nel conseguire il proprio scopo. Per quanto i suoi film siano mediamente più intelligenti, irriverenti ed acuti di molte produzioni di casa nostra e il personaggio di Checco Zalone sia diventato negli anni un’interessante maschera italica, da affrontare se si vuole approfondire la rappresentazione dell’italiano medio, va comunque detto che, cinematograficamente parlando, spesso si tratta di film assolutamente nulli, sorretti esclusivamente dalla dirompente simpatia del protagonista e da alcune felici trovate di sceneggiatura. In tal senso, a titolo personale, il suo film che ancora oggi mi fa più ridere è «Che bella giornata» (2011), parodia che affronta addirittura il terrorismo di matrice islamica, dando vita a situazioni paradossali nelle quali oltre al protagonista brillano adeguatamente anche i preziosi comprimari (Tullio Solenghi, Rocco Papaleo, Ivano Marescotti…), creando un efficace substrato da commedia che supporta ritmo e narrazione fino all’ovvia conclusione. «Buen Camino» non ha purtroppo tutto questo e sotto il profilo ritmico e di coraggio nei temi affrontati paga più di una volta pegno, facendo talvolta percepire come più lunghi i 90 minuti esatti della sua durata. Questo avviene anche perché il protagonista (un egocentrico miliardario figlio di papà che non ha mai lavorato in vita sua) è difficilmente identificabile con lo spettatore comune e la sua evoluzione nell’arco del film appare eccessivamente veloce e poco credibile. Mancano poi le situazioni corrosive ed esilaranti che avevano fatto la forza dei film precedenti, qui ridotte ad un paio di battute (quella su Gaza, la gag sulla ragazza sovrappeso), che sono efficaci in quanto fuori da una generale sensazione di politically correct. In definitiva, si tratta di un film perfettamente congeniato per piacere ad un pubblico il più vasto possibile, senza possibilmente offendere nessuno. Il risultato indubbiamente ha pagato e con sorpresa il pubblico ha spesso spontaneamente applaudito al termine della proiezione, segno che Zalone ha compreso ancora una volta ciò di cui la gente aveva bisogno in questo momento. Un brutto segnale per il cinema? In realtà il problema non è che la gente vada a vedere Checco Zalone, che fa il suo lavoro e a quanto pare lo fa bene, il problema è che non ci sia la volontà di andare a vedere tutto il resto. A cosa questo sia imputabile è difficile riassumerlo in poche righe. «Buen Camino» esce a Natale e si porta dietro un carico di buoni sentimenti, simpatiche situazioni, qualche bella cartolina turistica, uno spot per la prevenzione medica e un geniale videoclip finale. Per chi sogna un’ora e mezza di evasione dai cupi pensieri della quotidianità è probabilmente la cura migliore offerta da questi tempi difficili.
EVENTO SPECIALE – VERSIONE RESTAURATA IN 4K
QUALCUNO VOLÒ SUL NIDO DEL CUCULO
(One Flew Over the Cuckoo’s Nest, USA 1975, 133 min.) Regia di Miloš Forman, con Jack Nicholson, Louise Fletcher, Danny De Vito
Dopo aver compiuto cinquant’anni dalla sua uscita, torna in sala in versione restaurata uno dei grandi capolavori del cinema degli anni Settanta, tratto dall’omonimo romanzo di Ken Kesey. Ambientato nel 1963, nell’ospedale psichiatrico di Salem, il film ha per protagonista Randall McMurphy, un uomo arrestato per aver fatto sesso con una quindicenne, che ha simulato l’infermità mentale per evitare una condanna esemplare. Purtroppo per lui, la vita dei pazienti dell’ospedale è tutt’altro che rosea e in particolare la sadica capoinfermiera Ratched sembra godere particolarmente nel creare disagio ai propri pazienti. McMurphy è un ribelle per natura e cercherà in tutti i modi di spingere i suoi compagni di sventura a far sentire la propria voce e ad esprimere il proprio disagio, e anche se il sistema troverà il modo di frenare la sua rivoluzione, forse non tutto sarà perduto. Coraggioso, esaltante, potente, commovente: la carica esplosiva del protagonista invade le geometrie immacolate dell’ospedale psichiatrico e mette di fronte lo spettatore a temi come la dignità, il rispetto, l’umanità. Prima di allora nessun film aveva affrontato questo contesto direttamente, la denuncia delle discriminazioni nei confronti dei pazienti psichiatrici suona ancora oggi attuale e potente, nonostante il sistema sia per fortuna radicalmente cambiato. Un film poetico, indimenticabile e toccante, che merita di essere visto e rivisto. Lo straordinario risultato lo portò a vincere i 5 Oscar più importanti: film, regia, attore, attrice e sceneggiatura, risultato condiviso con soli altri due film nella storia. Un modello di scrittura, regia e recitazione, da apprezzare ancora una volta come merita.
STREAMING – PERLE DA RECUPERARE
ODIO L’ESTATE
DISPONIBILE SU AMAZON PRIME VIDEO
(Italia 2020, 106 min.) Regia di Massimo Venier, con Aldo, Giovanni e Giacomo
In queste settimane natalizie si è sentita un po’ la mancanza del trio comico preferito dagli italiani, sopperita solo in parte dal pregevole documentario «Attitudini: nessuna» di Sophie Chiarello, che racconta ironicamente ma con intelligenza le origini del loro sodalizio umano e artistico. Aldo, Giovanni e Giacomo fanno parte del nostro cinema fin dal loro amato esordio, «Tre uomini e una gamba», datato 1997. Nell’arco di una carriera ormai trentennale, i grandi successi si sono alternati alle delusioni, gli esiti artistici più ambiziosi («Chiedimi se sono felice», 2000) ai flop più clamorosi («Fuga da Reuma Park», 2016). Fino a quando nel 2020 il trio si è affidato nuovamente alle mani di Massimo Venier, regista che li aveva affiancati durante i primi grandi successi. Il risultato, molto apprezzato dal pubblico, ha la forma di una commedia perfettamente strutturata sulle corde umoristiche del trio, che questa volta può contare anche su tre bravissime coprotagoniste femminili. Il meccanismo delle gag è semplice ma efficace, i personaggi sono riconoscibili nelle qualità care ai protagonisti ed instaurano da subito una relazione col pubblico, il sorriso si alterna alla commozione senza suonare forzato ed il risultato è gradevole anche per chi normalmente non si trova in sintonia con l’umorismo tipico dei tre interpreti. In questi giorni freddi, una commedia di ambientazione estiva può essere una valida alternativa. Ed è anche l’occasione per comprendere come una struttura semplice ma adeguata permetta di valorizzare al meglio le qualità degli interpreti, sfruttando una scrittura pensata per essere sostanzialmente al loro servizio.
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